Per puro caso (o forse no??), per la seconda settimana di fila, andiamo in gita in un luogo mefistofelico, dove c’entra l’inferno almeno dal nome, ma, perché no, anche dall’aspetto.

Dritti in Turkmenistan, dritti nella Porta dell’Inferno.

La Porta dell’Inferno è un cratere nel deserto del Karakum, nei pressi del villaggio di Derweze. Questo grande buco ha un diametro di 60-70 m ed una profondità di circa 20 m. Da lontano, nella notte, lo si vede bruciare da chilometri di distanza. L’atmosfera non può che essere che misteriosa, un mix tra un panorama sublime, come quello che fantasticavano i romantici, e il terrifico.

© Tormod Sandtorv

© Tormod Sandtorv

cratere-inferno

Ma chi è? Che cos’è? Come si è formata questa porta verso l’inferno, verso il centro della terra?

© Tormod Sandtorv

© Tormod Sandtorv

Si narrano storie diverse sulla nascita di questo cratere. La più conosciuta e gettonata è che nel 1971 dei geologi sovietici alla ricerca di petrolio abbiano bucato la superficie: ma sotto niente petrolio, bensì una caverna piena di gas naturale, il cui tetto, crollando, si è portato con sé terreno, piattaforma di perforazione e attrezzature. A quel punto, cercando di ovviare al problema legato alla continua fuoriuscita di gas potenzialmente pericolosi (vedi metano), gli scienziati hanno deciso di dare fuoco a questi gas e attenderne l’esaurimento. Che non è ancora avvenuto. Sono passati 45 anni e tutto è ancora lì, a bruciare e bruciare ancora. La zona, oltre dal colore arancione, è chiaramente caratterizzata da un forte odore solforoso, il tipico odore della presenza del diavolo.

© Jan Chipchase

© Jan Chipchase

Il turismo non è ancora molto sviluppato, vi basta guidare nel deserto, fino ai confini della Porta. Parcheggiare e sporgervi, per ammirare la viscere dell’Inferno. Sarete da soli e attorno niente, se non voi e il cratere. Che ne dite? Si parte?