Cosebelle magazine è nato che io non c’ero. Non c’ero perché nasce dall’idea di una ragazza che nel bel mezzo di una gravidanza piuttosto che agitarsi soltanto e pensare a torte di pannolini e poppate notturne, prende in mano quello che le piace e decide di metterlo giù per tutti, per tutte. A Cristiana piacciono le cose belle, e a chi non piacciono le cose belle? È così, da un’idea banalmente semplice che nasce questa webzine, dalla voglia di scovarle tutte e di parlarne, in barba a chi invece sceglie il web per terrorizzare con i complotti o per scatenare la sua recondita frustrazione da hater da tastiera. Era il novembre del 2010 e io non c’ero. Il giorno in cui il mio primo post per Cosebelle magazine è andato online ero agitatissima. Intanto, Cristiana era in sala travaglio e mi scriveva che ce la potevo fare, e io sotto sotto lo sapevo e prendevo coraggio, perché se lei stava per vedere sua figlia per la prima volta imprecando dal dolore, io dopotutto ce l’avrei fatta ad affrontare il mondo che stava dietro quello sfondo rosa. Quando Cristiana ha deciso di chiudere la sua esperienza in Cosebelle e abbiamo ritenuto giusto prenderlo in mano per farlo andare avanti, ho sempre pensato che questa coincidenza sarebbe potuta essere un segno, una specie di ennesimo, minimo dettaglio che sì, ce l’avrei fatta. Che ce l’avremo fatta.

Da un anno Cosebelle cammina da solo, o meglio, solo con le nostre gambe. Le gambe di una redazione plurale che a volte da spiegare è complicato, perché non ci vediamo spesso, perché siamo sparse per l’Italia e per il mondo, perché in mezzo ci sono i nostri lavori, le nostre vite, i fusi orari, le chat. Siamo sparse come lo sono le cose belle, che continuano a esserci e continuano a entusiasmarci. Magari il nostro nome ci fa sembrare delle inguaribili romantiche, delle naïve, delle gnègnè che si incantano a guardare un albero che fiorisce o il prodotto delle mani di una crafter nonostante tutto quello che capita attorno. Invece le giornate storte ce le abbiamo, lo sapete quanto possono pesare. Pensate a quanto possano stridere certe sere disperate mentre fissiamo il nostro url.

Da oggi Cosebelle magazine cambia. Cambia colori, cambia grafica, cambia logo, cambia la sua fruibilità. Abbiamo deciso di rilanciare perché siamo cambiate. Perché siamo cresciute. C’è chi se n’è andata, chi è arrivata, chi si è sposata, chi ha fatto un figlio, chi ha traslocato. I nostri occhi sono diversi e cercano cose diverse. Le cose belle ci sono sempre, mica ci siamo ammattite. Continueremo a parlare di libri, di viaggi, di cucina; di design e di cosmetica, di musica e di cinema, di moda e di arte. Ma ci siamo rese conto che vogliamo di più da noi stesse e dal nostro magazine. Dal nostro specchio. Oggi un magazine al femminile deve rispondere anche a una chiamata implicita e urgente: dove sono le donne? Cosa stanno facendo? Come lo stanno facendo? Quali sono le loro storie, le loro difficoltà, le loro felicità? Dove siamo noi? Abbiamo deciso che il nuovo Cosebelle magazine deve mettere al centro le donne. L’abbiamo sempre fatto, ma lo faremo ancora di più. Non si tratta di retorica, non siamo di quelle per cui una donna deve essere per forza la più brava, la più intelligente, la più capace. Quasi a compensare con altrettanta cecità quello che per secoli è stato un dato di fatto uguale e contrario. Per questo non siamo mai state monotematiche e non lo saremo mai.

