Godblesscomputers
Godblesscomputers e Gabriele Chiapparini. L’intervista più una traccia in esclusiva.

L’avevamo lasciato al suo “Veleno” giusto un annetto fa, nel frattempo Godblesscomputers ha fatto tanto parlare di sé, la sua musica ci è piaciuta molto ed è piaciuta molto anche a La Tempesta International, sotto la cui ala, in collaborazione con Fresh Yo! Label è da poco uscito il nuovo attesissimo lavoro “Plush and Safe“. Lorenzo Nada arricchisce sempre più la sua vasta collezione di suoni e ne tira fuori un disco ricamato nel suo lato umano, con una trama fitta che affonda nell’intimità delle storie a cui da voce. Il primo estratto da “Plush and Safe” è “Closer”, singolo accompagnato da un bellissimo video che, fotogramma dopo fotogramma, mette insieme un introspettivo racconto di pensieri agganciati a un semplicissimo imprevisto del quotidiano.

Questa volta abbiamo fatto le cose in grande: vi facciamo sentire in esclusiva il mash-up “Clouds VS Drake” di Godblesscomputers, e a seguire una doppia intervista a Lorenzo Nada e Gabriele Chiapparini, autore dell’artwork, delle foto ufficiali di GBC e del videoclip di “Closer“. Se non è una cosabella questa…!

Cosebelle: Ciao Lorenzo! Con “Plush and Safe” hai messo insieme pezzi di vita in musica; tu usi spesso la parola “autobiografico” per raccontare il tuo lavoro, com’è trascorso quest’anno dopo l’uscita di “Veleno“? 
Lorenzo Nada – Gbc: Uso la parola autobiografico perché con i mie suoni cerco di raccontare delle storie. Provo ad andare in profondità e scrivere canzoni che mi rappresentino. Questo disco è un po’ come un diario nel quale scrivo i miei pensieri e quando tra qualche anno riascolterò queste canzoni rivedrò il me stesso del 2015. Quest’anno sono cambiate molte cose, sono spariti alcuni punti di riferimento che hanno messo in discussione il mio modo di guardare il quotidiano. Dentro al disco c’è tutto questo cambiamento.

CB: Il concept dietro all’album è un ragionamento sull’impossibilità di tenere ogni cosa sotto controllo a discapito del desiderio di sicurezza e stabilità proprio dell’essere umano. C’è anche da dire che il nostro personale ed utopico equilibrio non deve per forza venir inclinato da imprevisti spiacevoli, anzi… una cosa bella che ti è successa ultimamente e che non ti aspettavi?
Gbc: Mi è capitato di ricevere diversi messaggi da persone che avevano ascoltato le mie canzoni ringraziandomi per essere stato in grado di toccarle nel profondo. È una cosa davvero forte per me, una cosa alla quale non mi sono ancora abituato.

CB: In “Clouds” e “Light Is Changing” si riconosce l’eterea voce di Francesca Amati (Amycanbe), com’è nata questa collaborazione? E di chi sono opera i testi dei due brani?
Gbc: La collaborazione con Francesca nasce prima di tutto da un’amicizia. Entrambi siamo cresciuti musicalmente nella stessa città ed è stato naturale collaborare. In realtà l’avevamo già fatto in altri brani usciti in precedenza. I testi li ha scritti lei, dopo che avevamo discusso il concept delle canzoni.

CB: “Clouds” è proprio il pezzo che hai unito a Drake nel mash up che abbiamo qui in esclusiva. Cosa ti piace di Drake?
Gbc: Di Drake mi piace molto il minimalismo sonoro e l’attitudine. Ho ascoltato molto il suo disco ultimamente e ho voluto mischiare i miei suoni alla sua voce. Ne è uscito un mashup divertente con la strumentale di “Clouds”.

CB: Sebbene non sia strettamente necessario, è sempre più importante accompagnare la musica ad un buon “packaging” visivo. Che ne pensi?
Gbc: Per me è fondamentale. È importante che il packaging e l’artwork rispecchino il contenuto del disco. Ogni progetto musicale deve avere una propria identità visiva. Passo molto tempo ad immaginare come rappresentare il contenuto di un disco.

CB: La grafica della t-shirt di “Plush and Safe” è stata scelta attraverso un contest aperto a tutti. Coinvolgere il pubblico e i fan è sempre un’ottima cosa, che risposta hai avuto da questa open call? Sei soddisfatto del risultato?
Gbc: Ho avuto una risposta davvero inaspettata. Sono arrivate tantissime grafiche, molte delle quelli è stato difficile scartarle. La grafica che abbiamo scelto è meravigliosa. A breve avrò anche le t-shirt da vendere al banchetto del merchandising.

