Erri De Luca -  I pesci non chiudono gli occhi

Erri De Luca
I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI
Peso: 150 gr.

“Mi stava giusta quella scarsità, metteva una premura nelle nostre faccende”.

Come le storie di letteratura americana, che “andavano per le spicce, niente introspezione ma racconti di uomini e di spazi”, le storie di Erri De Luca non sprecano parole. Poche, ma che guardano lontanissimo, parole che provengono da mamma, nonna e zia e che formano le sue “frasi scritte che non sono più lunghe del fiato che ci vuole a pronunciarle”. I racconti di Erri De Luca sembrano aria, un venticello leggero, eppure sono sporchi della terra di Napoli, zuppi del mare di Ischia, “sono l’odore del corpo che assorbiva il sale… Faceva parte dell’odore del mondo”.
I pesci non chiudono gli occhi, nessuno dovrebbe, specie quando si bacia, occhi e bocca mezza aperta dalla meraviglia. Come Erri bambino, a cinquant’anni di distanza dallo scrittore, che ammette a se stesso di aver sbagliato a considerare l’amore dei libri che avrebbe capito solo da quel bacio in poi. In questo minuscolo libro di sabbia Erri De Luca ripercorre la sua infanzia sull’isola di Ischia, quando decide di diventare grande, perché “L’infanzia smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni”. Ed effettivamente la sua piccola forza ai remi serviva ai pescatori in qualche momento della pesca, che era un momento che si muoveva pianissimo, scandito da poche parole qua e là, come “scogli staccati e molte onde in mezzo”. Un rifugio per Erri, che si sentiva grande e si obbligava ad essere una persona nuova, a fare i conti con la giustizia, seppur piccola, in una questione di liti per gelosie tra ragazzini.

Erri De Luca pesa le parole, e sembra che non pesino niente in realtà, questo perché l’esattezza del significato porta semplicemente a un’unica precisa soluzione, come l’enigmistica, che all’autore “ha fornito la dote giocoliera necessaria alle parole”. Alla precisione delle sue parole si aggiungono i colori unici della città di Napoli e della sua lingua. “Il napoletano sa frustare”, è acceso di una passione che rende la città il “circo maggiore al mondo”.
I pesci non chiudono gli occhi raccoglie in poco spazio molto di più dei ricordi di un’estate da decenne dell’autore, basta una pagina per rivivere la guerra, le rivoluzioni, il Neorealismo, la neve, l’America e i bambini di Napoli che andavano “a raccogliere la cera colata dalle candele in chiesa”. Memoria, esperienza, ma soprattutto “esclusione”, che è “gran parte del vocabolario di chi scrive storie”. C’è moltissimo, detto con le parole che bastano, quelle che a De Luca “venivano su svelte, a bollicine”.
A dieci anni e cinquant’anni dopo, Erri De Luca e tutto quanto in mezzo, con le parole essenziali. Il ricordo di un’estate e le tracce di una vita. I pesci non chiudono gli occhi scorre in fretta, ma anche pianissimo.

“Mantenere: a dieci anni era il mio verbo preferito. Comportava la promessa di tenere per mano, mantenere.”