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 Anche se siamo ormai abituati alle dinamiche del sistema fast fashion secondo il quale ci sono nuovi arrivi e nuove capsule collection con cadenza quasi settimanale, ogni inizio stagione rimaniamo in trepidante attesa di vedere cosa proporrà Zara: dalle versioni low cost dei capi visti in passerella alle tendenze dettate dal brand spagnolo, sappiamo che i nostri stipendi subiranno un duro colpo.

Con le linee donna, Trf, uomo, bambini, casa sembrava che l’offerta di Zara fosse completa. Sbagliato. Perché se c’è una cosa che Inditex sa fare è anticipare i tempi, agire prima degli altri, leggere dei bisogni ancora in fase embrionale e trasformarli in business. La nuova linea Ungendered fa proprio questo: sfrutta la tendenza nascente della sempre minore distinzione tra capi maschili e femminili e crea una collezione di 16 capi basici versatili e interscambiabili. Unisex? Non direi. Vedo capi dai tagli prettamente maschili già ampiamente sdoganati sui corpi femminili, quelli che ogni donna ruba dall’armadio di suo padre, fidanzato, fratello oppure – perché no – va a comprare nel reparto uomo.

Secondo la stampa inglese per i millennials il genere non è più identificato in maschio e femmina ma in una gamma di possibilità più ampie, forzando un cambiamento estensivo nel sistema della moda che dovrà rendere meno definita la separazione tra capi prettamente maschili e femminili. Basta ricordare la recente azione di Target, colosso americano che ha dichiarato di voler rimuovere dai suoi negozi cartelli e colori che identificano settori dedicati a uomini, donne, bambini e bambine. Mentre l’abbigliamento per ora rimarrà ancora diviso per genere, tutto il resto non lo sarà: giocattoli e biancheria per la casa, ad esempio, non avranno distinzione tra genere. Lo scopo di Target è quello limitare la frustrazione di non sentirsi adatti quando si desidera acquistare un oggetto che qualcuno sembra aver deciso che non dovrebbe piacerti. Una bambola se sei un bambino, ad esempio.

 Selfridges, department store inglese, l’anno scorso ha sperimentato un pop up store di ben tre piani in cui la shopping experience era al 100% senza distinzione di genere, includendo non solo abbigliamento ed accessori ma anche fotografia, musica, film, home decor. L’esperimento è stato accolto con calore ed è servito a dimostrare un cambiamento reale e crescente, in cui la modalità di fare shopping è sempre meno dettata dal rispetto di canoni e preconcetti sociali.

Ecco quindi spiegata la mia riluttanza: mentre la mossa di Zara è apprezzabile, sicuramente progressista ed in grado di muovere le carte in tavola con gli altri colossi della moda mondiale, spero vivamente che la prossima collezione Ungendered  includa capi non solo tipicamente maschili prestati al guardaroba femminile, ma si muova verso una moda più unisex e rispettosa del corpo umano, qualsiasi forma abbia.

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