È stata lanciata da qualche giorno la campagna kickstarter.com per sostenere la pubblicazione dell’edizione speciale del libro L’uomo più grande del mondo. Scritto e illustrato dall’architetto Valentina Mion (Treviso, 1987), il volume, edito nel 2013 da Feltrinelli grazie al programma ilmiolibro, nasce come racconto illustrato destinato a piccoli e grandi. Per l’evoluzione, appunto The Biggest Project. Special Edition, Valentina è riuscita nello sforzo titanico di raccogliere 32 illustratori internazionali, assieme ad altrettanti traduttori professionisti e volontari madrelingua. Il risultato, che potrebbe vedere la luce su carta grazie al sostegno economico spontaneo, ve lo mostriamo in anteprima di seguito: un prodotto editoriale corale, capace di rivelare tutta la potenza dell’interculturalità peculiare del nostro tempo. La collaborazione attiva tra oltre 70 persone provenienti ogni parte del mondo dimostra – forse con più immediatezza di trattati, accordi, alleanze – come la coesistenza delle differenze rappresenti un reale fattore di accrescimento. A tutte le latitudini.

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Dopo l’esordio nel 2013, arriva la 2°edizione di  The Biggest Project: più grande e con una vocazione internazionale. Ci racconti il processo di selezione e partecipazione al progetto?
The Biggest Project è un progetto nato poco a poco e, mi piace dire, anche un po’ per caso.
La prima edizione, L’uomo più grande del mondo-The biggest man in the world, è un piccolo
fascicolo di cui io stessa avevo redatto il testo e realizzato le illustrazioni. Si tratta di un racconto al quale, per diverse ragioni, sono molto affezionata e, col passare del tempo, è nata in me la curiosità di vedere come “altre mani” avrebbero potuto interpretare la storia. Così ho iniziato a scrivere ad alcuni amici, proponendogli di illustrare il racconto: la risposta è stata carica di entusiasmo. Senza pensarci troppo ho stilato una lista di illustratori che ho scovato qua e là grazie ad amici o a siti internet specifici. Con grande stupore, ho ricevuto numerose risposte e tutte molto positive. Ovviamente non tutti potevano partecipare però mi hanno incoraggiato ad andare avanti.

E l’idea della fruibilità in diverse lingue tramite traduzione?
Un po’ più tardi è nato questo proposito, a fronte delle numerose domande che arrivavano dai partecipanti proprio in merito alla lingua in cui sarebbe stato pubblicato il racconto. Mi sono convinta che un progetto che stava riuscendo a coinvolgere così tante persone provenienti da tutto il mondo, meritava di assumere “la voce” di questa meravigliosa diversità. Spulciando tra amici, conoscenti e traduttori professionisti, siamo riusciti ad ottenere ben 32 traduzioni. Il progetto era definitivamente diventato il The Biggest Project tanto che il nome, è venuto da sé. The Biggest Project. Special Edition-illustrazione-editoria-valentina-mion-12

 

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C’è molto bisogno di favorire la coesistenza tra culture diverse, intervenendo fin dall’infanzia. Quale può essere il contributo del volume che hai curato?
Il volume si compone di 32 diversi fascicoli ognuno dei quali raccoglie un illustratore e una lingua
diversi. Si tratta di una moltitudine di singolarità raccolte in un unico scrigno. La volontà è quella di dare una rappresentazione, per quanto in realtà assolutamente parziale, di come una piccola cosa, in questo caso un racconto, se data in mano a tante persone diverse finisca per diventare “enorme”. La diversità degli sguardi, dei caratteri, degli stile, ha trasformato un unico fascicolo di poche pagine in un libro che sfiora le 700. La storia non è cambiata, ma la diversità l’ha resa molto più ricca. Speriamo che la carica positiva di questa ricchezza arrivi ai più piccoli, anche fosse solo per semplice e curioso stupore.

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Sei un architetto italiano di base a Madrid, con un’esperienza professionale di un anno in Brasile. Qual è la situazione della professionale per le donne architetto in questi due paesi esteri?
Dopo un periodo passato a lavorare come architetto a San Paolo (Brasile), da poco più di un anno lavoro spostandomi tra Lugano e Madrid. Come è ovvio, si tratta di contesti molto diversi tra loro in cui lo stile di vita e le abitudini, cambiano radicalmente. Per quanto riguarda l’ambito professionale, mi sono trovata a ricoprire incarichi molto diversi che mi hanno richiesto competenze e dato responsabilità distinte. Non mi è mai capitato che la mia condizione di donna pregiudicasse in qualche modo gli incarichi che mi venivano assegnati, anzi, a volte mi è addirittura sembrato un vantaggio. In Brasile, per esempio, lavoravo con un’equipe composta per la maggior parte da donne e addirittura il lavoro di cantiere, spesso vissuto in maniera problematica dalle “giovani architette”, era luogo di collaborazione e rispetto. So che, molto spesso, le condizioni sono differenti ma posso dirmi fortunata per aver lavorato in contesti dove la professionalità era premiata indipendentemente da altri fattori. La Svizzera è un paese molto corretto dal punto di vista professionale e le condizioni proposte nel lavoro denotano attenzione e sensibilità. In Spagna, invece, la situazione è più simile a quella che potremmo trovare in Italia; è in atto una forte politica di sensibilizzazione verso il lavoro femminile, soprattutto nell’architettura.

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Ci consigli 4 posti belli, 2 a Madrid e 2 a Lugano?
Una delle cose più belle è la vista del lago che si ha arrivando a Lugano in treno. C’è un tratto in cui la ferrovia è situata a ridosso della sponda del lago e si ha l’impressione di stare quasi sopra l’acqua. Se c’è il sole, è una meraviglia! Consiglio poi le tante iniziative e festival che si organizzano nel periodo estivo: in particolare il LongLake Festival che riesce a trasformare la città in un luogo sempre diverso! Madrid è un incanto in qualsiasi modo si scelga di visitarla però ci sono un paio di cose che la rendono davvero speciale e che forse, non tutti sanno. C’è un violinista, nella zona del Palazzo Reale che, tutti i giorni, all’ora del tramonto si mette a suonare un piccolo repertorio di canzoni romantiche. In genere si trova tra la Cattedrale dell’Almudena e il Palazzo Reale, in una grande piazza dalla quale di gode di una splendida vista sul paesaggio che circonda Madrid. Altra esperienza da fare… è girovagare e perdersi tra le vie di Malasaña. Meglio ancora se si riesce a ritrovarsi per una sosta nella Plaza del Dos de Mayo dove consiglio di prendere una caña e mangiare qualche pulgas nel delizioso Malabar.

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Una cosabella
Un libro

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The Biggest Project. Special Edition 
The biggest man in the world, un progetto ideato e curato da Valentina Mion

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