L’Universale è una sala cinematografica storica dell’Oltrarno fiorentino -al Pignone subito fuori Porta San Frediano- che negli anni cambia e si trasforma per rincorrere le mutazioni della società e degli spettatori. Dai grandi colossal hollywoodiani girati a Cinecittà fino a Akira Kurosawa e il neorealismo italiano.

Nel mezzo c’è tutto quello che è successo in Italia, e a Firenze, fra l’inizio degli anni ’70 e la fine degli anni ’80. Ci sono le contestazioni, PCI e lotta armata, c’è la musica e le prime radio libere, il cinema impegnato, le rokkoteche (con le K), ci sono gli acidi, le comuni, scappare a Londra perché “è lì che succedono le cose”, e poi c’è l’eroina.

A L’Universale il vero spettacolo non era il film, ma il pubblico

La grandezza di questo film sta nel mantenere nel racconto lo stesso spirito che si respirava in quella sala, e ciò che gira intorno a L’Universale non può che avere la battuta -a volte amara, spesso sessista- sempre pronta.

Federico Micali è il regista e prima del lungometraggio aveva dedicato alla sala d’Oltrarno un documentario: Cinema Universale d’Essai. Il suo impegno nel raccontare la storia e la leggenda de L’Universale è totale, una dedizione e un amore che si intravede in ogni fotogramma. La prima del documentario a Firenze -qualche anno fa- riportò tutti attraverso le immagini in quella sala, anche quelli che non c’erano mai stati (basta vedere i primi 2.11 minuti del documentario per capire cosa ha significato quel cinema per un’intera generazione). Quel giorno la metà degli spettatori aveva i capelli bianchi e le rughe ai lati della bocca, ma le grida e le risate in sala erano quelle, le stesse.

l'universale-il-film-firenze-francesco-turbanti-robin-mugnaini

Questo non è un documentario, ma un film a tutti gli effetti

Il cinema dove l’ho visto è a Roma, nella via dove si trovava il bar della banda della Magliana, e anche se tutti in sala si godevano il film, nessuno ha commentato gridando. Io lo stavo per fare, ma sono stata fermata.

Siamo di fronte a un film che ama Firenze e fa amare Firenze e i fiorentini. E siamo davanti ad alcuni attori di cui speri di vedere presto in qualcosa di nuovo.

C’è una scena che racconta da sola il sapore di questo film, ed è quella dell’auto fuori dalla Rokkoteca Brighton (altro posto storico di Firenze, dove nella realtà e nella finzione suonano dei giovanissimi Litfiba). In pochi minuti lo spettatore vive un momento di tensione in salita, ma la bravura, l’eccezionale bravura di Francesco Turbanti-Tommaso, riporta tutto al suo posto.

Qui non ci sono eroi. L’Universale racconta storie normali, comuni, con una delicatezza che carica di bellezza il racconto.

Bravo Claudio Bigagli, che porta la sua grande esperienza nella pellicola, eccezionale Maurizio Lombardi da cui ti aspetti tanto ad ogni scena -e non delude- e poi c’è Francesco Turbanti che riesce a tenere fra le mani il film e a stringerlo fino alla fine, senza farlo scappare mai.

È una pellicola che è in grado di fare una cosa speciale per Firenze e il suo passato: non guarda indietro con inutile nostalgia ma celebra col sorriso sulle labbra. E poi fa piangere -sì, io ho pianto- nella piccola/lenta/immaginata marcia verso Santo Spirito. Perché bisogna scendere in piazza, almeno una volta, per concedere un ultimo degno ricordo a un posto che ha fatto storia, e alle persone che l’hanno animato. L’Universale non ha avuto questo privilegio. Federico Micali con questa pellicola gliel’ha concesso.

“Abburracciugagnene!”* si grida in sala mentre Marlon Brando si avvicina al panetto di burro in Ultimo tango a Parigi.

Burro e acciughe “è una cosa che non solo sta tanto bene insieme, ma si amalgama alla perfezione” mi spiegò un giorno Carlo alla macchinetta del caffè. Mi stava raccontando questo intercalare che usava con i suoi amici, quando spronava qualcuno a provarci con una ragazza (a provarci pesantemente, s’intende). Era il 2009 e io iniziavo a sentire che Firenze era la mia città. E, ancora non lo sapevo, mi era appena stata regalata la prima citazione nata dentro L’Universale.

Photo credits: http://universaleilfilm.it/

*in abburracciugagnene l’accento va sulla seconda U