A dicembre, il Pantone Institute, l’azienda statunitense con il più complesso sistema di produzione e identificazione colori, come consuetudine, ha eletto la tinta dell’anno. Per il 2016 ha annunciato un ex-aequo tra due nuances: Azzurro Serenity (Pantone 15-3919) e Rosa Quarz0 (Pantone 13-1520). Tale parità è stata motivata dal senso di benessere e serenità globale che proprio l’accostamento di questi due colori riuscirebbe a fornire.

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«Poiché i consumatori cercano equilibrio spirituale e benessere come un antidoto allo stress della vita moderna, accogliere colori che possano appagare psicologicamente il nostro desiderio di essere rassicurati sta diventando sempre più di vitale importanza. Insieme, Rose Quartz e Serenity, dispiegano un bilanciamento profondo tra un tono rosa, caldo e avvolgente e un blu più freddo e tranquillo, riflettendo in questo modo integrazione e benessere, così come un gradevole senso di ordine e di pace».

A parte gli entusiasti di professione e i trend-addicted a cui va bene ogni cosa, non abbiamo ben capito se ci sia stato effettivamente anche solo un essere umano nell’intero universo che si sia sentito rappresentato da questa proposta colori. Da un illustre team di esperti e professionisti che passano le proprie giornate a catalogare tinte e interpretare tendenze ancora embrionali in fatto di grafica, design, beauty e fashion, noi ci aspettavamo qualcosa di diverso. E’ vero, l’uomo contemporaneo è alla ricerca di tranquillità e benessere emotivo a causa di stili di vita compulsivi e nevrotici: basti pensare alla fiorente rinascita dell’artigianato e dell’handmade che a noi sta tanto a cuore. Proprio per tale motivo però non riusciamo a comprendere come la scelta sia ricaduta su queste due tonalità zuccherose: anziché ad un senso di perduta leggerezza, rimandano ad un mondo da fiaba, ovattato e fievole, nel quale rifugiarsi.

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Perché a noi il rosa quarzo e l’azzurro serenity al massimo fanno pensare ad una nursery, al Luna Park, ai Miny Pony, ai confetti, ai marshmallow, al vestito della Bella Addormentata Del Bosco uscito fuori dopo un isterico litigio a colpi di bacchetta magica tra le tre fatine pasticcione… Insomma a qualcosa di grazioso, ma poco autentico. E poi, nonostante i tentativi -discutibili- mostrati già in questi primi mesi dell’anno da molte case di moda e di design, ci risulta davvero difficile capire come gestire insieme questi due colori ottenendo un risultato credibile. Cosa conta alla fine? Non è l’efficacia su carta di una tendenza e quindi la sua teorizzazione, bensì la sua effettiva fattibilità nei diversi campi di applicazione.

Dunque, sottolineato il fatto che siamo convinte sostenitrici del rosa e che non ci aspettiamo una squadra di esperti che ci suggerisca, ogni anno, come vestirci o di quale tonalità pittare le pareti delle nostre case, da un’azienda che si occupa di tecnologia e che ha al suo interno una sezione dedicata alla ricerca e sviluppo pretendiamo però una lettura più attenta dei tempi che viviamo e, perché no, un’anticipazione di quelli che verranno. Una visione. E, sinceramente, non ci vogliamo credere che nel nostro futuro prossimo avremo bisogno di vestirci come Barbie o assumere Polly Pocket come home-stylist.

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Per questo motivo, come anticipato qui, sposiamo la (contro)proposta di AkzoNobel, azienda olandese leader nel campo di vernici e rivestimenti. Nello studio Colour Futures 2016  ha eletto come tonalità dominante per quest’anno la nuance giallo oro, più una palette coordinata con 10 colori che mostra come combinarlo in chiave contemporanea. “Il giallo oro è abbastanza brillante per attirare l’attenzione – ha dichiarato Heleen van Gent, responsabile Global Aesthetic Center di AkzoNobel – ma rimanda in modo sottile alla storia e al patrimonio. Quindi rappresenta una fusione di passato, presente e futuro.”

 

E se fosse questa la risposta cromatica all’isterìa contemporanea? Cari amici di Pantone, meditateci su. Noi, per quest’anno, abbiamo scelto.