In ogni puntata del Buy buy baby c’è una costante che acquista sempre più autorità, cioè la finestra che piano piano stiamo aprendo verso il mondo dell’handmade. Questa è la piccola/grande imprenditoria che coniuga due elementi chiave di questa rubrica: il potere catartico dello shopping online e la consapevolezza che c’è un mondo, inesauribile, ancora da scoprire. Ospite di oggi una vera e propria guida sul tema, Francesca Baldassarri, maker, gestisce la community di Etsy, collabora con C+B e, soprattutto, aiuta le artigiane italiane a vendere le proprie creazioni con workshop ed eventi. È fresco di uscita il suo ebook “Vendere handmade, una guida completa per trasformare la tua passione in professione“, edito da Zandegù.

Vendere handamde edito da Zandegù editore

Le parole di Francesca per presentarlo dicono tutto:

“Questo ebook è una guida da zero a daje”

ed è proprio il daje a cogliere in pieno nel segno, perché è tutto quello di cui una maker ha bisogno: una spinta per buttarsi nella propria avventura, ma allo stesso tempo un solido riferimento per capire come farlo con qualche sicurezza in più. “Vendere handmade” offre una panoramica completa su tutto quello che bisogna affrontare quando si sceglie di lavorare con la propria passione, dagli aspetti puramente tecnici allo studio del prodotto e del branding. Ma Francesca è, allo stesso tempo, terribilmente sincera e esamina senza mezzi termini anche la fase del “Perché non vendo?”, quando è difficile individuare i propri errori. Se siete già delle maker? Questo ebook è diretto anche a voi che avete fatto i primi passi, ma avete bisogno di un sostegno.

Ma è Francesca stessa a raccontarci questo libro e il mondo dell’handmade così come è adesso.

Francesca Baldassarri handmade

Cosebelle Magazine: Nell’introduzione del tuo libro scrivi che “al di fuori dell’Italia l’handmade è molto apprezzato”. Come “sta” adesso il mercato italiano dell’handmade? Che tipo di differenze hai registrato con l’estero?

Francesca Baldassarri: Di buono c’è che le vendite in Italia stanno aumentando, almeno per alcune tipologie di prodotti; stiamo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi perché si tende a pensare i prodotti fatti a mano come a prodotti di qualità inferiore a quelli di produzione di massa, il che porta molti crafter e artigiani a tenere dei prezzi veramente bassi che non permettono la crescita del business. All’estero il made in Italy è associato allo stile, alla cultura e al design del nostro paese, quindi gli stranieri pagano volentieri un prezzo più alto per poter avere in casa un pezzetto di Italia, anche se è un prodotto di un piccolo brand. Quindi la differenza che ho notato è che la percezione degli acquirenti stranieri tra grandi marchi italiani e piccoli marchi non c’è, per loro spesso è made in Italy e basta, mentre qui si tende a dare maggior risalto ai grandi marchi e relegare i piccoli a “lavoretti” (buuh! *pollice verso*). Bisogna fare ancora del lavoro per cambiare la percezione della stragrande maggioranza delle persone e portarle a capire che fatto a mano, artigianale, handmade, vuol dire (quasi sempre) qualità, durevolezza, cura.

CB: Fare della propria passione un lavoro è una grande possibilità, un lusso per certi versi. Ci tieni a sottolineare che è possibile vivere di handmade, ma non è facile e il tuo libro, ovviamente, aiuta ad acquisire quanti più strumenti possibili per il successo. A tuo modo di vedere, cosa vuol dire per una donna scommettere su una idea e lanciare un proprio progetto in autonomia? Ma soprattutto, essere una donna può essere un valore aggiunto?

