Scegliere di lavorare in prima persona con i materiali è già di per sé una presa di posizione importante, quando poi il materiale protagonista è la ceramica si sente già odore di tradizione e cose belle made in Italy.

Ma il lavoro di Officine Gualandi, i protagonisti di questo episodio di Buy Buy Baby, non si limita solo alla ceramica. In questo laboratorio di design c’è creatività, talento nella progettazione e una lavorazione artigianale accurata su ogni pezzo: collane e accessori, ma anche oggetti d’arredo. Ogni fase del lavoro, dalla progettazione alla realizzazione, è seguita dalle tre anime creative del progetto, Renato Di Tommaso, designer e ceramista, Simone Vetromile, grafico, e Tania Vetromile, storica dell’arte, e dagli artigiani romani che hanno sposato al loro causa. Ma sono proprio loro a raccontarci questa avventura, tra design e cose belle.

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Cosebelle Magazine: Officine Gualandi è un progetto che nasce dalla passione per l’handmade. La scelta del fatto a mano e della stretta collaborazione con artigiani di Roma è un anacronismo nel 2015 o un necessario ritorno alle radici? 

Officine Gualandi: Ecco una domanda che ci siamo fatti anche noi, spesso. La risposta che abbiamo trovato, documentandoci e osservando quello che accade intorno, sembra proprio stare nel mezzo. Perché un ritorno alle radici secondo noi è possibile, se non doveroso, in un paese come l’Italia che ha fatto del Made in Italy un marchio di qualità e che rischia oggi di essere davvero poco tutelato e valorizzato. D’altro canto un’economia in cui non si tenga conto di innovazione e nuove tecnologie sembra avere poche chance in un futuro prossimo. Allora forse esiste una terza via per questo settore, un ritorno al lavoro artigianale ma con la consapevolezza della contemporaneità, che può voler dire tante cose. Per esempio avvalersi del supporto delle tecnologie più accreditate, per fare e per comunicare, oppure rimanere semplicemente al passo con l’evoluzione formale del gusto. La via maestra per l’innovazione in questo settore secondo noi potrebbe essere la non standardizzazione dei prodotti.

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Nel nostro piccolo cerchiamo, ad esempio, nuove sinergie fra i materiali, facendo incontrare pattern geometrici di ceramica con il legno (con la complicità di una fresatrice, appena entrata a far parte del nostro laboratorio). Oppure per alcuni progetti, pensiamo alla lampada Phos, ci siamo avvalsi della collaborazione di artigiani che utilizzano macchinari a calcolo numerico per la lavorazione del legno, oltre ovviamente alla propria grande sapienza. Aldilà di tutto è vero anche che per noi l’handmade è prima di tutto una necessità, non riusciamo a farne a meno. Gli anni di studio e “di scrivania” non hanno mai fatto venire meno il sogno, un giorno, di riuscire a costruire con le nostre mani qualcosa.

CB: Fra tutti i materiali che usate ce n’è uno che ha un ruolo importante: cosa amate di più della ceramica e della sua interazione con altri materiali?  

OG: La ceramica è il primo amore. Quel colpo di fulmine che ti fa perdere la testa. E come ogni amore che si rispetti si porta dietro gioie e dolori. La ceramica ha lavorazioni lente e complesse, non sempre risponde in modo disciplinato alle richieste che riceve, specie a chi come noi è autodidatta ed ha imparato tutto sul campo in oltre dieci anni di sperimentazioni ed esperienza. È anche vero che i virtuosismi tecnici non ci interessano, non facciamo ceramiche artistiche. È il materiale che abbiamo scelto perché consente molteplici applicazioni, perché è un materiale vivo, empatico, con il quale negli anni abbiamo costruito un rapporto e ci viene naturale progettare pensando a lei. E poi la lucentezza degli smalti offre un contrasto cromatico e sensoriale davvero eccezionale con il legno!

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CB: È importante far capire che dietro ogni prodotto di manifattura artigianale c’è sempre un grosso lavoro: nel caso di Officine Gualandi come si sviluppa il processo creativo? 

OG: Cerchiamo di essere aggiornati, di stare sul pezzo. Normalmente partiamo dall’idea, possibilmente originale, e come insegna la visione più tradizionale del design, cerchiamo di semplificarne, dove possibile, la forma. Da qui il passo verso il prototipo, la realizzazione dello stampo (quando è necessario) e la produzione della serie, è lungo! Ognuno di questi passaggi comporta la sua piccola dose di accorgimenti, errori, prove, ripensamenti.

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CB: Voi siete in tre e ceramista per passione: come si gestiscono tre individualità su un progetto comune? Qual è il segreto? 

OG: …eeh… non è facile! Anche perché a dirla tutta e saltando qualche passaggio che risulterebbe noioso, possiamo dire che abbiamo anche altro in comune oltre Officine: tanti parenti e moltissime frequentazioni… insomma, “c’è aria di famiglia” fra di noi, come direbbe un leggendario Clint Eastwood! Abbiamo dei ruoli abbastanza definiti: Renato, designer e ceramista, colui che mette il sudore; Simone, grafico e fotografo, colui che ci rimette la vista; Tania, comunicazione, colei che versa litri d’inchiostro, distrugge tastiere e stringe collaborazioni. Definiti i ruoli, è frequente anche il loro scambio. Questo è il segreto di un piccolo laboratorio, tutti possono, se vogliono, provare a far tutto. Forse la cosa che proprio non ci riesce, lo ammettiamo, sono le riunioni. Lì proprio non c’è segreto che regga. Ci piacerebbe convocarne una, con tutto il suo ordine del giorno ordinato e i block notes per prendere appunti. Il vantaggio della famiglia alla fine è che siamo in un’immensa riunione no-stop!

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CB: Un tema che ci sta molto a cuore, cioè il legame tra web e creatività: quanto è importante il web per le officine creative? Quali sono i 3 elementi importanti, secondo voi, per chi cerca il proprio spazio nel web con una attività creativa?

OG: Il web è indispensabile. Gran parte della nostra comunicazione passa attraverso i canali social che cerchiamo di curare con una certa frequenza anche se ancora molto c’è da fare. Ci stiamo attrezzando anche per potenziare le vendite online, risistemando lo shop Etsy e aprendone uno nuovo su A Little market. Sono attività non facili, che richiedono tempo, costanza, dedizione; stiamo lavorando per migliorare la nostra immagine virtuale proprio perché consiste nel primo biglietto da visita.

Non siamo così esperti per permetterci di elargire consigli ad altri, però possiamo indicare tre cose che ci siamo prefissati di fare nell’immediato. Vorremmo imparare a raccontare meglio il nostro lavoro, che poi significa raccontare noi stessi. Curare sempre meglio l’immagine, negli anni siamo migliorati molto da questo punto di vista e vogliamo continuare a farlo. Infine un consiglio che è sempre valido, da scrivere a caratteri cubitali ovunque, dal desktop del cullare all’ultimo foglietto di carta volante: non mollare mai! 

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CB: E per chiudere la nostra domanda di rito: cosa è una Cosabella per voi? 

OG: Può essere una risata, una coccola, un dono da fare a chi ami. Un percorso verso una meta, un gioco, un buon libro, una granita d’estate, una cioccolata d’inverno. Un giocattolo ritrovato, un sorriso, una cosa a cui tieni a prescindere dal suo valore.

Trovate le creazioni Officine Gualandi nello shop ufficiale Etsy e A Little market.