Quanto forte può essere il richiamo delle origini? Ecco la domanda che mi è tornata più volte in mente da quando ho iniziato a sentir parlare di Lottozero/Textile Laboratories, il centro di ricerca tessile fondato a Prato delle sorelle bolzanine Tessa (1981) e Arianna Moroder (1985). Da questa storia di imprenditoria femminile, intraprendenza e creatività è facile restare affascinati: sembra quasi possedere le componenti della narrativa romanzesca dei secoli scorsi. Eppure appartiene fortemente alla nostra epoca: si svolge hic et nunc, forse non esisterebbe senza il web, crede nella proattività nell’open-source. Senza dimenticare la strategia dell’oceano blu.

Tessa und Arianna PH Sonja Steger

Arianna Moroder (a sinistra) è cresciuta tra le Dolomiti e l’Appennino toscano. Studia a Milano, Amsterdam e Berlino, per poi tornare in Italia lavorando come disegnatrice tessile in un team di ricerca e innovazione nell’azienda comasca Mantero Seta. Svolge in parallelo una propria ricerca personale di natura artistica, esposta in varie occasioni in musei e gallerie. Tessa Moroder (a destra) ha una formazione economica e per alcuni anni ha lavorato nella cooperativa FranzLab, attiva anche nella produzione del magazine Franz. Il ritratto è di Sonja Steger

Tre anni fa Tessa ed Arianna ereditano dalla madre -originaria di Vernio, paese sulle colline pratesi dove le due sorelle trascorrono le estati della loro infanzia- un magazzino di 400mq, a Prato. Lo spazio apparteneva al nonno -siciliano e toscano d’adozione- per la sua attività di grossista alimentare ed era rimasto a lungo inattivo. Cosa farne? La tentazione di venderlo c’è, ma soccombe di fronte all’idea di -sembra proprio il caso di dirlo- riannodare i fili della memoria e concepire una storia nuova. Un impulso così forte da riuscire a riconnettersi con la vicenda personale e con la vocazione di un territorio. Insomma,  mai sottovalutare la potenza delle origini!

Questa la genesi di Lottozero/Textile Laboratories che dal prossimo maggio punta ad avviare collaborazioni tra giovani creativi provenienti da tutta Europa e imprese nel settore del tessile, dell’arredamento, della moda, della gioielleria e del cuoio, per creare prodotti, progetti ed iniziative innovative: un progetto trasversale e sperimentale per natura. Ospiterà un co-working, residenze per artisti, mostre, in un’ottica di condivisione delle risorse e delle informazioni. Fino al 27 marzo, a supporto dell’acquisto dei macchinari per la produzione tessile, è stata lanciata una campagna di crowdfunding su Kickstarter. Arianna e un team di giovani artisti e designer italiani e europei – l’artista trentina Anna Deflorian, la designer tessile parigina Coralie Prévert, lo studio di grafica e design sudtirolese Studio Mut, l’artista e designer russa Nadezhda Grechina- hanno concepito una magnifica collezione di foulard in twill di seta e seta/modal, 100% Made in Italy. L’obiettivo economico non è lontano dall’essere raggiunto e tutti possiamo contribuire qui.

Verde di Prato ph Rachele Salvioli 3

Vi state inserendo in un contesto diverso da quello d’origine, la cui vocazione tessile -ancora distintiva, nonostante la crisi economica- è affiancata da un assetto sociale multiculturale.  Quali punti deboli e  quali punti di forza riconoscete in questo territorio?
Venire da fuori ha i suoi vantaggi. Anche se già conoscevamo quest’area, l’occhio “esterno” consente di cogliere aspetti forse meno evidenti per chi è stanziale: vediamo un potenziale enorme a Prato. Sento spesso criticare la produzione di bassa qualità portata avanti in condizioni terribili, ma non dovremmo però scordare che sempre qui sono attive aziende che realizzano prodotti bellissimi. Del resto il Made in Italy si è conquistato la sua fama per le peculiarità qualitative e il livello di innovazione, anche tecnologica e questa città ha fatto la sua parte. La multiculturalità di Prato -le comunità sono molte, non c’è solo quella cinese-  è un ulteriore tassello della sua ricchezza, una risorsa positiva che può proiettarci fortemente verso il futuro, se vissuta e ben gestita.

Tra l’altro la moda a prezzi accessibili -il cosiddetto “prodotto cinese”- pone questioni anche di natura ambientale, oltre ai problemi di ordine umanitario  e alla durata/resa in sé…
Esatto, diciamoci la verità: qual è la cosa più importante accanto al rispetto dei diritti umani? Nella lavorazione di questi prodotti, sia in Italia che nei paesi terzi, l’eco-logicità non è più un elemento trascurabile. Però, se tutti noi vogliamo continuare a comprare magliette a 2 euro, senza pensare a quale sarà il costo per l’umanità e per il pianeta, ecco che si delinea un problema di portata planetaria. Educare il consumatore è una sfida essenziale.

Avete in programma una prima mostra multimediale di inaugarazione  nel vostro “contenitore”. Sarà una delle novità per l’anno in corso a Prato, dove dopo un lungo intervento architettonico sta per riaprire il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. In questa porzione di centro Italia sono presenti molte realtà “forti” nel vostro stesso campo, dal Museo del Tessuto, sempre a Prato, fino alla Galleria del Costume e a Pitti Immagine a Firenze. Come vi inserirete in questo contesto?
Mi piace definire questa grande area metropolitana usando l’espressione tris: oltre a Firenze e Prato c’è anche Pistoia eletta Capitale italiana della cultura 2017. Il potenziale è pazzesco e c’è grande vitalità, grazie a musei, festival, fiere. Sinceramente siamo liete di trovarci qui, in questo momento storico. Per nostra natura siamo aperte al contatto con tutte le identità locali, anche quelle apparentemente non legate al nostro ambito. Oltre alla mostra, da ottobre 2016 in poi quando il laboratorio in piena attività, partirà il progetto delle residenze per artisti con designer, anche internazionali, che opereranno qui su nostro invito. Per ciascuno di loro proporremo una monografica “su misura”, a conclusione della permanenza in Lottozero.

Sede Lottozero ph Duccio Burberi 2

Gli architetti Quirin Prünster e Cecilia Gelli si sono occupati dell’intervento di recupero di Lottozero, progettando rispettivamente della fase iniziale l’uno e dei dettagli e della direzione lavori l’altra

Non posso che farvi un grande in bocca al lupo. Prima di salutarci, qual è la vostra cosabella?
Arianna: Un cerchio che si chiude
Tessa: L’entusiasmo

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Lottozero/Textile Laboratories
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