“La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è saturo.” (Rita Levi Montalcini)

Nonostante la nostra contemporaneità, l’essere entrati nel nuovo millennio, essere super tecnologici e all’avanguardia nella comunicazione, nella scienza, nella medicina, nel rendere tutto a portata di un solo “click” anche solo rimanendo seduti comodi a casa; nonostante tutto questo ci sono ancora tematiche e situazioni che rimangono, come dire, un po’ obsolete, assopite. Tra queste, sicuramente il ruolo della donna nella società, soprattutto nell’ambito lavorativo, continuamente sminuita rispetto al maschio (il cosiddetto alfa, “capobranco”). Una società in cui si tende a “sottomettere” la donna nelle decisioni, nei ruoli, nel trattamento economico. Una donna certo può lavorare ma prima di tutto deve essere una compagna, una moglie, una madre, un “porto sicuro” in cui lasciare gli ormeggi alla fine di una giornata. Una visione un po’ stereotipata se vogliamo, le nostre nonne forse erano cosi, più dedite alla famiglia che alla propria realizzazione professionale, ma per molte donne la realizzazione professionale è anche una realizzazione personale e umana. Amare quello che si fa come una propria estensione di quello che si è, una “famiglia” appunto.

Ed è proprio su questo aspetto che indaga il progetto QUASI FELICITA un web-documentario realizzato dalla cooperativa Camera Sud che racconta la storia di dieci donne della Puglia che lavorano, dieci esempi di resistenza e creatività. Il racconto di donne, come tante, che vivono e fanno progetti ma soprattutto che non hanno rinunciato – nonostante le difficoltà – a perseguire la realizzazione di una personale identità umana e professionale. Scopriremo così realtà particolari, lavori importanti e molta creatività.

quasilafelicitàPer capire un po’ più da vicino QUASI FELICITA’ ho fatto qualche domanda a Gianluca Sciannameo tra i referenti e ideatori del progetto.

C.B Ci puoi dire due parole su chi siete, come vi siete uniti in questa particolare avventura e come nasce e si struttura il progetto “Quasi la felicità”?
G.S «Camera a Sud è una cooperativa che si occupa di produzioni audiovisive, formazione e videoricerca utilizzando gli strumenti multimediali per raccontare i progetti, il lavoro e le passioni di singoli o gruppi – impegnati a vari livelli sul territorio – ma che non godono di grande visibilità. Quasi la felicità nello specifico è un web documentario che nasce nell’ambito del più ampio progetto No Gap: donne e lavoro in Puglia vincitore dell’avviso pubblico Giovani per il sociale. Abbiamo scelto la forma del web documentario perchè si tratta di un paradigma narravo che Camera a Sud predilige per la sua capacità intrinseca di diffondersi velocemente , essere fruito più agevolmente e per la possibilità di rendere più concreta la condivisione dei vissuti, favorendo negli spettatori l’immedesimazione con i racconti delle protagoniste».

Come sono state selezionate le storie, le donne che prendono e danno vita a questo documentario?
«Dipende. Alcune erano nostre conoscenze personali ancor prima che il progetto venisse concepito; altre le abbiamo incontrate in determinate circostanze di vita privata, come Daniela (l’ostetrica), e in queste occasioni ci avevano colpito e le abbiamo ricontattate. Altre ancora, ad esempio Luana, siamo andate a cercarle e a conoscerle perché avevamo sentito parlare dei loro progetti, e ci piacevano. Cercavamo in sostanza storie di donne, di resistenza e di creatività che si fossero sviluppate nel nostro territorio nonostante le difficoltà del contesto storico e della condizione socio-economica. Molte di queste storie, abbiamo poi scoperto, sono quasi tutti viaggi di ritorno alla propria terra d’origine, senza che questa traiettoria sia concisa con il pensiero di aver fallito la vita».

quasilafelicità-donneAvete incontrato delle difficoltà lungo il percorso? Mi riferisco anche alla disponibilità delle persone ad aprirsi e a parlare della loro vita; ci sono state più aperture o chiusure?
«Tutte le protagoniste sono state immediatamente aperte e disponibili a raccontarsi e a parlare anche di situazioni di vita piuttosto dure o di dimensioni di fragilità, vissuti che più o meno tutti tendiamo a proteggere e a non mostrare nella quotidianità».

Quanto il tempo per la realizzazione, dall’ideazione alla concretizzazione?
«Una volta che il progetto più ampio No Gap è stato approvato, la realizzazione di Quasi la felicità ha richiesto circa nove mesi di lavoro, più o meno il tempo necessario a portare a termine una gravidanza».

quasifelicità-progettiIl progetto è tutto autofinanziato o avete avuto l’aiuto e il sostegno da altri partner al progetto?
«Quasi la felicità – essendo inserito come già detto nel progetto No Gap vincitore di un bando – è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Hanno collaborato alla realizzazione del progetto l’Associazione Il Grillo da sempre impegnata a sviluppare le relazioni culturali nel nostro territorio e la Cooperativa sociale Iris che si occupa di educazione storico-culturale e ambientale».

quasifelicità-passioniTra le frasi che mi hanno colpito leggendo nel vostro sito c’è anche il “kit didattico”. Ci puoi spiegare un po’ più nel dettaglio come funziona, a chi lo proponete?
«Il kit didattico è la parte “operativa” di Quasi la felicità, che stiamo già proponendo alle scuole. Si rivolge direttamente a insegnanti ed educatori, ed è concepito come guida per la visione del web documentario nelle classi. Nel kit didattico è possibile reperire una serie di materiali (schede attività, bibliografia, filmografia) e spunti per fare laboratori e approfondire questioni connesse alla tematica donne e lavoro».

Sono in previsioni progetti futuri?
«Quasi la felicità è un progetto per sua stessa natura aperto e costantemente in fieri. L’idea per il futuro – anche prossimo – è quindi quella di trovare altre giovani donne che si raccontino tramite il nostro web documentario. Una delle nostre speranze è che siano le stesse classi coinvolte nella visione di Quasi la felicità a produrre altre interviste e quindi a raccontare nuove storie. Rimaniamo – per quello che ci riguarda – aperti anche a stimoli e segnalazioni dall’esterno che ci suggeriscano altre vicende umane e nuovi incontri».

Quasi Felicità appare dunque con una vera e propria identità. Come una vita nasce, si evolve, matura e raccoglie continuamente nuovi imput esterni, sperando nella collaborazione e nella testimonianza sempre maggiore di nuove persone.

Seguite il progetto su www.quasilafelicita.it e sulla pagina FB quasilafelicita