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Ho letto che Suffragette è un film che dovrebbero vedere tutte, soprattutto le ragazzine di oggi che non conoscono le fatiche e le lotte che sono servite a dar loro diritti, uguaglianza e voce. In realtà Suffragette è un film che dovrebbero vedere tutti, soprattutto i maschi.
Cosa racconta il film di Sarah Gavron? Delle lotte femminili dei primi decenni del Novecento, della vita complicata delle donne, escluse da ogni diritto di famiglia, sottopagate e masticate dalla vita, dalla fatica, dagli stupri compiuti da chi quel lavoro glielo dava. Parla di quella che pareva essere l’ineluttabile rovina che sarebbe derivata dal concedere il voto alle donne. Esattamente come oggi piace dire di altri diritti, di altre leggi “contronatura”. Ed è questo che fa più rabbia: realizzare che quello che sembrava immutabile meno di un secolo fa aveva radici e motivazioni che oggi, nonostante tutto, non si sono estirpate, si sono spostate. Gli “È sempre stato così”, “Dove andremo a finire”, funzionano oggi proprio come ieri funzionavano per i nostri diritti, che erano la Luna e che oggi sono ovvi.

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Suffragette è uno di quei film che non possono essere giudicati a prescindere dal messaggio che portano. O perlomeno io non lo posso fare, nonostante non sia un’amante dei film “educativi”. Si può forse criticare una certa sbrigatività nel liquidare le relazioni tra i personaggi e a tratti una leggera retorica. Ma è lo scotto da pagare quando il focus è un altro. Per questo non può che essere un film bello e appassionato. È bella la banalità accidentale attraverso cui la protagonista entra in contatto con l’Unione, il suo attivismo nato per caso si struttura nel corso del film e supera le difficoltà familiari, il marito, le dicerie dei vicini, delle vicine, gli arresti. La protagonista non è una ribelle, un’anarchica, un’ideologa. La protagonista è il frutto di quando ti rendi conto che una cosa è tua e non ce l’hai non puoi più farne a meno. È una cosa che non è solo tua, ma di tutti quelli come te. È anche per loro che lotti, anche per quelle che pensano che se il marito ti lascia ha fatto bene, te lo sei meritato. I diritti civili, dopotutto, sono questi, sono di tutti.
Cosa sappiamo noi delle suffragette? Chi ce le ha raccontate? Forse un box di un libro di storia o un’ora di italiano in quinta superiore se avevamo un’insegnante sensibile al tema (l’apostrofo è voluto). Insegna a far capire che nulla è scontato e che quello che è ovvio oggi non lo era assolutamente ieri. Fra quarant’anni banalizzeremo gli hashtag su Twitter come oggi si parla a stento dei cappellini e dei mazzolini di fiori delle suffragette.
Suffragette è un film che dovrebbero vedere tutti, perché quando le donne alzano la voce lo stupore è sempre maggiore, come il fastidio. I motivi sono sempre altri (tare mentali e isterie un tempo, minor self control o il ciclo oggi), per cui su, su basta calmarsi un attimo e tutto torna alla normalità. È la natura che ci vuole madri, casalinghe, per alcuni sottomesse. Qualche decennio fa era ovvio. Oggi no. Oggi serve raccontarlo, serve metterlo in chiaro perché se oggi vogliamo di più si deve ricordare da dove siamo partite e gli uomini devono stare dalla nostra parte. I diritti civili non minacciano nessuno, tranne gli stronzi. Dopotutto, i diritti civili sono questi, sono di tutti.
Suffragette è un film necessario, per tutti.

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Quello che spesso vien fuori durante la Festa Internazionale della Donna è una sorta di sospensione del quotidiano per un giorno. Un mix tra ritiriamo fuori dalle biblioteche un’autrice donna e parliamone e no io la festa della donna non la voglio festeggiare, tenetevi le mimose, non mi interessa rimarcare il mio essere donna, è tutto consumismo come San Valentino. In mezzo, gli uomini che ci provano con pensieri profondi su Facebook, le serate pazzeh con gli spogliarellisti e gli omaggi alla Casa del Detersivo. Andate a vedere questo film. Il marketing, che ha fatto uscire Suffragette in questi giorni, non è sempre così brutto e cattivo.