image

Da un titolo così ci si aspetta grandi cose, specie in un giorno come questo. Citazioni da cioccolatino, encomi ed elogi, trattati di antropologia da 500 pagine almeno. Nessuno si sogna di trovare il semplice diario di un poeta svizzero che scriveva come viveva e viveva come scriveva.

Di 80 piccole pagine è fatto il Diario del 1926 di Robert Walser, un autore sconosciuto ai più ma innamorato del romanticismo tedesco, capace di costruire senza sforzo componimenti come fossero mirabili gioielli, finissimi nella forma e acuti nel pensiero.

Adelphi, che lo pubblica per noi, l’ha ribattezzato così questo testo: Sulle donne, ma non perché, non ingannatevi, un autore per quanto sopraffino possa ingabbiarne l’essenza multisfaccettata in ottanta pagine. Piuttosto qui dentro di donne se ne trovano tante e tra loro serpeggia lo sguardo poetico e struggente di chi le descrive, denso di una sensibilità antica, volto per lo più a conservarne intatto il mistero.

L’amore è un incanto che nasce dalla meraviglia, si dispiega in una passeggiata di parole, disseminata di incontri dove l’animo non si cura di comprendere ma sta e contempla, nella speranza di rendersi utile all’ “altra metà del cielo”. La bellezza delle donne passa per uno spirito adolescenziale, nutrito dall’ammirazione incondizionata nei confronti di un ignoto che non smette di spaventare e del quale, tuttavia non si può fare a meno.

Che imparino gli uomini a conservare quello sguardo innocente, privo di pregiudizi e sentenze. Che si accontentino di servire quando non sono in grado di spiegare, di accudire quando non sanno proteggere, di ammirare quando non sanno distinguere una forza dirompente, diversa dalla loro.

Leggetelo questo libriccino, che risulta essere più moderno di tanti moderni, fate il tentativo di andare oltre il linguaggio e i contesti del passato, per cogliere un messaggio fuori dal tempo, il racconto di una infinita varietà di donne che non smette di affascinare, una splendida lettera d’amore che non pretende d’essere universale ma parla a tutte noi, ricordandoci che effetto facciamo e di conseguenza, chi siamo.