PJ Harvey

Fibrillazione: è lo stato d’animo prossimo alla primavera; anzi, al Primavera (Sound). Sì, perché se ufficialmente mancano ancora tre mesi all’evento musicale dell’anno, in pratica è già marzo, la bella stagione è alle porte, la nostra golosità di luce è pronta ad andare in iperglicemia e, insomma, Sara svegliati è primavera. Non importa se il Paese reale è alle prese con il maltempo, con le grandinate e con gli acquazzoni tipici più d’Albione che dello Stivale: Primavera Sound is coming, perciò ci siamo prese tutto il tempo necessario per mandare a memoria la lineup e per giocare al celo-manca con i concerti in programma. Perché l’attitudine da control freak va coltivata con la stessa folle pervicacia con cui un eschimese riuscirebbe a rendere rigogliosa una Nepenthes lowii dentro un igloo.

PJ Harvey

È bastata una sbirciata appena per capire di doverci stampare mentalmente un “save the date” scolpito a caratteri cubitali: sabato 4 giugno abbiamo un impegno con PJ Harvey in terra catalana. Per le date italiane, invece, serve aspettare. Perché basta aspettare, giusto?
Il 15 aprile, intanto che aspettiamo, uscirà il suo The Hope Demolition Project, diretto successore di quel discone che è stato Let England Shake.

The Wheel è il primo estratto, il singolo esce ufficialmente il 4 marzo e racconta di una Polly Jean che non ha mai perso uno sfrontato spirito girly, fanciullesco e guerrigliero.
Proprio la guerra è l’ossessione che non dà pace a Ms Harvey, reduce da un’esperienza dei Paesi più martoriati dai conflitti più recenti, come Kosovo e Afghanistan. «And watch them fade out» è il mantra della PJ Harvey del 2016, splendida quarantaseienne che già con The Wheel è come se avesse voluto puntualizzare che lei, a differenza di altre (e di altri), non rinuncerà tanto facilmente alla chitarra elettrica e ai riff grossi, ruvidi e sporchi come gli omaccioni con cui, tempo fa, condivise le Desert Sessions.
The Hope Demolition Project corona un momento artistico di grande fermento, che ha lambito anche le sponde della letteratura con la pubblicazione di un volume di poesie, The Hollow of the Hand, a quattro mani con Seamus Murphy. E l’ellepì ufficiale numero nove di PJ Harvey si annuncia come un disco fortemente partecipato, tanto da essere stato “aperto al pubblico” attraverso una art installation multimediale a Londra, Recording in Progress, un vero e proprio temporary studio concepito ad hoc per il coinvolgimento degli spettatori nelle registrazioni.

PJ Harvey

E il nove è proprio un bel numero, non trovate? Non sarà forse quello con cui un’artista possa decidere di iniziare a fare cose radicalmente originali (giacché, tanto, l’originalità a tutti i costi non è certo la cifra stilistica di PJ Harvey), ma è, comunque, un buon podio dal quale continuare a fare un rock flessibile come un giunco e paziente come il granito.
Ordunque, alleniamoci: The Wheel finisce nella playlist con cui andare a correre mentre le giornate si fanno sempre più lunghe (e più belle). Ricordate: 4 giugno. In fin dei conti Leonardo DiCaprio ha atteso quasi vent’anni per un Oscar, che cosa saranno mai per noi tre mesi appena?