Perché negli Stati Uniti si discute ancora -se possibile, con ancor più vigore rispetto a qualche anno fa- dei limiti da imporre a aborto e contraccezione?

Perché il presidente degli Stati Uniti fa il suo giuramento sulla Bibbia. Perché è un paese estremamente religioso e sulle banconote ha stampato un bel “In God We Trust“.

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Sì, sarebbe facile rispondere in questo modo.

Nel paese dei due partiti troviamo qui due fazioni: Pro life e Pro choice. Già, pro scelta. Nell’America del capitalismo, della negazione quasi totale dell’ingerenza dello stato nell’economia del paese (o almeno, nella rivendicazione di questo diritto) chi è a favore dell’autodeterminazione della donna (come diremmo qui in Italia, tanto per complicare le cose) rivendica il suo diritto a fare ciò che vuole del proprio corpo.

Insomma, Stato, chi sei tu per dirmi se devo o non devo
(riempire puntini a scelta fra) :

– sposare una persona dello stesso sesso
– fare testamento biologico
– affittare il mio utero
– adottare da single

Sì perché tutte queste cose si possono fare in America, dove su molti temi ci superano in quarta.

Ma veniamo all’aborto. Negli Stati Uniti non è vietato abortire, ma alcuni stati l’hanno reso praticamente impossibile, con leggi assurde che impongono ad esempio limiti di ampiezza dei corridoi per le cliniche che praticano l’aborto e chiudono quelle non in regola, imponendo addirittura chilometri di lontananza fra le cliniche e le scuole (come se un ospedale dove si pratica un aborto fosse un bordello).

Prendetevi 16 minuti per guardare John Oliver che, con il solito amaro sarcasmo, riesce a fare il punto sulla situazione americana. E poi sì, indignatevi, quando sentirete l’infermiera ricordare il giorno in cui una donna che non poteva raggiungere la clinica troppo lontana dalla sua abitazione disse al telefono “ora ti dirò quali arnesi ho in cucina, e tu mi spiegherai cosa devo fare” o del giorno in cui hanno dovuto mandare via una ragazzina di 13 anni incinta – vittima di uno stupro-.

La scorsa settimana c’è stata una manifestazione -di quelle americane con i cartelli e la gente che cammina in cerchio- di fronte alla Corte Suprema- e trasmessa in diretta dal mag Refinery29 che si è schierato apertamente contro una legge che potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione in Texas, abbassando da 40 a 10 le strutture abilitate a praticare l’aborto.

“No woman should not have access to healthcare because of where she lives or how much money’s in her pocket”
Profilo Facebook Refinery29

L’assurdo è che nell’America dei diritti si vuole dare voce anche al diritto religioso, di chi crede che l’aborto sia un abominio, di impedire i diritti degli altri. Un po’ come la burocrate pazza furiosa che in Kentucky si rifiutò di dare il permesso matrimoniale a due uomini, perché contrario alla sua religione. L’America quel giorno si scandalizzò. Il Papa in visita negli Stati Uniti le andò a fare visita.

I Pro Life hanno una risposta a tutto. Non vuoi tenere il bambino? Dallo in adozione. I diritti di un feto sono più importanti dei diritti della donna che, per qualsiasi ragione (sì, qualsiasi, anche “non voglio un figlio ora”) decida di compiere una delle scelte più difficili. E qui entra in campo la contraccezione.

“The United States has one of the highest rates of unplanned pregnancies in the developed world, in part because we have not had universal coverage of birth control as is the case in much of Europe, which — shocker — has far fewer unwanted pregnancies.”
Lisa Bloom

Birth control. Già. Nel 2016 ancora non c’è una copertura estesa della contraccezione. Nel paese dei purity ring e dell’astinenza -non a caso- è nato 16 and pregnant.

Ma se negli Stati Uniti va avanti questa discussione, a suon di sentenze, in Italia il più grande problema è l’obiezione di coscienza, e quella purtroppo spesso non fa alcun rumore. Nella puntata del 17 gennaio 2016 di Presa Diretta (con inizio al min. 01:00:45) si è parlato di donne che sono arrivate a viaggiare per 800 km per trovare una struttura pubblica dove abortire. E ci sono città, come Ascoli Piceno, dove l’obiezione è dell’intera struttura: il 100% dei medici si rifiuta di applicare la legge.

Anche noi, come gli Stati Uniti, non vietiamo l’aborto, ma lentamente lo stiamo rendendo impossibile. (Importiamo l’erosione dei diritti, importiamo anche 16 anni e incinta.)

Per approfondire l’argomento:
– With Women’s Rights on the Line, Groups Demand Supreme Court #StoptheSham – Lauren McCauley, Common Dreams, 2 marzo 2015
– “It Was One Of The Hardest Decisions I’ve Ever Had To Make” – Kaelyn Forde, Refinery29, 2 marzo 2016
– Why the Hobby Lobby Decision Is a Stunning Setback for Women’s Rights – Lisa Bloom, HuffPost, 7 luglio 2014
– Obiettori di coscienza solo quando fa comodo – Chiara Lalli, Internazionale, 25 maggio 2015
Presa Diretta (con inizio al minuto 01:00:45) – Riccardo Iacona in studio, 17 gennaio 2016