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Il 19 Febbraio di quest’anno se ne è andato Umberto Eco. Ci sono menti delle quali non contempliamo l’assenza, figure che non possono scomparire, così, come un soffio, nelle pieghe del tempo. Eco era una di quelle menti. E ci troveremo tra qualche anno a dire in una mattina di sole: “Ma chi Eco, morto? Ma quando mai!” e il lutto si rinnoverà ogni volta, e ogni volta farà sempre più male.

In questo ritornare del dolore al cuore degli increduli c’è un pizzico di bene, perché c’è pure qualcos’altro che ritorna ed è lo spirito, impresso sui fogli di carta, in centinaia di copie. Poter bussare alla porta di un morto, andarci a parlare, a nostro piacimento è un lusso per pochi eletti. Filosofi, musicisti, scrittori, poeti stan lì, in file ordinate, sulle poltrone buone, con una pipa e un caffè a dirci “Avanti!” e poi “Hai bisogno di un consiglio, ragazza mia”?

Ho bisogno di un consiglio, sì, professor Eco. Ma non un consiglio e basta, sa, avrei bisogno proprio di un manuale di istruzioni. Che qui la vita è difficile, e ancor più difficile senza di lei. La mia fantasia scarseggia e sono totalmente incapace d’affrontare le situazioni di emergenza, che siano grandi o piccole non fa differenza.

Ed ecco che il Professore si alza dalla sua bella poltrona e si aggira per la sua casa tappezzata di libri. Su un tavolo in bella vista, c’è il suo libro: Come viaggiare con un salmone, pubblicato dalla casa editrice La Nave di Teseo nella collana I delfini. Eco ha sempre tutte le risposte, pure quelle alle domande mai poste. Col suo fare sornione e un po’ supponente ci regala quello che è a tutti gli effetti un vero e proprio manuale di istruzioni per situazioni al limite dell’assurdo o estremamente quotidiane.

Come viaggiare con un salmone appunto, oppure come imparare a fare vacanze intelligenti, come sopravvivere alla burocrazia, come evitare malattie contagiose, come mangiare in aereo, come evitare il carnevale, come non cedere all’ossessione della visibilità. Ci si ritrova a ridere, piano e forte, perché ogni parola è intrisa d’ironia e sarcasmo, perché molte cose le abbiamo pensate anche noi, vittime come siamo di questo mondo liquido fatto di importantissime inezie, ma non avremmo saputo dirlo altrettanto bene, come fa lui.

Il libro si può chiudere e riaprire, all’occorrenza, o più semplicemente quando si cerca un momento di sollievo. Si può rileggere cento volte per ricordare Eco, quanto ci manca già, la sua intelligenza, la sua cultura, la sua sensibilità, il suo ingegno, il suo genio.

Servirà a dimenticare che Umberto Eco non c’è più, e a ricordare che noi abbiamo il dovere d’essere entusiasti, curiosi e leggeri per onorarne la memoria.