Abbiamo bisogno di leggerezza, di liberarci dal peso degli affanni inutili, dal tutto&subito che vuol dire inerzia, dalle notizie approssimative gridate con violenza. Sono sicura che non sopravviveremo ancora molto in questo mondo opaco che ha smesso di credere ad ogni cosa, che non insegna, anzi deride, il potere educativo del volo e della pazienza. Ho così pensato che per augurarci un buon Natale si avesse bisogno di un’ode alla leggerezza, della poesia gentile fatta a mano di Donata Curtotti di Le Bianche Margherite.

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Cosebelle Mag: Ciao Donata, tu rappresenti una delle più brillanti esponenti italiane della wired art: Ci spieghi in cosa consiste questa arte e come ti sei avvicinata?
Donata Curtotti: L’arte del fil di ferro affonda le sue radici nella storia delle tradizioni popolari. Il fil di ferro veniva utilizzato per costruire oggetti di uso quotidiano, cesti per trasportare le uova, le patate o per lavare l’insalata, gabbie e trappole, museruole, o per ingabbiare i piatti rotti in modo che potessero essere ancora utilizzati a lungo. Erano gli uomini nelle sere d’inverno ad intrecciare i fili per costruire gli oggetti. Piano piano si sviluppò una vera e propria arte, agli oggetti di uso comune si affiancarono quelli squisitamente decorativi come alzate, candelabri, cesti da corredo, cornici, giocattoli… Nel nord Europa e in Francia l’arte di modellare il fil di ferro e’ molto diffusa, ci sono tante artiste bravissime che mi sono state di stimolo a provare. Proprio le potenzialità creative di questo materiale umile mi hanno affascinata e incuriosita a tal punto da farmi prendere in mano le pinze per provare a tirar fuori da un semplice fil di ferro un’emozione.

CB: #conunsemplicefildiferro è l’hasthag che sui social utilizzi per i tuoi lavori, ma realmente questo materiale non è così semplice da addomesticare e trasformare in storie… Quali sono le fasi creative che stanno dietro ad ogni tuo manufatto?
DC: E’ vero, non è così semplice il primo incontro con il fil di ferro, bisogna avere un po’ di pazienza e non arrendersi. Ho iniziato da autodidatta, con curiosità ed entusiasmo, manipolare il fil di ferro aveva un effetto zen, di calma e rilassamento. Dietro ai miei lavori raramente ci sono disegni o bozzetti, l’idea che ho in mente si traduce direttamente in fil di ferro. Utilizzo solo pinze e tronchese, avvicino al ferro materiali altrettanto semplici e basici come la carta, il tessuto e la trasparenza del cristallo, cerco di tirar fuori qualcosa che emozioni me per prima.

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“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” Italo Calvino

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CB: Grazie soprattutto al web, ogni giorno, scopriamo interessanti realtà di autoproduzione e veniamo a contatto con professionisti che hanno trasformato il loro hobby handmade in un vero e proprio lavoro. Pensi stiamo davvero assistendo ad una consapevole riscoperta del fatto a mano e ad una rivalutazione del lavoro artigianale?
DC: Credo proprio di sì. Penso che in questa epoca di globalizzazione ci sia tanto bisogno di oggetti unici, di poter avere qualcosa di bello e personale, di fatto apposta per noi, di sapere che dietro un oggetto ci sia un cuore che batte, del tempo speso per pensarlo e realizzarlo, un pezzetto della vita di chi lo ha costruito. Regalarsi o regalare hand made e’ un piccolo gesto che riempie l’anima di chi lo dona o lo riceve.

CB: Spesso il tuo lavoro, come quello di gran parte delle crafter, si svolge in casa. Come si svolge la tua giornata tipo? Com’è organizzato il tuo laboratorio casalingo?
DC: La gestione della giornata a volte non è facile, ci sono i pro e i contro nel lavorare da casa. Bisogna essere molto ferree e brave a darsi dei paletti, altrimenti si rischia di lavorare a tutte le ore del giorno, casa e bottega rischiano di fondersi in un solo grande pentolone in cui mi sembra con una mano di girare la minestra sul fuoco e con l’altra di piegare il ferro con le pinze. Ci vuole tanta organizzazione per non farsi sopraffare e riuscire a ritagliarsi anche dei momenti per se stesse. La mia giornata lavorativa di casa e bottega è scandita e frammentata dagli orari degli impegni di mamma. Inizia alle sei, preparo il caffè e aspetto il risveglio del resto della famiglia. Dopo aver accompagnato Bianca a scuola, faccio un po’ di spesa e riordino la casa. Alle 9.00 inizio a rispondere ai messaggi, preparo le spedizioni, poi mi siedo al tavolo da lavoro fino alle 13.30. Preparo il pranzo per Margherita che arriva a casa da scuola, pranziamo insieme e torno al lavoro fino alle 16.00, quando vado a prendere mia figlia Bianca a scuola. La serata spesso la dedico con l’aiuto di mio marito alla preparazione delle fatture e delle spedizioni per il giorno dopo. Il rischio è di non staccare mai la spina, a volte la giornata sembra non bastare mai.

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“Il mio laboratorio che non è altro che una stanza in più all’interno del nostro appartamento, comincia a starmi un po’ stretto, ho in programma a breve una riorganizzazione degli spazi, un tavolo più grande che mi permetta di lavorare contemporaneamente a più progetti, degli spazi contenitivi maggiori. Per me è vitale avere intorno un ambiente gradevole e ordinato, che mi permetta di svuotare la mente e raggiungere quella calma necessaria a far emergere la creatività.”

CB: E’ quasi Natale e noi siamo molto curiose: come sono gli addobbi natalizi in casa Le Bianche Margherite?
DC: 
Sorrido. Non solo fil di ferro, io ho il mio ramo spoglio vestito solo di ruggine e cristalli ma non incontra il favore del resto della famiglia!!! L’albero tradizionale continua ad avere il suo posto d’onore. Lucine, decorazioni trovate sui banchi dei mercatini nel corso degli anni, festoni argentati… Sembra l’albero che faceva mia nonna. Le bambine adorano tirar fuori le decorazioni dalle scatole, ogni anno che passa una festa ritrovare i ricordi legati ad ogni pallina o decoro… Un rito irrinunciabile anche per me.

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CB: Domanda di rito: una cosabella?
DC: La luce della creatività che brilla negli occhi delle mie figlie.

Buon Natale!
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