I Furo Chic sono l’ingegnosa idea di Alessandro Vannicelli, l’autore di Schisciando, blog interamente dedicato al buon cibo fatto in casa e a pranzi e merende al sacco, e Altriluoghi, azienda italiana d’abbigliamento che ha fatto della “naturalità” la sua missione, producendo capi di cotone biologico stampato con colori naturali. Nascono come porta schiscetta, ma diventano, all’occorrenza, tovaglie, porta tablet, libri o pochette. L’ispirazione viene dai fukushiki giapponesi, fazzoletti utilizzati per tenere al caldo e trasportare i bento con il pranzo, ma la realizzazione e lo sviluppo dell’idea sono tutte italiane. Sono un pezzo di casa da portare con sé ovunque, a lavoro, ma anche in viaggio, e della casa conservano il sapore e i profumi. Considerateli come una versione aggiornata e moderna della tovaglia della domenica, con un tocco di design, moda, ma di cotone e colori naturali come le tovaglie anni ’50.

Furo-chic-altriluoghi

Furo chic all’Arrabbiata

È Alessandro stesso a raccontare i dettagli del progetto, una scommessa per mostrare la marcia in più dell’artigianalità italiana, nel caso ce ne fosse ancora bisogno.

Alessandro Vannicelli blogger di Schisciando

Alessandro Vannicelli

Cosebelle: I Furo Chic sono la sintesi di artigianalità, creatività e cibo, cose belle tutte italiane, con una spruzzata di inventiva giapponese. Come e quando è nata l’idea?

Alessandro: Ho incontrato Fabrizio Castellazzo, founder di Altriluoghi, 1 anno e mezzo fa, quasi virtualmente, i nostri progetti erano sulle pagine della stessa rivista. Ho subito pensato che il mio blog e la sua azienda, condividessero gli stessi semplici ingredienti, solo che Altriluoghi li impiega per i propri colori vegetali. Durante la pausa pranzo con le mie colleghe e le mie amiche, osservavo cosa utilizzassero per portarsi la schiscetta, oltre al contenitore si intende: sacchetti di carta, se non di plastica, di marchi vari ed eventuali, quasi a nascondere il fatto che si portassero il pranzo da casa. Ho pensato a qualcosa di diverso, un prodotto funzionale e versatile, che permettesse quindi di unire la portabilità di un oggetto di tutti i giorni come il contenitore della pausa pranzo, con l’estetica di un complemento di abbigliamento e quindi accessorio per la routine di una donna, da portare e abbinare a dei look casual ma di stile.
Sono sempre stato affascinato dal Giappone, le sue usanze e i suoi riti. Così ho scoperto l’utilizzo dei fukushiki, i loro foulard in seta, usati non solo per portarsi il Bento, ma anche come oggetto di bellezza quotidiano. Ho voluto riportare questa versatilità nel Furo Chic di Schisciando che all’occorrenza può diventare una borsetta, una pochette, un contenitore per tablet e libri ma soprattutto una tovaglia personalizzata per tutti i pranzi in ufficio e, perché no, per un Pic-Nic.

Hai scelto di collaborare con Altriluoghi e, quindi, realizzare un prodotto rigorosamente made in Italy, di cotone biologico e tinto con colori naturali. Quanto è importante questa attenzione ai dettagli, in generale, e al “naturale” nello specifico?
Fondamentale direi. C’è tanta tuffa in giro, prodotti di scarsa qualità con intorno tanto marketing e poca sostanza. La collaborazione con Altriluoghi nasce dalla volontà di creare un prodotto che, oltre ad avere le caratteristiche che vi ho descritto nella domanda precedente, fosse anche attento all’ambiente, certificato BIO, completamente naturale e che in qualche modo incarnasse i valori che hanno fatto grande l’Italia nel mondo: la creatività, l’artigianalità e il cibo.
Abbiamo sviluppato il tema della pasta: “pop-olare” e italiana. Ma la pasta non tinge! 🙂 Allora abbiamo scelto di rappresentare il sugo: così sono nati Arrabbiata e Pesto, i condimenti dei due modelli di Furo Chic proposti.
Furo Chic celebra la manualità e saper fare italiano in ogni fase della produzione (tutta manuale, 5 passaggi dal filato, alla colorazione e confezione) senza lasciare nulla al caso, se non l’evolversi della colorazione: i prodotti sono “vivi”, cambiano sfumature con il tempo e conservano il profumo del vegetale con il quale sono stampati.    

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Furo Chic all’Arrabbiata

Dicci la verità: qual è l’aspetto dei Furo Chic che preferisci? Quello moda e design o il più casalingo, quello che profuma di casa e di cose buone?
Parlare dei propri “figli” è sempre difficile. Dare quindi una preferenza, anche in questo caso, è difficoltoso ma proverò a dare una risposta. Mi piace pensare che il cibo sia oramai diventato di moda ma non nella accezione “negativa” che spesso leggo su tabloid e rete. Quello tra cibo e moda è un legame sempre più stretto. A tutti i livelli. Primo, per il ruolo di entrambi nella cultura popolare: “nutrirsi” e “coprirsi”, oggi più che mai diventano una questione di stile e di comunicazione. La moda è affascinata dal cibo: le griffe si legano ai nomi dell’alta cucina in un matrimonio fruttuoso celebrato al ristorante. Il cibo si ispira alla moda guardando in modo sempre più attento alla presentazione del piatto. Lo chef è diventato la nuova rockstar. Mangiare e scoprire nuove tendenze e riscoprirne di vecchie in una chiave moderna. Ecco, forse il Furo Chic vorrei si collocasse in questa nicchia, qualche cosa che sa di retrò e casalingo, come i panieri di lino che le nonne utilizzavano per portare il pane caldo, e di nuovo, perché legato ai nuovi riti di consumo della schiscetta, con un attenzione sempre più consapevole a cosa ci portiamo per pranzo.

Confidaci un segreto: una cosa sulla cucina che ti ha insegnato la tua esperienza con Schisciando.
Mi ha insegnato le basi della cucina per applicarli a un modello più creativo e a portata di schiscia. Sono partito (da zero) 8 anni fa da un libro di ricette per imparare a fare le uova, agli oltre 150 libri di cucina odierni (li ho anche impilati sul comodino del letto ahahah). Ho ancora oggi fame di scoprire, provare nuovi sapori, viaggiare e scoprire nuove modalità di consumo nella schiscia nel mondo. Mi ha insegnato ad avere sempre fame.

Io vivo a Bari e quindi non poteva saltare all’occhio nella tua bio “Milanese con radici pugliesi”. Quanto ritorna la Puglia nella tua cucina “prêt-à-porter”? E per chiudere la nostra domanda di rito: una Cosabella per te?
La Puglia torna sempre. Come Proust e le sue madeleine, le mie origini materne le porto nel cuore. Da lei (mia mamma) ho imparato l’importanza dei dettagli, la cura con cui ogni ingrediente va scelto e dosato, da mio padre, da sempre “padrone” della cucina di casa dei miei genitori, il gusto di osare per sorprendere. È sostanzialmente a loro che mi rifaccio quando mi metto ai fornelli. Ricerco i sapori a cui non ho mai rinunciato, quella della mia infanzia, per questo ho deciso di portarmeli anche in ufficio. In questo, lo ammetto, sono un po’ choosy. Tra le altre cose sto lavorando ad un progetto pugliese su Milano, ma è troppo presto per parlarne ora 🙂
Una cosa bella per me? Le mie 2 figlie, nate da poco e Laura. Sono tre cose ma sono tutto ciò che di bello ho in questo periodo meraviglioso di vita.