A edizione conclusa, il rito prevede una rapida scorsa ai comunicati stampa e agli innumerevoli articoli per farsi un’idea su dati e numeri di Artefiera 2016, che ha chiuso da poco la sua 40esima edizioneInsomma, 40 anni sono tanti o sono pochi?

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Tutto è relativo, ma ciò che sembra esser certo è che più va avanti negli anni, più Artefiera pare rinverdire: apprendiamo che i visitatori aumentano anche quest’anno, il pubblico anche non strettamente esperto si fa curioso, su Instagram c’è tutto un mondo sotto l’hashtag #artefiera2016, il collezionismo internazionale e la stampa di settore percorrono in su e in giù i padiglioni accanto a studenti, blogger, storyteller, appassionati di arti visive, giovani collezionisti o semplici curiosi. Artefiera si conferma la più grande realtà italiana del suo settore.

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Il taglio del nastro di giovedì 28, ha portato in città come ogni anno questo via vai allegro ed eterogeneo, dalla parlata spesso straniera, e un fermento lievemente concitato per un massivo calendario di eventi che ha coinvolto l’intero centro città – ma non solo, basti pensare alla collaborazione con il MAST e l’Opificio Golinelli, due strutture dalle eccellenti proposte culturali e formative, che ad Artefiera hanno partecipato con attività dedicate ai collezionisti privati e con belle mostre aperte al pubblico. Il bollone rosso di Artefiera, tondo, familiare e onnipresente, ci ricorda che l’ultimo weekend di Gennaio non sarà il solito fine settimana invernale. Sarà tutto un “Ci vediamo alla vernice”, “Ci vai all’inaugurazione?”, “Sono al MAMbo poi passo al FRUIT“, per cui teniamo duro.

artefiera2016_cosebelle_20E a tutto questo movimento ha contribuito senz’altro anche la felice convergenza con le date del FRUIT, la manifestazione bolognese dedicata all’editoria indipendente e alle arti grafiche, che ha riempito i saloni di Palazzo Re Enzo culminando con il party Night Juice di sabato 30 gennaio, la notte della Art City White Night.

Quest’anno, nel mezzo del turbine di eventi che accompagnano sempre ArteFiera, c’era anche la possibilità di guardare in anteprima nazionale River of Fundament, l’ultima fatica del videoartista Matthew Barney, per i 500 fortunati che sono riusciti ad aggiudicarsi un biglietto. Ma qualora sei ore di film non fossero state nelle vostre corde, l’offerta di Art City sarebbe venuta in vostro soccorso. Da qualche anno a questa parte infatti il rapporto tra ArteFiera e la città di Bologna si è stretto ancora di più, con la creazione di un programma piuttosto nutrito e vario di eventi satellite a supporto della manifestazione madre, che va sotto il nome di Art City, e che invita le realtà del centro storico come gallerie, musei, teatri, laboratori, spazi espositivi a partecipare alla grande mostra a cielo aperto della Art City White Night, durante la quale bolognesi, turisti, giornalisti e gli avventori tutti di ArteFiera si riversano per le strade, spostandosi diligenti da un vernissage ad un altro, o da una capatina a SetUp a una festa, o semplicemente attardandosi per strada o nei bar, a godersi il brusio di una città allegra in una notte di gennaio. E ce n’era davvero per tutti i palati e in ogni luogo, dalle sale solenni della Pinacoteca aperte fino a tardi al dj set in cui si capita per caso.

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Immancabile ormai dal 2013 è anche SetUp, la fiera indipendente che apre le porte al calare del sole, negli edifici riqualificati dell’Autostazione di Bologna, che per l’occasione sono tramutati in una mostra continua e labirintica, in cui nessuno spazio, neppure il più piccolo, viene lasciato al caso. Artisti e curatori under 35 in ogni galleria presente, qui trovano la loro casa, in un clima più informale ma non per questo meno interessante. E con un sempre più ampio calendario di talk, performance e incontri.

Una delle cose che colpisce immediatamente è che quest’anno, forse anche più del precedente, sembra non esserci stato nessuno in città che non fosse interessato a una sbirciatina in zona Fiera. L’impressione, anche da un exit poll estemporaneo tra amici, è che tutti o quasi abbiamo fatto “un salto” ad Artefiera. Chi non colleziona, chi non acquista, chi non lo fa ma vorrebbe, chi è amante dell’arte contemporanea o del Novecento italiano, e chi semplicemente curioso.

Si parlava quest’anno di artisti giovani, perché le gallerie coinvolte sono state invitate a presentare installazioni e lavori di artisti under 40, con l’obiettivo di fornire uno sguardo più compiuto sulla produzione più recente, e soprattutto anagraficamente più fresca. Quest’anno l’aumento di adesioni ha portato il direttivo ad aggiungere un terzo padiglione, il 32, leggermente defilato nella posizione rispetto ai due principali.

Cosa c’era insomma ad ArteFiera? Installazioni che strizzano l’occhio all’osservatore, e alla condivisione social – quando non direttamente al selfie – si alternano ai grandi maestri del Novecento italiano e il panorama è eterogeneo e l’insieme può sopraffare chi non ha familiarità con i linguaggi (ma pure chi un po’ ne ha). E però è troppo forte la tentazione di guardare un po’ più in là oltre il quotidiano, e lasciare che questo linguaggio semi sconosciuto, spesso bizzarro e fatto di materie e forme sorprendenti ci travolga. Perché in fondo ci diverte, in un’accezione pascaliana del termine.

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E sempre più ci si sente “i benvenuti”, si mette da parte la deferenza verso manifestazioni di questo tipo strettamente pensate per gli addetti ai lavori, dal momento che queste stesse sembrano guardare verso un pubblico che non è più solo quello del collezionismo di alto livello. E questo senza contare che ArteFiera è probabilmente tra le maggiori realtà internazionali del settore, sicuramente la più grande e longeva in Italia, e i numeri di questa edizione ci fanno sperare in belle sorprese, magari una nuova rotta o semplicemente la (ri)scoperta della propria vocazione, traendo ispirazione e slancio positivo da una attenzione sempre crescente, e anche da questi tempi incerti.