Godblesscomputers, Plush and Safe

La foto di copertina di “Plush and Safe” fa parte di un progetto fotografico di Gabriele Chiapparini, “Papercuts”. Gabriele ha seguito e collaborato “all’aspetto visivo” di Godblesscomputers in diversi modi e forme: dalle foto ufficiali, alla realizzazione del videoclip di “Closer“. Abbiamo voluto scoprire qualcosa in più su di lui.

Cosebelle: Ciao Gabriele! Tu suoni, canti, fotografi, giri videoclip… raccontaci un po’ come, nel tempo, ti sei ritrovato a passare da una cosa all’altra.
Gabriele:
É facile e difficile al tempo stesso rispondere a questa domanda. Le cose sono successe e solo a cose fatte è stato possibile rendersene conto. In parte un’esigenza infantile di novità, in parte una genuina voglia di provare altro. Oramai fotografo poco e suono/canto ancora meno. Guardo molte fotografie e ascolto molta musica però!

CB: Avendo occasione di lavorare in più ambiti e contesti molti differenti (moda, musica, design…), al momento quale ti dà maggiori soddisfazioni?
G:
La moda. É uno dei pochi ambiti che permette di sperimentare, dare spazio a linguaggi e creatività propria con i giusti budget. C’è molta voglia di collaborare sia da parte dei designer sia nostra. A breve forse riusciremo ad allargare ancora un po’ l’ambito collaborativo… Stiamo cercando con Lorenzo di fare qualche cosa insieme che non sia puramente un videoclip… ma per ora non se ne può dire molto. Seguite lui o seguite noi e prima o poi qualcosa vedrete e/o ascolterete… o tutti e due.

CB: Il tuo modo di catturare la realtà, che sia uno scatto o un video, sembra voler scovare le emozioni nei piccoli dettagli. Hai questa curiosità di ricerca davanti ad ogni tipologia di soggetto o ce ne sono dei preferiti?
G:
La donna sicuramente, anche se ultimamente non ha più l’esclusiva. Si può provare stupore di fronte a innumerevoli soggetti e spesso la cosa è imprevedibile. L’importante è che sia il soggetto, a modo suo, a raccontarsi. Non mi piace imporre a chi sta davanti all’obbiettivo un atteggiamento.

Gabriele Chiapparini

CB: Parliamo della tua collaborazione con Lorenzo Nada, come vi siete conosciuti?
G:
Abbiamo chiesto di utilizzare una sua traccia per il video di Henry Cotton’s che potete vedere or ora sul loro sito o sul mio Vimeo. Mi è piaciuta la sua musica e a lui, a quanto pare, il nostro modo di lavorare. Così abbiamo deciso di realizzare il primo video del nuovo disco ed è nato “Closer”.

CB: L’artwork di Plush and Safe è un “ritaglio” di un tuo progetto fotografico, “Papercuts”. Le foto non hanno subito nessun processo digitale di postproduzione; le parti materiche e i segni le fanno sembrare quasi dei dipinti. Dove sono state scattate?
G:
Eeeeh… A ricordarlo… alcune sono foto scartate dal progetto Four Lines che risale ormai ad anni fa, un viaggio fotografico da Bologna a quasi Capo Nord e ritorno (in auto) in compagnia di Elena Vaninetti, Anna Morosini ed Andrea Colombo. Molte altre in 2 giorni trascorsi a Genova. Altre ancora a Lisbona, o sulle coste sarde.

CB: Anche il video di “Closer”, primo estratto da Plush and Safe, è opera tua e di Giorgio Affanni (prodotto da Artichoke One). Al centro del video c’è un “imprevisto”: il ragazzo ubriaco che ostacola la cameriera nella chiusura del locale. Per restare a tema, ci sveli qualche imprevisto che c’è stato nel backstage? (Sempre che ce ne siano stati, se così non fosse, siete stati davvero “plush and safe” 🙂 )
G:
Ce ne sono stati parecchi. Le luci che aveva fabbricato un amico e che avrebbero dovuto avere il loro battesimo sul set di “Closer” non funzionavano a dovere e così ne abbiamo dovute usare di alternative. Ancor peggio, avevamo affittato la camera con cui avremmo voluto girare giorni e giorni prima da un tipo di cui purtroppo non so il nome, che ha deciso 2 ore prima dell’inizio delle riprese di non noleggiarcela più. Puoi immaginare la rabbia e la tristezza. Sono comportamenti inspiegabili e da persona poco seria che rischiano di compromettere un intero lavoro e di mandare al diavolo giorni e giorni di produzione. Il video sarebbe probabilmente uscito molto diverso se tutto fosse andato come era previsto… ma è andata bene ugualmente. Non ultimo imprevisto è stato il fattore stanchezza. Abbiamo girato per 2 notti consecutive e sul finire della seconda c’è stato il rischio di iniziare a tirar via.