Luciano Funetta – Dalle rovine. Candidato al Premio Strega 2016. Presentato da Lorenzo Pavolini e Luca Ricci

Non capita spesso che il libro di un esordiente finisca nella dozzina del Premio Strega, tanto meno se pubblicato da una casa editrice indipendente, ma del resto è ancor più inusuale leggere una prima opera italiana che si muova tra pornografia, rettili e snuff movie.
Difficile raccontare Dalle rovine di Luciano Funetta (Tenué) limitandosi alla trama; certo, ci sono dei fatti – una città immaginaria cupa e terminale chiamata Fortezza, un protagonista, Rivera, che alleva serpenti, il produttore Jack Birmania che ha fatto del porno un’opera d’arte e il pittoresco sottobosco che gli gira intorno. Ma tutto quello che accade in questo libro, che in mancanza di un termine migliore potremmo definire noir, tutto quello che ci viene mostrato e ci avvince con prepotenza, è come un binocolo fuori fuoco che avvicinandosi alla realtà la allontana sempre di più, finché non ci resta l’impressione di aver solo intravisto con la coda dell’occhio la verità.

Il rapporto di Rivera con i suoi serpenti, con cui si accoppia come una divinità, trascende il caro vecchio binomio di sesso e morte per invadere il territorio del sacro, così come il misterioso manoscritto di Alexandre Tapia dal delirio di uno scrittore che sogna di realizzare uno snuff movie diventa il tentativo del demiurgo d’abbattere le barriere tra oggettività e immaginario.
Leggere Dalle rovine è inabissarsi in una spirale dove sono proprio i confini della realtà a cedere: chi è il “noi” invisibile che tallona Rivera e ci racconta la sua storia? Sono i fantasmi di una violenza passata, sono lo spirito dei suoi rettili o siamo noi stessi che leggiamo?
E cos’è la cavalcata di centinaia di comete che attraversa il cielo la notte in cui muore Birmania: la prova generale della fine dell’umanità o la constatazione che quello che c’era di umano è già morto da tempo e resta un’esperienza puramente residuale?

Sì perché il poco d’umano che Rivera riesce ad esperire quando abbandona il mondo puro dei serpenti per tornare tra i suoi simili arriva dai residui, gli emarginati che vivono ai bordi della società, uomini e donne come lui ossessionati da un’idea: dal male, dalla violenza, dall’oscenità come unica strada dove sopravviva uno scampolo di significato.
Come i Detective selvaggi anche Rivera va alla ricerca di una chimera, ma Funetta a differenza di Bolaño ci lascia con una sensazione di incompiutezza addosso, come se quella messa a fuoco un po’ difettosa si fosse frapposta tra noi e la storia, abbandonandoci sul più bello, mentre sospesi sul bordo dell’abisso aspettavamo solo la spinta finale per precipitare fino in fondo.
Dalle rovine, edito da tunuè.

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