L’Italia è quel Paese nel quale il percorso di un architetto degli interni può esssere puntellato da un certo numero di ostacoli. Già all’università si percepisce che l’esercizio di quella professione costerà una bella porzione di pazienza (e se sei donna, moltiplica la pazienza per due, specie prima di entrare in cantiere): lì, infatti, potrà capitare di imbattersi in qualche primo sguardo dall’alto in basso, come se la disciplina al centro di studi e interessi sia da collocare in posizione subalterna rispetto alle altre, insegnate nelle stesse aule.

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Giulio Minoletti | Casa a Varenna | Foto Gianluca Gelmini

Conseguita la laurea e l’abilitazione, sarà facile imbattersi in una “scena lavorativa” variamente popolata: non solo un’estesa platea di  colleghi, ma anche da un certo numero di professionisti che, con vari titoli e grazie ad una certa ambiguità normativa, operano in ambiti affini o sovrapponibili. Queste, naturalmente, sono solo alcune delle cause di quello “scollamento tra il progetto dell’involucro e il progetto degli interni, spesso delegato a due figure diverse e talvolta a professionalità del tutto inadeguate” di cui Nicola Auciello, architetto e fondatore di Interni Italiani©, racconta in questa intervista. Le ragioni, è chiaro, vanno ricercate anche altrove, ma è significativo fermarsi ad ascoltare cosa ha condotto un team di “creativi e intellettuali” a sviluppare una piattaforma, da poco sbarcata su Tumblr, espressamente dedicata a quello specifico modo di concepire e progettare gli spazi interni, rendendoli identificabili come “italiani”. Nessuna un’operazione nostalgica, ma una volontà generata dal bisogno di riaffermare la centralità di un ruolo. Perché “qualsiasi sia la sua destinazione, l’interno è lo spazio architettonico più vicino all’uomo: lo accoglie, lo protegge, lo rassicura“.

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Un ritratto di Nicola Auciello: “Sono un architetto e ho sempre lavorato sostenendo la solidità del progetto, vivo il mio tempo e sono estraneo ad inutili virtuosismi.”

Cosebelle Magazine: Cominciamo dalle presentazione. Chi è Nicola Auciello e cos’è Interni Italiani©?
Nicola Auciello: Sono un architetto e ho sempre lavorato sostenendo la solidità del progetto, vivo il mio tempo e sono estraneo ad inutili virtuosismi. Per me ogni progetto è indubbiamente calato nel suo presente, ma è anche visione del futuro e dialogo con il tempo: è un incontro, un intreccio, una sovrapposizione tra passato e presente. Operare con questi presupposti richiede profondo studio, sperimentazione e adesione al contemporaneo, tutti elementi che caratterizzano la nostra ricerca. Interni Italiani© è una piattaforma di discussione, di celebrazione, di rilettura, di studio, di riscoperta, di invenzione, sostenuta da un gruppo di creativi e intellettuali impegnati in questo momento alla redazione del manifesto. Il tema è l’Architettura degli Interni, del passato, del ‘900, del presente, del futuro, nella cultura e nella tradizione, nella invenzione e nella sapienza intellettuale e manuale italiana.

CB: Interni Italiani© ha esordito su Tumblr da pochi giorni, eppure ha due anni di vita e una motivazione forte alla base della sua genesi, come indicato nel gruppo aperto su facebook: cosa è avvenuto da giugno 2014 ad oggi? Come sta andando questa esperienza?
NA: Dal 2 giugno 2014 molte riflessioni e confronti interdisciplinari hanno dato corpo ad un progetto di “spazio culturale” ove dare voce al tema degli Interni Italiani. Lo abbiamo fatto esordendo da FB, piattaforma più adatta allo scambio di opinioni, in quanto il confronto, il dialogo, l’apertura sono elementi preziosi nella nostra ricerca condotta da architetti, ma in parallelo anche da critici, fotografi, grafici e appassionati della materia. L’esperienza è stata entusiasmante e coinvolgente: siamo riusciti ad appassionare persone “distratte” dall’importanza della centralità dello “spazio interno”, fulcro del nostro operare. L’interno, qualsiasi sia la sua destinazione, è lo spazio architettonico più vicino all’uomo: lo accoglie, lo protegge, lo rassicura. Il passaggio ad una piattaforma diversa, Tumblr, è stato necessario per convogliare i frutti della nostra riflessione in maniera diretta. Qui, a differenza di facebook, c’è uno spazio in itinere, più lento nella programmazione e riflessivo, che si arricchisce di contenuti a volte completamente inediti. E’ un progetto tematico, trasversale, che mancava in formato webmagazine. La motivazione alla base della nascita di Interni Italiani© è che oggi gli Interni hanno bisogno di riconquistare uno spazio adeguato, centrale, nel progetto di architettura.

