una-petizione-chiede-di-riconoscere-gli-assorbenti-come-beni-essenziali-1432568445

Che in questo Paese si riesca sempre a buttarla in caciara non è una novità. Dal tema più spinoso e settoriale a quello più banale, all’italiano piace parlarci su, dibattere, attardarsi quei dieci minuti al bar per dire la propria. In principio era il calcio, lo sport nazionale, poi la cosa ha sbrodolato prima grazie ai talk show, (ormai uno a sera) poi grazie ai social network. È qui che ognuno, annoiato nel tram o attendendo il proprio turno dal dentista, libera la sua visione del mondo. E ovviamente la regola aurea di Nanni Moretti «Io non parlo di cose che non conosco» viene puntualmente disattesa.

A seconda di quale sia il “tema caldo” si diventa esperti di economia globale, antiterrorismo, cinema, letteratura, spending review, tennis, meccanica quantistica, medicina. Ovviamente le soluzioni sono sempre lì, davanti agli occhi di tutti, soltanto che chissà perché non vengono mai prese per buone da “chi ci governa”. È così che hanno reagito tantissime persone quando Giuseppe Civati ha proposto di rendere gli assorbenti “beni di prima necessità” abbassando l’Iva dal 22 al 4 per cento.
I problemi sono altri, ci mancherebbe altro. Ma allora perché scaldarsi? Perché perdere il proprio preziosissimo tempo per dire la propria anche su questa banalissima cosa? Fa ridere che si parli di ciclo mestruale in Parlamento? Fa ridere che il primo firmatario di questa proposta di legge sia un uomo (cofirmatari sono Maestri, Pastorini e Brignone, unica donna, da poco parlamentare entrata per sostituire il dimissionario Enrico Letta)? Oppure fa schifo il mestruo, ancora tabù e causa di infiniti nomignoli e fughe in bagno? Oppure ci si stupisce che qualcuno si domandi quali siano i problemi delle donne quando sono un po’ più dolcemente complicate del solito?
Si potrebbe poi dire che con il 18% in tasca non si cambia il mondo, non si esce a cena e tantomeno non si debella la povertà. Ma allora perché farla tanto lunga? Perché parlare di cose che non si conoscono e non con uno spirito di curiosità, ma con la sicurezza di essere sempre nel giusto? Certo, ci sono altri problemi e ce ne sono pure di più gravi. Ma il Parlamento si occupa di tutte le leggi, non soltanto di quelle che servono a salvare il mondo.
Come qualsiasi donna so benissimo quanto costano gli assorbenti (e quanto costino poco in altri paesi), quanto la qualità sia fondamentale per sentirmi “asciutta e pulita” e quanto inquinino, dato che la maggior parte deve essere smaltita nell’indifferenziato. Per questo è fondamentale renderli più economici, dato che gli strumenti ci sono, e meno impattanti sull’ambiente.
Ogni mese ho utilizzato assorbenti almeno 5 giorni al mese e da circa due anni utilizzo la coppetta. Sono un bene di prima necessità perché senza di quelli non posso andare in ufficio, prendere un treno, fare palestra o semplicemente stare a letto a guardare “Il diavolo veste Prada” mentre eccedo in Pan di Stelle. Per questo gli assorbenti (e i tamponi e le coppette ma anche il latte artificiale e i pannolini per bebè, che fanno tutti parte di questa proposta di legge) costituiscono le principali necessità di chi, nella sua quotidianità, affronta queste situazioni e non vuole fare gesti dimostrativi à la Kiran Ghandi.
Credo, talaltro, che il fatto che non facciano già parte di questa – ben nutrita – lista di beni primari sia per due motivi principali. Il primo è questione meramente temporale, dato che tutti sono dei prodotti relativamente moderni (nonostante sia stata aggiornata nel 2000, ma facciamo finta di nulla). Mia madre usava i panni, e i pannolini dei neonati di poco più di trent’anni fa erano davvero ingombranti, altro che “nasce cresce corre”, c’era da aggiungere “inciampa”. Il secondo perché – manco a dirlo – questi sono beni per donne o comunque affiliati alla sfera femminile e quindi lontani anni luce dai signori in giacca e cravatta che per decenni hanno occupato in quasi completa solitudine le sedute dell’emiciclo.
Dunque non si tratta di concentrarsi su altri problemi più gravi e più veri tralasciando questo. Si tratta di rimediare senza perdersi in troppi dibattiti o commenti su Facebook a qualcosa rimasto colpevolmente fuori da una lista di cui dovrebbe già fare parte, tra le olive in salamoia e una carta geografica. E ora passiamo al prossimo tema caldo, per favore.

Qui trovate il link per firmare la petizione su Change.org