In Italia e nel mondo le donne stanno vivendo un’ennesima mutazione. Stiamo rimettendo al centro quello che siamo capaci di fare e quello che non ci viene concesso di fare. Cosebelle magazine ha intenzione di raccontarlo e – nel suo piccolo – di scuotere quello che ancora oggi è ancora quel “dato di fatto uguale e contrario”. Molte condannano la deriva “pop” di questa nuova ondata femminista. Beyoncé non è femminista, lo fa solo per vendere i suoi dischi. I maglioni over non sono no-gender, o come si diceva negli anni Novanta: unisex, servono solo a far vendere i brand. Sono fermamente convinta che bagnarsi nelle fonti sorgive del pop, per un movimento o un’ideologia, sia quanto di più benefico ci possa essere. Perché solo così può arrivare a tutti, entrare nella normalità e nella quotidianità popolare, appunto. È così che può davvero cambiare la cultura, che non è immutabile. Se Beyoncé non è femminista quanto Camille Paglia ce ne faremo una ragione. Grazie a Flawless il pamphlet di Chimamanda Ngozi Adichie (Dovremmo essere tutti femministi) campeggia sugli scaffali di tutte le librerie e siccome è più breve di un libro distillato lo leggono in tanti. Definirsi femministi suona ai più come qualcosa di violento, forse perché è l’unico luogo mentale in cui gli uomini si sentono osteggiati. Sembra dire «io sto con le donne a tutti i costi e agli uomini glielo taglierei». E invece dice “soltanto”: siamo uguali, abbiamo gli stessi diritti. Qualche decennio fa pochi eterosessuali appoggiavano la causa Lgbt, bastava non ritenerlo qualcosa da condannare. Oggi è una battaglia sempre più condivisa e chi non è d’accordo viene definito per quello che è: un omofobo. Anche in questo passaggio la “poppizzazione” è stata fondamentale. In fin dei conti non mi interessa quanto Beyoncé sia femminista, ma che ne parli a milioni di persone che hanno sempre ritenuto questo tema lontano e “radicale”.

Cosebelle magazine ha deciso di parlarne, di prendere una posizione, perché essere femministi è una cosa bella e avere tutti le stesse opportunità lo è ancora di più. Per questo vogliamo parlare a tutti. Acquisto magazine che ritengo interessanti a prescindere dalla loro audience ideale, così come ho sempre amato vedere gli uomini che sfogliano le riviste femminili che si accumulano sul mio comodino, quelle in cui si parla di tutto e non solo di come farlo impazzire a letto. Spero che con il nostro magazine accada lo stesso.

Siamo la redazione di un magazine femminile e il perché credo sia chiaro, ormai. Cosebelle magazine è indipendente, e non solo perché fa quello che fa grazie solo a se stesso e alla forza di quaranta ragazze meravigliose (ok, lo dico, siamo delle fiche). Ma anche perché siamo sempre state abituate a parlare di quello che ci piace e come ci piace. Le cose belle le decidiamo noi, non un comunicato stampa. E quando abbiamo collaborato abbiamo sempre scelto con chi farlo e poi cercato di personalizzare il risultato, mettendoci dentro un po’ di noi. Dopotutto, se ci seguite, ci seguite perché vi fidate di quello che ogni giorno raccontiamo. Se ci scoprite ora, prendetela come una dichiarazione d’intenti.

Il nuovo Cosebelle magazine è, infine, brillante. Ci abbiamo messo un po’ a decidere questa terza definizione, forse perché è quella più complicata. Doveva riassumere un sacco di cose che avevamo in testa ma che non riuscivano a essere raccolte in un’unica parola. Brillante ci è sembrato perfetto. Perché sì, ci piace approfondire ciò di cui parliamo ma non riusciamo a fare sempre e solo le secchione (com’era quella storia della poppizzazione?). È che le cose belle brillano e chi è “Cose belle seeker” brilla con loro. Perché non stiamo mai ferme e nulla ci vieta di laurearci in fisica e diventare guru di cosmetica, di mettere i tacchi e poi decidere di uscire in tuta, di ubriacarci la sera prima e il giorno dopo fare rigorosamente colazione con avocado e semi di chia. Di odiare il glitter e sposarci in paillette. Non siamo bipolari, dannazione, siamo brillanti!

Lo sapevo, è arrivato il momento in cui mi commuovo, svuotata e felice. Dopotutto è il momento dei ringraziamenti. Grazie a noi, a tutte le cosebeller che in questi mesi hanno fatto sì che questo giorno finalmente arrivasse. Daje. Grazie a chi ci dedica qualche attimo del suo tempo. Davvero.
Il nuovo Cosebelle magazine nasce oggi. Noi ce la metteremo tutta, voi augurateci tanta merda.
Bentornati e – spero per tanti – benarrivati.

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Illustrazione di Sara Fratini