Prolifica, raffinata, fortemente evocativa: Alessandra Baldereschi (Milano, 1975) è una designer attiva in molti ambiti della progettazione, dalla moda ai bijoux, dall’arredo all’illuminazione, passando per l’home décor. Dopo una formazione artistica e un master in Industrial Design alla Domus Academy, dal 2002 collabora con aziende quali Seletti, Swatch Bijoux, Fabbian Illuminazione, Moss NY, Dilmos, De Vecchi, Chimento, Coin Casa Design, Skitsck e altre ancora. A meno di un mese dall’avvio della Milano Design Week 2016 – dal 12 al 17 aprile – l’abbiamo incontrata per capire, dall’interno, come vive l’attesa della manifestazione un’autrice che proprio al Salone Satellite deve una delle grande opportunità del suo percorso professionale. E  dal capoluogo meneghino, parola dopo parole, siamo volate fino in Giappone

my portrait

Nel 2011, Alessandra Baldereschi ha ottenuto la menzione d’onore, al Compasso d’oro ADI, per il progetto Coincasadesign. Nel 2010 è nominata tra i dieci migliori designer della nuova generazione da AD Spagna.

L’impronta decorativa è uno degli elementi distintivi del tuo lavoro, così affascinante e carico di poesia. Da dove nasce questo approccio?
Come dice Arturo dell’Acqua Bellavitis: “Si è passati dal mondo delle necessità a quello dei desideri: gli oggetti che ci circonderanno dovranno saper parlare alla nostra razionalità ma ancor più al nostro cuore”. La decorazione mi aiuta a caratterizzare l’oggetto, a conferire un messaggio, un’anima. Siamo sicuri che l’animismo è una caratteristica solo dell’infanzia?

Siamo in pieno clima pre-Salone del Mobile 2016: Cosa presenterai? A tuo avviso resta, ancora, la manifestazione di maggiore rilievo al mondo per il settore? 
Le novità per il Salone in arrivo sono una serie di contenitori con maniglie molto speciali prodotte da Skitsch, una collezione di tappeti per Mogg e vari altri oggetti. Penso che il Salone del Mobile sia ancora la manifestazione più importante: è capace di rinnovarsi ogni anno e riesce a coinvolgere tutta la città. E’ un evento che vive oltre la manifestazione in fiera, trasforma Milano in un luogo curioso, vivo, ricco di stimoli e cultura: un posto migliore.

Hai partecipato a 3 edizioni del Salone Satellite, in anni in cui i social network non erano tanto influenti a livello di costruzione dell’immagine e di personal branding. Come sta mutando il panorama per gli esordienti che si affacciano adesso sul mercato? Credi che essere selezionati nell’ambito del Salone Satellite resti sempre un riconoscimento significativo?
Il Salone Satellite è stato per me una finestra aperta sul mondo del design; mi ha dato l’opportunità di iniziare relazioni con aziende, giornalisti e altre figure professionali che fanno parte del sistema del design. All’epoca era uno dei pochi luoghi dove poter mostrare il proprio lavoro all’inizio della carriera. Oggi è ancora un’ottima vetrina per le nuove generazioni, ma negli ultimi anni sono nate molte altre occasioni di visibilità per un giovane designer.

Giona, Jumbo e George, la recente collezione di oggetti in vetro soffiato a mano prodotta da Skitsch, testimonia bene come nel tuo lavoro guardi con interesse, anche ad una dimensione narrativa. Hai dichiarato di attingere spesso ad episodi storici o a racconti fantastici: a quali potenziali fruitori ti indirizzi? E cosa vorresti attivasse agli utenti attraverso l’impiego quotidiano dei tuoi prodotti?
Per me è importante creare empatia tra gli oggetti e le persone. Uso forme, materiali, dettagli o textures per evocare una sensazione di familiarità. Spesso la mia ispirazione proviene da oggetti del passato, entrati nella vita quotidiana, nella nostra cultura e diventati parte di una memoria comune. Attingo dai ricordi della mia infanzia, dalle case in cui ho vissuto, dalle storie lette e raccontate… come per questa collezione di vetri.

donut stool (3)

Donut, collezione di sgabelli in paglia, produzione Moog. L’impagliatura a mano con l’erba palustre è un’arte antica da sempre utilizzata per ricoprire le sedute, una cultura artigianale che appartiene al nostro territorio. Donut mantiene viva quest’arte, sostenendo la tradizione dei nostri antenati. L’intreccio con la paglia viene interpretato in chiave contemporanea: la corda in fibra naturale è arrotolata su una base imbottita in modo da ottenere una comoda seduta.

Nel 2001 hai vinto una residenza-studio in Giappone di 4 mesi. Quel paese continua ad influenzare la tua produzione, anche a distanza di qualche anno? E, più in generale, qual è l’eredita di quell’esperienza a livello personale?
In Giappone ho imparato che l’estetica è importante quanto la funzione e che la forza può essere espressa con gesti lievi. E’ un luogo dove tutto ciò che ti circonda è un’espressione di cura e di grazia. Nel “Libro d’ombra”, Jun’ichirō Tanizaki descrive molto bene la cultura giapponese: “… chi ne sfiori qualche lembo, avrà l’impressione che tutto sia orientato da una preoccupazione dominante, che non ha a che fare né con la religione, né con la filosofia, né tanto meno con la storia ma con qualcosa altro che mi azzardo a chiamare: un’ecologia della sensibilità“. Sono stata molto fortunata a ricevere questa opportunità. Un’esperienza indimenticabile che mi ha insegnato l’attenzione al dettaglio, la ricerca per la bellezza, per la gioia e la poesia nelle cose di tutti i giorni.

Florigraphie - Seletti

Florigraphie “Il linguaggio segreto dei fiori” | Produzione Seletti, 2012: Baldereschi ha studiato l’archivio di Romano Seletti, vero pioniere del commercio con l’oriente fin dal 1964 e fondatore della Seletti con l’obiettivo di dare “nuova vita” ad alcuni manufatti protagonisti del quotidiano di quegli anni, rigorosamente realizzati a mano con materiali naturali.

Per vocazione siamo sempre a caccia di posti belli. Ci consigli 3 luoghi in cui ti è capitato di mettere piede, in giro per il mondo o in Italia, e dei quali ti sei subito innamorata?
Sacro Bosco di Bomarzo, in Italia | Il Parco del destino Reversivile, Yoro Park, in Giappone | Les Puces de Paris Saint-Ouen, a Parigi, un eccezionale mercato di antiquariato.

Una cosabella
Imparare, sempre.

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Alessandra Baldereschi Design Studio
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