CB: Per la Biennale 2016 il curatore del Padiglione Italia è stato reso noto da poco: quali sono state le vostre impressioni “a caldo” in merito? E quali aspettative avete?
NA: Il tema della prossima Biennale di Architettura di Venezia è perfettamente in linea con il nostro pensiero: l’architettura e gli Interni Italiani in particolare dovranno farsi carico di promuovere, progettare, proporre, diffondere la cultura di una migliore qualità dell’ambiente e della vita delle persone, ripensare gli spazi e sperimentare nuovi modelli di costruzione con materiali non inquinanti, a basso costo, riciclabili, e in sintonia con i più attuali modelli di vita quotidiana, in casa e nei luoghi di lavoro, ma anche nella città. Per fare seriamente questo non si può pensare che i modelli di vita siano sempre uguali o “globalizzati”, ritenendo il modello italiano diverso da quello cinese, thailandese… La materia dell’abitare è centrale nella ricerca che Simone Sfriso (architetto e curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2016, ndr) porta avanti da tempo, indagando sul tema della co-abitazione: ci aspettiamo, dunque, grande interesse per l’argomento. E anche nuovi stimoli e riflessioni.

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Studio del logo | Interni Italiani | Stefanos Antoniadis

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Interno | Foto di Gloria Valente

CB: La recente nascita di architettura-italiana.it sembra andare in una direzione comune a quella di Interni Italiani©, seppure con alcune differenze: dal vostro punto di vista qual è lo stato della professione in questo momento?
NA: Mi piace molto che sia accostato l’aggettivo “italiano”, seppur a volte inflazionato, ai risultati di un modus operandi. Afferma il senso di appartenenza. Crediamo fortemente nell’identità di un progetto e nello specifico di una nazione, di una città, di un luogo, di un quartiere. Lavorare parallelamente ad altre situazioni nascenti, anche se su più fronti ed in più direzioni, rafforzando l’obiettivo ed il carattere comune, è in questo momento un segno di forza. La direzione che ci accomuna è la divulgazione di un pensiero, ma i contenuti non sono proprio gli stessi. Architettura-Italiana gode di un grande database di contenuti in autopubblicazione avvenuti in oltre quindici anni di attività. Il nostro percorso è invece di analisi, ricerca, studio di un “fare architettura” specifico, identitario. Siamo oggetto di studio in tutto il mondo per l’Architettura, Arte, Design, Industria, moda. Abbiamo una forte identità, riconoscibile e ben radicata. Noi difendiamo le nostre radici, ma cerchiamo allo stesso tempo di rileggerle e potenziarle. La globalizzazione ci ha aperto le porte al mondo, ma in alcuni casi ci ha allontanato lo sguardo dal nostro orizzonte, dalla nostra identità.

CB: Per molto tempo l’architettura degli interni è stata percepita come “figlia” in eterna competizione con una madre “troppo ingombrante”? E’ ancora così?
NA: Purtroppo sì. E pensare che la nostra architettura degli interni, soprattutto del passato ma anche fin quasi alla fine degli anni ‘90, è stata oggetto di analisi e studio nelle Università più prestigiose del mondo. Nonostante il 70% degli architetti italiani lavori sulla ristrutturazione e riqualificazione degli spazi interni, di qualsiasi ampiezza e natura, esiste una formazione oggi molto scarsa sull’architettura degli interni presso le Università italiane. Ci insegnano a progettare “in grande”, ma non a ricucire e rileggere con cura ciò che ci è tramandato. Non esiste un’architettura di serie “A” ed una di serie “B” se le intendiamo per tipologie di intervento, altresì esiste un’architettura di alta qualità ed una architettura che non lo è. Lo stato della professione oggi vive proprio questa criticità, lo scollamento tra il progetto dell’involucro e il progetto degli interni, spesso delegato a due figure diverse e talvolta a professionalità del tutto inadeguate. L’edificio viene inteso come contenitore, come prodotto di un processo economico che niente ha a che vedere con l’ “architettura”, la quale si pone più nobilmente al centro di una complessità di discipline che oscillano tra la sapienza costruttiva e l’arte. Dato un involucro anonimo e spersonalizzato, l’ “interno” diventa spesso, nella pratica attuale, un’ esigenza di miglioramento e di maggiore definizione su cui intervenire in un secondo tempo. Ma non sempre a questo punto segue un progetto di “Architettura di interni”, spesso ci si trova di fronte ad un’operazione di “arredamento”.

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Interni Italiani | Tumblr

CB: Una cosabella?
NA:
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