Una disperata Marion Cotillard nell’etica al lavoro secondo i fratelli Dardenne.

Il cinema di Jean-Pierre e Luc Dardenne è un cinema per voyeur, nel senso che si spia la realtà con un certo imbarazzo senza che la cinepresa si ponga come filtro, infrastruttura nobilitante, barriera. La cinepresa è l’occhio, il nostro, che segue i personaggi nella loro lotta quotidiana. Una lotta che è sempre volta alla sopravvivenza sebbene non ci si ritrovi mai nella giungla o tra i ghiacci, bensì spesso per strada, in periferia, tra i palazzi.

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La sopravvivenza consiste anche nel tentativo disperato di una giovane madre, Sandra – interpretata da Marion Cotillard – di riottenere il proprio posto di lavoro, perduto a causa della depressione. Ben presto ci si accorge che sarebbe molto più semplice convincere una tigre a rinunciare al proprio pasto, che un essere umano ai propri soldi, specie se questi costituiscono un bonus che andrebbe perso nel momento in cui la lavoratrice in questione fosse riassunta.

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Bisogna votare. Con Sandra o contro Sandra. Sandra che ha due giorni e una notte per convincere la maggioranza a cambiare opinione. Sandra che si riempie di Xanax e stordita bussa alla porte, come una mendicante, per chiedere pietà. Noi la spiamo, ad inquadratura stretta, ne osserviamo le spalle contratte, gli occhi gonfi di pianto, il naso che cola. E sembra di guardare la via crucis, ogni portone una stazione, la croce sempre più pesante, le persone che si rivelano per quello che sono.

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Due giorni e una notte tra quelli che i mille euro non li possono perdere nemmeno per un ideale. Due giorni e una notte, mors tua vita mea. L’umiliazione e la vergogna, la speranza e la resa. Ogni voto a favore accende un lumino, come se ci sia ancora da sperare che l’umanità si salvi, ogni voto contrario è un fallimento per la comunità intera. La parola ai giurati ai tempi del precariato e che cosa vuol dire oggi “lavoro” due giorni dopo il Primo Maggio.

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Questo è un film necessario, da guardare se si ha il coraggio, per capire che cosa avremmo fatto noi, poveracci tra i poveracci, precari tra i precari. Se avremmo votato a favore o contro Sandra. Nulla concede lo sguardo atroce dei Dardenne alla didascalia o al romanzo, solo la verità, per quanto cruda possa sembrare, con la luce del giorno e le serrande alzate, su un futuro tragico dove ci si cannibalizza gli uni con gli altri, per arrivare a domani.

Il lavoro nobilita l’uomo, forse sono solo parole, oramai.