FB: Più che un lusso lo definirei una necessità per molte donne (e anche uomini) che non riescono a trovare una collocazione in un mondo lavorativo che penalizza chi è sopra una certa età o ha esigenze che sono considerate penalizzanti per l’azienda (tipo, fare figli). Conosco tante donne che si sono reinventate crafter e artigiane dopo essere state licenziate in seguito alla maternità. Non si sono depresse, hanno trovato rifugio nella creatività e hanno trasformato un’esperienza negativa in un nuovo modo di lavorare: da casa, usando molto internet, acquisendo conoscenze e competenze grazie ad internet. Il valore aggiunto dell’essere donna è, in questo caso, sapere come fare community, l’aiutarsi a vicenda, il sentirsi parte di una rete. Dalla mia esperienza di anni di community su Etsy, posso dire che la partecipazione al dibattito e all’aiuto reciproco è principalmente femminile, siamo noi che creiamo la rete e il sostegno per cui ci si protegge a vicenda e ci si aiuta a rialzarsi nei momenti in cui le cose vanno male. In questo tipo di situazione le conoscenze si tramandano da esperta a meno esperta in una catena che conosciamo bene tutte, perché tutte abbiamo imparato a cucire, fare la maglia o cucinare da una madre, una nonna o una zia. Siamo abituate a trasmettere i nostri saperi, lo facciamo con l’uncinetto e lo facciamo con la fotografia, il marketing e le altre conoscenze necessarie a far crescere un brand handmade. Negli ultimi anni ho visto crescere tante community nate da donne per le donne: C+B, Rete al femminile, Network mamas sono solo alcuni dei posti dove le donne possono incontrarsi e crescere insieme professionalmente.

CB: Tra mercatini ed e-commerce: con che percentuale il web contribuisce al successo di un brand di prodotti handmade? Si potrebbe immaginare di poter ancora fare a meno di una strategia di web marketing per un brand che si auto sostiene?

FB: Non penso si possa più fare a meno del web marketing, per il semplice motivo che è più economico e alla portata di tutti. I mercatini che funzionano davvero non sono molti, così come le fiere o i negozi, e per raggiungerli spesso bisogna fare un discreto investimento. Vendere e promuoversi online costa davvero poco, l’investimento maggiore è quello del tempo: per studiare come si fa, per fare le cose per bene. Per molti brand handmade quindi il successo è dovuto al 100% all’attività online; mercatini e fiere possono essere una cosa in più e successiva, quando magari si hanno soldi da investire.

CB: Un tema che ci sta molto a cuore, cioè il legame tra web e creatività, e una domanda che ci facciamo spesso: quali sono i 3 elementi imprescindibili, secondo te, per chi cerca il proprio spazio nel web con una attività creativa?

FB: L’originalità, il saper comunicare, il metterci la faccia. Essere originali e spiccare tra la massa è sempre più difficile, ma è ancora possibile. Ricordiamoci che siamo italiani e abbiamo una marcia in più! Fare quello che fanno tutti non ha senso, no? L’originalità vuol dire anche comunicare il proprio brand in maniera diversa dagli altri; evitare l’omologazione inevitabile che vien dal guardare, tutti, le stesse immagini su Pinterest o Instagram, leggere i post dei blogger o creativi più famosi. A un certo punto bisogna chiedersi cosa si ha da offrire di diverso rispetto a tutti gli altri e come si può comunicare questa differenza in modo che si riesca a farsi sentire. Non è facile ma siamo tutti diversi, a volte basta ascoltarsi un po’ di più, essere onesti con sé stessi. Farsi vedere in faccia è anche molto importante, perché le persone sono interessate non solo a quello che facciamo ma anche a chi siamo.

CB: Un consiglio per chi inizia, non ha paura, ma vuole farsi una idea delle tempistiche: per la tua esperienza quanto tempo è necessario per rodare un brand handmade e cominciare a parlare, poi, di primi profitti?

FB: Le tempistiche sono un po’ lunghe, soprattutto se si inizia da zero, ovvero dalla costruzione di un brand che non parte da un blog o una pagina facebook già nota. La media del tempo di avvio è intorno ai due anni, perché bisogna considerare il tempo per imparare a gestire i vari aspetti, e il tempo per far conoscere il brand. Bisogna mettere in conto che i primi tempi si andrà in perdita o in pari, quindi bisogna sostentarsi in altro modo. La cosa più difficile è quindi riuscire a far crescere un brand nonostante si faccia altro per vivere, ma noi siamo donne e ce la possiamo fare, siamo abituate a fare ottomila cose insieme!

CB: E per chiudere la nostra domanda di rito: una Cosabella per te?

FB: Osservare le tante donne che partono da zero e, studiando e lavorando sodo, riescono a ottenere grossi risultati per i loro piccoli brand handmade. Ci danno speranza per il futuro, ci dimostrano che è possibile farcela, nonostante tutto!

L’ebook “Vendere handmade” è disponibile nello shop Zandegù, ma potete seguire Francesca Baldassari anche sul suo sito ufficiale, su C+B e nella community Etsy.

Vendere handmade di Francesca baldassarri