Discoteca anni Novanta, una coltre densissima di fumo che copriva gradevolmente l’odore di umanità e di muffa, un organismo ondeggiante fatto di giovani ruggenti con ciuffi cotonati in delirio sulle note di “What is love”. Eccomi, appoggiata al bancone con bel bicchierozzo di Gin Lemon, la mia scelta da dance. Io, pecora nera con bicchiere bianco in mezzo ad una folla di bicchieri marroni trionfo di Coca e Rhum. Non che mi sia mai fatta troppe domande ma ho classificato la mia bibita alcolica come di nicchia o comunque non mainstream in un mondo di giovani divoratori della notte (col senno del poi, visto il disco di diamante del Gin, evidentemente frequentavo looser arrogantemente out). Immaginate il mio stupore in questi ultimi anni quando il Gin ha fatto strada fino ad arrivare ad essere in assoluto il distillato per eccellenza nel panorama dei cocktails. Ovunque sbocciano come violette carte dei Gin o addirittura Gin Bar.

Banco del Gin, Timout Mercado Da Ribeira, Lisbona

Banco del Gin, Timout Mercado Da Ribeira, Lisbona

Ha spaccato, è stato riconosciuto come un vero Dio e declinato in mille e più interpretazioni. La portata del fenomeno è tale da chiedersi la ragione di questo successo. Certo è indubbiamente un distillato rotondo, versatile, aromatico e speziato, malleabile al punto giusto a renderlo partner ideale in mille cocktail ma è anche spigoloso, importante, molto selettivo. Perché proprio lui ha vinto? Perché è diventato la panacea di tutti i mali? Come spesso accade con un tuffo nel passato si può dare un senso al presente. La storia del Gin ha origini lontane, nel 1658 per la precisione. Il Dottore in farmacia Franciscus Sylvius de la Boe di Leida con l’obiettivo di creare un medicinale potente capace di purificare il sangue e curare gotta e malattie reumatiche diede vita al Jenever, antenato del Gin tutt’ora prodotto. Il tonico era il frutto della distillazione di cereali e botanicals con bacche di Ginepro in pole position. La corroborante bevanda si diffuse rapidamente e grazie alla flotta Olandese venne esportata in tutto il mondo trovando terreno fertile soprattutto in Inghilterra dove acquisì le caratteristiche della variante più popolare, il London dry Gin. L’expertise scozzese nella distillazione, infatti, trasformò il jenever nel primordiale Gin più rotondo e secco. La facilità della distillazione e la libertà nella ricetta (il numero e la tipologia di botanicals sono a discrezione del distillatore) lo resero rapidamente popolarissimo, tanto da diventare la bevanda ufficiale della socialità per tutti i ceti. Si beveva Gin sempre, ad ogni occasione, come benvenuto, commiato, brindisi e tonico. Si dice che fu proprio lui a creare una nuova modalità di consumo nei locali, la bevuta al banco per non far perdere tempo agli estimatori di passaggio. Alcuni pub addirittura avevano una piccola fessura su una finestrella, antesignani Mc Drive, in cui inserire una moneta per ottenere uno shot di gin. Chiunque poteva produrlo, anche nella propria dimora (i meno abbienti lo distillavano nella vasca da bagno). Il suo basso costo e l’amabilità lo resero un vero e proprio fenomeno che creò non pochi problemi di alcolismo e spodestò il primato della birra. Tutti lo amavano e lo reinterpretavano, dando vita e infinite varianti e sfumature. Più di trecento anni dopo ecco la storia ricalcare le proprie orme. Il Gin spacca e spopola, è svoltoso (potrei mandare all’Accademia della Crusca questo termine coniato anni fa, magari se allego uno shot di Gin mi prendono in considerazione non essendo più un’infanta). Le varianti sono infinite e gli estimatori sono feroci.

Gin botanicals

La mancanza di un “disciplinare” che ne identifica gli ingredienti o i processi fa sì che i vari produttori possano giocare creando versioni uniche e speciali. L’anima la danno le bacche di ginepro, sono loro a fulminare le nostre papille facendo aprire il capitolo Gin nei nostri sensi. I botanicals più utilizzati sono la liquirizia, la cannella, gli agrumi, l’anice, il finocchio e il cardamomo ma possiamo trovare anche il rosmarino, il basilico, la curcuma e i fiori. Ce n’è davvero per tutti i palati.

E come si consuma oggi questa smisurata scelta di Gin? In un bel ballon riempito con cubetti di ghiaccio (la maggior superficie e la bassa temperatura ritarda il dissolversi delle bollicine ed esalta gli aromi regalando intensità al vostro drink), con una freschissima tonica e con una nota di “tutticosi” detta anche creatività. Benvenuti nel regno del potentissimo Gin Tonic 2.0. E’ il suo momento e la ricerca della ricetta perfetta spinge bartender ed estimatori alle più estrose sperimentazioni. Probabilmente vi starete chiedendo dove risieda tutta questa libertà d’azione essendo la tonica abbastanza neutra e il “tutticosi” enigmatico. Partiamo del presupposto che ad oggi esistono infinite tipologie di toniche (se considerate che esistono carte smisurate di acque naturali non avete di che stupirvi) e ciascuna può unirsi ad un determinato Gin per partorire un’esperienza unica. A completare le mille e più variabili di gusto arrivano gli infiniti tocchi che si possono aggiungere. Parliamo di spezie, frutti, aromi che vanno ad esaltare o contrastare i botanicals del gin. Bacche di ginepro in primis poi cetriolo, pepe rosa, liquirizia, cardamomo, pompelmo rosa, frutti di bosco, rosmarino, basilico, angostura, anice stellata, cannella…

Gin and tonic garnished with lime

Per non saper nè leggere nè scrivere potete provare con le bacche di ginepro ma se pensate di potervi appassionare, o anche solo per sperimentare, vi lancio qualche suggerimento che unisce una selezione di distillati di mio gradimento abbinati ad ingredienti che ne esaltano le caratteristiche: 1 dose di Gin e 2 di tonica se avete attività da svolgere, se mi siete più lascivi 50 e 50.

Gin Mare, tonica classica, basilico e scorza di limone oppure buccia mango e pepe nero

Gin Monkey 47 tonica alla lavanda (Schweppes) scorza d’arancia e stecca di vaniglia oppure tonica Q e vaniglia

Gin Bombay Sapphire, tonica classica, scaglie di zenzero e menta

Gin Caorunn (scozzese) tonica Fentimans e salvia

Gin Beefeater, limone, bacche di ginepro, tonica classica

Gin Tanqueray, tonica classica, zest di limone, ginepro e arancia

Gin Hendrix, tonica classica, fetta di cetriolo e petali di rosa se proprio volete spaccare

Gin Oxley, tonica classica (o al pepe rosa – Schweppes) pepe jamaicano e limone

G’vine (fatto con distillato d’uva) tonica classica, cardamomo, uva rossa e zenzero

Gin Brockmans, tonica classica, mora e lampone

Gin RobyMarton, tonica classica, pepe rosa e salvia

Direi che avete materiale su cui lavorare e se non siete ancora fan lo diventerete presto. Avete ancora dubbi? Sappiate che il Gin Tonic è davvero un toccasana e come il non talco di Pollon saprà darvi l’allegria. L’hanno inventato i soldati dell’esercito inglese in India, per mitigare il disgusto del chinino anti-malaria e ha funzionato, non può che portarvi giovamento. Cosa saranno mai i vostri piccoli crucci al cospetto della malaria??