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Abbiamo già accennato al progetto Women With Tattoos in un articolo dello scorso anno. Era nato come un progetto fotografico con un inizio e una fine, ma poi a quanto pare le due autrici hanno deciso di continuare il loro percorso di ricerca e di scoperta all’interno del mondo delle donne e dei loro tatuaggi. Abbiamo intervistato la fotografa del progetto, Eleni Stefanou, per farci raccontare le sue impressioni sul rapporto che lega le donne e i segni indelebili sulla pelle.

Cosebelle: Sappiamo che sei una fotografa di talento e che hai iniziato questo progetto qualche anno fa insieme a Christina Theisen. Raccontaci perché avete scelto nello specifico le donne e i loro tatuaggi e non un più generico “persone tatuate”.
Eleni Stefanou:
Mi faccio questa domanda di tanto in tanto anche io e questa è la risposta che semplicemente continuo a darmi: la verità è che non mi interessa molto capire la relazione che gli uomini hanno con i tatuaggi. Forse è perché mi identifico di più con le donne e quindi mi sento naturalmente più curiosa di sentire le loro storie. Mi interessa capire il ruolo che giocano i tatuaggi nel ridefinire le regole di genere, per esempio il modo in cui riformulano quello che noi consideriamo come “femminile”. Mi interessa anche capire come i tatuaggi aiutano le donne ad accrescere la loro fiducia in sé stesse. Questo progetto mi ha permesso di parlare con le donne di argomenti a cui tengo molto.

Tu hai tatuaggi? Se sì, raccontaci qualcosa in proposito e se no, beh, questo sì che è interessante considerato il tuo progetto! Perché no?
Sì, ho un tatuaggio sul lato destro del costato. L’ho fatto 5 anni fa, dopo aver compiuto 25 anni. È la forma geometrica di un prisma in nero e grigio. Pianifico il mio secondo da anni ormai. Ci metto molto a sviluppare l’idea e a trovare il tatuatore adatto ad interpretarlo. Nel mio caso i tatuaggi hanno un ruolo molto intimo: mi ricordano dei miei valori. Vorrei tatuarmi simboli che abbiano un significato in merito ai valori che segnano il mio percorso nella vita. Rappresentando simbolicamente questi valori prometto a me stessa di tenere loro fede e di superare qualunque ostacolo o inibizione si frapponga tra me e ciò per cui voglio lottare nella vita.

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La storia ci racconta che i tatuaggi venivano spesso usati in riti di passaggio, simboleggiando e documentando le diverse fasi della vita. Pensi che questo aspetto sia stato in qualche modo mantenuto anche in questa “età moderna” dei tatuaggi?
Oh, sì, assolutamente. La maggior parte delle donne che ho fotografato parla dei propri tatuaggi in questo modo. I tatuaggi assumono un significato simbolico come segni sul corpo, ma anche il processo del tatuarsi è molto importante. Molte persone ne parlano come un’esperienza rituale da cui si riemerge cambiati. Questo naturalmente è in parte dovuto alle endorfine rilasciate dal corpo, per cui lo stato mentale è fisicamente alterato.
Non sono una storica dei tatuaggi né un’antropologa, ma penso che forse la differenza di questa “età moderna” della cultura del tatuaggio nella civiltà occidentale sia che è molto radicata nell’individualismo. Spesso ci si tatua per creare una propria unica identità visiva che ci distingua. Invece in certe culture, in particolar modo in quelle indigene, i tatuaggi ricoprono un ruolo specifico dal punto di vista simbolico che viene condiviso dalla comunità.

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Un elemento ricorrente nelle interviste sono i tatuaggi come parte di un processo di guarigione per traumi fisici o emotivi. È così che le donne riprendono il controllo delle loro vita dopo un momento difficile, prendendo il controllo in modo permanente sul loro corpo?
Questo è un aspetto che mi interessa davvero comprendere. Penso che tu abbia ragione quando parli di controllo, ma forse una definizione ancora più adatta è dire che i tatuaggi ci danno potere e consapevolezza. Possono avere un fine estetico, facendoci sentire belle, possono dire al mondo: “Io sono ciò che sono e rifiuto la vostra visione limitata di come una donna dovrebbe apparire” e possono anche essere un modo per elaborare un trauma attraverso un’esperienza fisica. Il corpo non è soltanto un mezzo, come tendiamo a pensare in Occidente; è strettamente interconnesso al nostro stato mentale ed emotivo. Esprimere noi stesse attraverso i nostri corpi può diventare uno strumento molto potente e permetterci di superare certe situazioni. Una delle donne che ho intervistato, Gabriella, ha detto una cosa molto bella sul momento in cui si stava tatuando. Ha detto: “è stato come se l’ago stesse svelando queste immagini sul mio braccio, invece che aggiungerle”.

