Vi manca il mondo universitario? Non lo avete potuto frequentare ma ne siete sempre stati incuriositi? Ecco che arriva a teatro una mini serie ambientata nello scenario dell’università e come protagonisti ci sono proprio gli universitari! Il progetto, davvero curioso, nasce dalla volontà della compagnia Amor Vacui, di Padova, vincitrice del Premio Off 2012 del Teatro Stabile del Veneto che, grazie al suo sostegno, ha indetto un bando per selezionare i protagonisti di questo nuovo lavoro (rigorosamente universitari): Universerìe.

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Spesso si pensa che il mondo universitario sia rose e fiori, il periodo della spensieratezza; tuttavia coincide con una fase della vita in cui tutto sembra eternamente in evoluzione e allo stesso tempo congelato, fine a se stesso. Rimanere eternamente studenti o buttarsi nella precarietà lavorativa? Raccontarlo a teatro può significare confrontarsi con un bacino fecondo di storie, intessere relazioni, osservare le dinamiche sociali. Lorenzo Marangoni, regista della compagnia, che ci ha raccontato più da vicino di Amor Vacui e dei loro lavori.

Cosebelle Magazine: Ciao Lorenzo! Ci racconti come nasce la compagnia e da quante persone è composta? Che “tipo” di teatro portate in scena?
Lorenzo: Amor Vacui è nato nel 2010, da 10 attori appena diplomati all’Accademia del Teatro Stabile del Veneto. Oggi siamo in 7. Il progetto è iniziato principalmente perché avevamo voglia di fare, poi con il tempo e la grande lentezza che ci contraddistingue, abbiamo iniziato a chiederci se avessimo anche qualcosa da dire. Ad oggi, cerchiamo risposte a questa domanda. Mettiamo in scena delle commedie, generalmente scritte da noi. Ci piace lavorare sul comico, sui codici contemporanei (le serie tv, i videogiochi, internet), su una recitazione che possa giocare tra il reale e il surreale. Ci piace prendere un tema specifico, a noi vicino, e approfondirlo fino a trovarne degli aspetti scomodi, che noi per primi facciamo fatica ad affrontare, e immaginare se questa scomodità possa essere condivisa dal pubblico, in che modo, e verso cosa di diverso possa essere un punto di partenza.

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Avete una sede? Dove nascono i vostri lavori, dove provate?
Non abbiamo una sede. Abbiamo persone che si inteneriscono di fronte al nostro approccio, come definito da qualcuno e da noi pienamente accettato, da scappati di casa. Tra queste prima di tutto il Teatro Stabile del Veneto, che per Domani mi alzo presto ci ha proposto due periodi di residenza all’interno del progetto Incubatore Produttivo, i Carichi Sospesi di Marco Caldiron e Silvio Barbiero, Spazio D di Laura Pulin.

Infatti, con lo spettacolo Domani mi alzo presto avete portato in scena la generazione under 30, come eterna procrastinatrice. Quanto c’è di voi in quello che avete raccontato? Vi rivedete in alcune situazioni descritte?
Praticamente, e imbarazzantemente, tutte le scene dello spettacolo nascono dalla nostra esperienza o dall’esperienza di persone a noi vicine. La procrastinazione può portarti a vivere male i progetti con una scadenza, ma soprattutto quei progetti per i quali la scadenza non c’è, che magari sentiamo come importantissimi, ma che senza un vincolo esterno possiamo rimandare per anni, o semplicemente fino a quando non è troppo tardi.

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Sulla linea di questo spettacolo tra pochi giorni debutterà Universerìe. Ci racconti del progetto, come nasce?
Universerìe nasce come prequel di Domani mi alzo presto, per raccontare la vita universitaria di oggi, tema che, nella nostra limitata esperienza, troviamo pochissimo trattato in teatro. Abbiamo selezionato uno splendido gruppo di 22 studenti universitari, divisi nei percorsi di drammaturgia (writing room) e di recitazione (on stage), che insieme a noi scriveranno i 4 episodi che compongono la prima stagione di Universerie e sempre insieme a noi li interpreteranno nello spazio del Ridotto del Teatro Verdi di Padova. L’intento è anche quello di costruire una familiarità con il Teatro Verdi come luogo in cui gli studenti universitari, non solo come partecipanti ma anche come spettatori, possano iniziare a sentire un po’ di casa.

L’idea di svilupparla come una mini serie in 4 puntate è nata anche dalla necessità di portare in teatro un modo diverso di usufruire la scena? Magari per avvicinare un “nuovo” tipo di pubblico?
Ci piacerebbe che il Ridotto del Verdi diventasse per i due mesi della serie uno dei riferimenti geografici e sociali degli studenti universitari: per questo l’ingresso gratuito, la durata breve e l’orario delle 19.30, che lascia tempo per aperitivi e cene a seguire. Mentre lo scrivo mi rendo conto, che vorremmo che Universerìe fosse prima di tutto accedere al teatro come esperienza di socializzazione. Non per questo lo vediamo però come un progetto “chiuso”: la narrazione di cosa significhi l’esperienza universitaria anche verso chi non la conosce direttamente, mi sembra un bellissimo modo di far incontrare mondi diversi.

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Con modi ironici e divertenti, senza mai cadere nella banalità, avete dato una scrittura particolare alle vostre produzioni.Ci racconti come mai avete scelto di concentrarvi proprio sul mondo universitario? Come è stata la vostra esperienza?
Prima di tutto grazie 🙂 Dunque, tutti noi siamo stati toccati in modi diversi dall’esperienza universitaria. Forse per me la necessità di parlarne è stata particolarmente forte, arrivando da un percorso accademico lungo e denso, avendo studiato statistica e avendo fatto esperienza di un dottorato e di un assegno di ricerca di due anni, che proprio nel periodo di scrittura dello spettacolo stavo lasciando, per quanto mi trovassi splendidamente, per decidere di dedicarmi a tempo pieno all’attività di regista. Durante questo percorso mi è sembrato che la nostra generazione condivida l’essere entrata all’università, ed esserne uscita con un mondo fuori completamente cambiato – forse più opzioni, di sicuro meno certezze. A quel punto, forse ci siamo accorti di non avere le risorse per affrontare il mondo reale, o il mondo reale non ne aveva a sufficienza per noi…e abbiamo iniziato a rimandare la decisione di cosa fare da grandi. Questo spettacolo vuole al tempo stesso essere accogliente e inquietante rispetto a come viviamo la nostra responsabilità nei confronti di quello che decidiamo di fare della nostra vita, giorno dopo giorno.

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Una cosabella?
Avere un gruppo in cui potersi confidare i nostri modi di procrastinare più imbarazzanti.

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Amor Vacui – Compagnia teatrale
Dove&Quando: La casa senza inquilini, la prima puntata del ciclo, debutta martedì 19 aprile ore 19.30 al Ridotto del Teatro Verdi a Padova. Le altre date saranno: 03 maggio  (Episodio 2), 10 maggio  (Episodio 3), 31 maggio (Episodio 4), 03 giugno (The best of – Serata speciale con tutti e 4 gli episodi). Gli episodi durano circa 15 minuti e l’ingresso è gratuito!
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