sindacato_cosebelle_mariachiara_tirinzoni

Illustrazione di Mariachiara Tirinzoni per Cosebelle mag

Rosso e dorato. Tutto è rosso, dorato e luminoso in giro per la città. Le persone camminano più in fretta per fuggire dal freddo, i negozi sono sempre aperti e sempre pieni. È arrivato dicembre, ormai è quasi Natale.

Io non esisto, voglio dire, non nella tua realtà sensoriale. Vorrei avere un corpo, poterti toccare, ma sono fatto di solo spirito. Se quello che ti stai chiedendo è se sono un fantasma del Canto di Natale, no, non lo sono. Non sono frutto della mente di Dickens e non ho mai conosciuto il signor Scrooge. Sono tuo, tutto tuo. Tu mi hai creato, anno dopo anno, giorno dopo giorno sono cresciuto intorno a te. Ti ho visto dormire stringendo forte il cuscino, correre la mattina presto per non arrivare tardi a lavoro. Ero con te al cinema, il mese scorso. Ti ricordi quando non riuscivi a seguire il film perché ti perdevi nei tuoi pensieri? Ti ricordi che nervoso? Ecco, era colpa mia.

Natale, per me, è un periodo particolarmente impegnativo, mi tocca lavorare un sacco. Perché vedi, sotto l’atmosfera natalizia, per voi che avete la fortuna di avere un corpo, tutto aumenta, avete di più di tutto: più luci, più cibo, più posti a tavola, più coperte, più voglia di stare assieme, più amore nell’aria. Eccolo! Vedi, io e l’amore siamo fatti della stessa “pasta”, frequentiamo gli stessi posti, quando ci sono io c’è sempre anche lui, me lo ritrovo ovunque. La vera verità, mio caro Grinch, è che a Natale volete tutti essere innamorati. Volete sedervi a tavola di fianco ai vostri genitori, riconoscere il sorriso di vostra sorella (o fratello) e magari trovarci qualche piega in più agli angoli della bocca, ché gli anni passano. Volete ridere del vostro gatto che gioca con le palline dell’albero di Natale in salotto. A me non mi volete, nessuno mi vuole, neanche tu, ma se ci sono è anche colpa tua. Posso avere vari nomi, ormai mi avrai riconosciuto: chiamami semplicemente mancanza, sono qua per darti un consiglio.

Vedi, dal canto mio, io non perderò mai il mio lavoro perché, se anche tu fossi bravissimo ad amministrare la tua dose di amore, la vita è un ciclo e questo fa sì che le persone a un certo punto, dopo aver compiuto il loro intero giro, chiudano il cerchio e lascino il loro corpo. Se tu amavi quelle persone, entro in gioco io, ma questa non è colpa tua. È che la vita è così, non ci puoi far niente, io devo esistere come deve esistere l’ossigeno che respiri. Quando si avvicina il Natale, però, volente o nolente il tuo cuore viene contagiato dal clima di festa, diventi più empatico, poi l’anno sta per finire e magari inizi pure a farti due conti su come sono andate le cose nei mesi passati. Per tutti questi motivi, a Natale, capita spesso che tu mi affatichi, mi dai troppo carico di lavoro straordinario, detta come va detta: mi fai esistere inutilmente. Perché sei egoista e hai creato distanza tra te e quella persona che tanto ti piaceva. Perché sei orgoglioso e non credi di poter andare oltre a certe frasi o atteggiamenti. Perché hai paura di star male e finisci a star peggio. Perché scappi e a volte sei codardo. Ogni volta che pensi “cavolo, però mi manca” oppure “chissà come sarebbe andata se…” e finisci a non far niente… ecco, per tutte le volte che mi fai lavorare così, gratis, io ti dovrei denunciare al sindacato dei sentimenti dipendenti!
Questo Natale, ti prego, fammi un regalo (che poi è un regalo anche per te): niente straordinari. E se poi riesci, magari il prossimo anno puoi pensarci anche prima a ridurmi le ore, d’altronde aveva ragione tua madre quando coi piedi nella sabbia ti ha detto: “siamo già a Ferragosto, ormai è quasi Natale”.