Per avere una percezione di quanto i quadri di Hopper siano entrati dell’immaginario collettivo, americano e non solo, pensiamo ad esempio alla casa del film di Alfred Hitchcock Psycho, volutamente identica al dipinto House by the Railroad. Oppure al cortometraggio End of Violence diretto da Wim Wenders nel 2012, tributo al famosissimo dipinto The Nighthawks, con i solitari avventori di un bar nella notte americana. O, ancora, al fatto che Madonna nei primi anni Novanta chiamasse il suo tour Girlie Show, attingendo dal quadro di Hopper del 1941 non solo il nome, ma anche ispirazioni estetiche e sceniche.

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The Nighthawks

Con Hopper parliamo di uno tra i più importanti e apprezzati pittori americani del XX secolo. Vive la sua parabola tra la formazione europea degli anni giovanili a Parigi e il successivo trasferimento definitivo a New York, prima fuori dai circoli artistici parigini che contano, e dopo fuori dai circuiti delle avanguardie americane. La sua storia è sostanzialmente la storia di un’esperienza in solitaria, di una voce solista. E fondamentale.

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Hitchcock di fronte alla casa che ha fatto da set per il film Psycho

House by the Railroad

House by the Railroad

the girlie show hopper

The girlie show

Il percorso della monografica Edward Hopper, in corso a Bologna fino al 24 luglio prossimoè di tipo antologico: propone un excursus temporale che comprende anche lavori giovanili e meno noti, del suo periodo europeo, fino alle opere più riconoscibili della sua produzione americana, realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta. Fotogrammi di un istante, e allo stesso tempo racconti misteriosi, con una propria estensione temporale.

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Chop Suey

South Carolina morning

South Carolina morning

Nelle scene dipinte da Hopper, il flusso del tempo così come lo conosciamo sembra interrompersi, e per un po’ scorrere nel senso opposto. Gli avventori solitari dei cafè cittadini, le donne e gli uomini su balconi e porticati di case assolate nell’estate americana, seppur in silenzio sono incredibilmente loquaci: sembrano volerci dire che la realtà non è quella, che c’è qualcos’altro sotto la superficie delle cose, che non afferriamo ad una prima occhiata. Il Novecento trova in Edward Hopper un suo abilissimo narratore, che ha saputo raccontarne i fantasmi, e allo stesso tempo suggerire l’idea che la realtà non sia così scontata, che ciò che abbiamo davanti agli occhi forse non è così ovvio come crediamo, che lo straniamento e l’ambiguità sono dietro l’angolo di chi osserva.

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Second story sunlight

La mostra si conclude in una piccola sala, in cui Second Story Sunlight, uno dei capolavori degli anni Sessanta, è riprodotto in grande su una parete, e il visitatore, attraverso un gioco di proiezioni, può “entrare” nel dipinto. Comparendo di fianco alla donna seduta sul parapetto, riesce a diventare parte del dialogo segreto tra i personaggi di Hopper.

Ho provato anch’io a sedermi lì dove era indicato. Sono entrata nel quadro, accanto alla giovane donna. Un po’ più vicina al mistero, che continua però a sfuggirmi.

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Edward Hopper in mostra a Bologna

Dove&Quando: Bologna, Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni; fino al 24 luglio 2016
Info&Prezzi: Sito ufficiale