Il cinema italiano è più in forma che mai.

Stiamo assistendo alla rinascita del cinema italiano. I David di Donatello 2016 lo dimostrano. Dopo anni di cinepanettoni, film di Moccia, lungometraggi sulla crisi dei trentenni e sul precariato dilagante, finalmente ci sediamo sulle poltrone rosse senza sapere cosa apparirà sullo schermo. E questo è bello, perché il cinema è una magia che non deve svelare il proprio trucco, serve a colpire in faccia come un treno in corsa chi quel treno dal vero non l’ha veduto mai, a creare un mondo parallelo dove tutto è possibile.

L’immaginazione al potere insomma, è il caso di dirlo. Lo slogan esce dagli striscioni e invade il “silver screen” con una serie di pellicole innovative e spiazzanti, che hanno riportato al pubblico la gioia di entrare nelle sale, con la speranza non solo di essere intrattenuti, ma coinvolti, emozionati, scandalizzati, trasportati altrove.

Altrove ci portano i due film che hanno fatto incetta di premi in questa 61esima edizione dei David di Donatello. Le statuette sono (quasi) tutte per Il racconto dei racconti di Matteo Garrone e per Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Due pellicole diversissime – fantasy gotico per Garrone, fumetto metropolitano in salsa capitolina per Mainetti – ma con una peculiarità in comune. Entrambi sono film che fino a un paio di anni fa sarebbe stato inimmaginabile pensare di produrre in Italia. Come avremmo fatto con tutti quegli effetti speciali, noi, che siamo bravi a fotografare le strade di Roma e le coste dei mari accarezzate dal vento, come avremmo fatto a competere con Hollywood, noi, con le nostre facce stropicciate e l’accento di Tor Bella Monaca?

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E invece ecco i draghi e le principesse ed ecco i supereroi e i cattivi da fumetto ed eccoli più belli, più vicini, più simili a noi, che non siamo perfetti eppure sappiamo raccontare le storie con più sfumature degli altri. Sei statuette ciascuno: miglior regia, scenografia, fotografia, costumi, trucco, effetti digitali per Garrone e miglior attore e attrice non protagonista (Luca Marinelli e Antonia Truppo) attrice e attore protagonista (Ilenia Pastorelli e Claudio Santamaria), miglior regista esordiente (Gabriele Mainetti) e produttore per Lo chiamavano Jeeg Robot.

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A sorpresa, vince il premio per il miglior film Perfetti Sconosciuti, di Paolo Genovese, che con la sua commedia amara ha convinto critica e pubblico. Dispiace tanto per il compianto Claudio Caligari, col suo stupendo Non essere cattivo, perché è un film la cui bellezza non smette di spezzarci il cuore. Forse la sua esclusione dimostra che non siamo ancora del tutto pronti a confrontarci con una realtà che fa contorcere lo stomaco, seppure a volte la bellezza si nasconda proprio nei luoghi più oscuri dell’anima. Fosse stato per noi la statuetta l’avrebbe vinta lui.

In ogni caso, se questa è la storia di una rinascita, lunga vita al cinema italiano.