I versi del capitano, poesie di Pablo Neruda

Pablo Neruda
I VERSI DEL CAPITANO
Peso: 194 gr.

 

Fino ai confini del descrivibile, fino al limite ultimo in cui le parole possono arrivare per farci toccare e sentire le cose dette, Pablo Neruda (Cile, 1904-1973) si spinge dritto alla soglia della nostra immaginazione, abbatte ogni barriera e prende tutto il posto che c’è dentro di noi. Un’onda, come Passigli Editori rappresenta in copertina, un’onda che ci attraversa e poi non siamo più uguali. Le poesie di Neruda sono un’onda, che se anche siamo fermi, in qualche modo non lo siamo per davvero.

I versi del capitano è una raccolta di poesie d’amore, l’ho detto: poesie d’amore, due parole di secoli fa, ma questi versi sono dei nostri ultimi anni ’50, ispirati dal nostro bel Paese, niente di più vicino a quello che per noi è “ieri”. Non facciamo quelli che “le poesie d’amore no, che noia” perché queste poesie sono dei viaggi lungo il corpo dell’amata, sono dichiarazioni di credo politici, sono la sua passione per il suo Paese,

Quando osservo la forma
dell’America sulla mappa,
amore, vedo te
(…)
Così la mia lunga patria mi riceve, piccola America, nel tuo corpo

Le sue poesie sono testimonianze di guerra,

E ogni ferita ha
la forma della tua bocca

Los versos del capitán furono pubblicati anonimi per la prima volta a Napoli nel 1952. Neruda si innamorò di Matilde Urrutia durante la sua residenza sull’isola di Capri, e poiché era ancora sentimentalmente legato a sua moglie, scelse di non rivelare la sua identità, troppo facile però da scoprire. Il poeta era ormai celebre per la sua monumentale opera Canto General e per i suoi interventi in ambito sociale cileno. La sua penna era riconoscibile, il capitano fu ben presto svelato, non era più solo di Matilde.

Intendimi.
Tutti sanno chi sono,
ma quel Sono
è anche un uomo
per te.

Ma chi se ne importa che il capitano sia diventato un autore per tutti, che i versi siano a disposizione di tutti, l’immaginazione è il Potere, e allora noi possiamo essere tutte Matilde Urrutia, cantante cilena, terza moglie (già, infine moglie, fino alla fine) del “più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua” (disse Gabriel García Márquez), possiamo essere Matilde che balla con Neruda nella loro villa a Capri, possiamo persino osservarlo mentre proprio lì, su quell’isola, insegna l’arte della poesia a Mario Ruoppolo, il Postino – interpretato da Massimo Troisi nel 1994), possiamo essere tutto leggendo I versi del Capitano, perché una volta lette le poesie di Neruda noi non siamo più nello stesso luogo di prima, siamo la sua piccola America, davvero.