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In quanto fotografa hai sicuramente occhio per ciò che è bello. Pensi che i tatuaggi abbiano creato dei nuovi standard di bellezza?
È molto gentile da parte tua, grazie. È interessante perché da una parte ci sono persone come Rihanna che danno il via a mode nel campo dei tatuaggi, ma ci sono anche quei momenti come quando una celebrità come Cheryl Cole ha scioccato il mondo con il suo enorme tatuaggio di rose sul fondo della schiena. Penso che in questi momenti sia evidente quanto, come società, ci importi dell’aspetto delle donne e non riusciamo ad accettare del tutto quando certi standard di bellezza vengono trasgrediti. Quindi la mia risposta alla domanda è sì e no. 🙂

English version: 
We know you’re a talented photographer and you started this project a few years ago with Christina Theisen. Tell us why you chose specifically women with tattoos and not just “tattooed people”?
I ask myself this question from time to time and this is the simple answer I keep returning to: the truth is that I’m not really drawn to understanding the relationship that men have with tattoos. Maybe it’s because I identify more with women and am therefore naturally more curious to hear their stories. I’m interested in how tattoos play a role in redefining gender norms, for example, how they reshape what we consider to be ‘feminine’. I’m also interested in how tattoos help women build their confidence. This project has allowed me to talk to women about the subjects I feel strongly about.
Do you have any tattoos yourself? (If yes tell us something about it and if not, well, that’s interesting considering your project! Why not?)
 Yes, I have one tattoo on my right side rib cage. I got it 5 years ago after turning 25. It’s a black and grey geometric shape of a prism. I’ve been planning my second one for a few years now. It takes me a long time to develop the idea and find the right tattoo artist to interpret it. In my case, tattoos serve quite a private role: they remind me of the values I believe in. My plan is to be tattooed with symbols that signify the values I adopt throughout my journey in life. By symbolising these values, I make a commitment to myself to be true to them and to overcome any inhibitions that may be keeping me from embracing what I really want to stand for in life.
History tells us that tattoos were often used in rites of passage, symbolizing and documenting different phases of life. Do you feel that this aspect has been preserved somehow in this “modern era” of tattoos?
 Oh, yes, absolutely. Most of the women I have photographed talk about tattoos in this way. Tattoos take on symbolic meaning as marks on the body, but the process of being tattooed is also very important. People will talk about it as a ritualistic experience that you emerge from changed. This is of course in part induced by the endorphins that your body releases, so your state of mind is actually physically altered.
I’m not a tattoo historian nor an anthropoligist, but I do think that perhaps the difference with ‘modern era’ tattoo culture in the western world is that it’s very much grounded in individualism. So people often get tattoos to form a unique visual identity that marks them out. Whereas, in certain cultures, particularly indigenous ones, tattoos perform a very specific form of symbolism that is shared among the community.
In many of your interviews I found tattoos being part of a healing process for some kind of physical or emotional traumas. Is this how women take back control over their lives after difficult times, by taking control permanently over their bodies?
This is an area I’m really interested in understanding. I think you’re right in saying that it’s about control, but maybe a more suitable description would be to say that tattoos are empowering and give us agency. They can serve an aesthetic purpose, making us feel beautiful, they can say to the world “I am my own person and I reject your limited view of what women should look like” and they can also be a way of processing a trauma through a physical experience. The body isn’t just a vessel, as we tend to think of it here in the west; it is totally interwoven with our mental and emotional state. Expressing ourselves through our bodies can be very powerful and can allow us to transcend situations. One of the women I interviewed, Gabriella, said something really beautiful about the moment she was getting tattooed – she said: “it was as though the needle was uncovering these images on my arm, rather than adding them.”

As a photographer, you certainly have an eye for beauty. Do you feel that tattoos have created new beauty standards?
That’s really kind of you to say, thank you. It’s interesting, because, on the one hand, you have people like Rihanna setting off tattoo trends, but you still get these moments where a famous woman like Cheryl Cole will shock the world by getting a massive lowerback rose tattoo. I think in these moments we’re reminded that, actually, we care deeply as a society about how a woman looks and we cannot handle it when she trangresses mainstream beauty standards. So my answer to the question is yes and no 🙂