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Mauro Covacich – La sposa. Finalista Premio Strega 2015, entrato nella cinquina finale.

Succede spesso così: i libri precipitano nelle nostre vite casualmente.
Metti una redazione al femminile, metti l’idea-sfida di un neo-direttore, metti una serie di tentennamenti: basta questo per ricordarmi come “La sposa” sia finito proprio nelle mie mani. Eppure, come accade non solo alla sottoscritta, sebbene sia spesso il caso a far posare gli occhi su certe pagine anziché altre, può capitare di rimanere “incastrati” in quanto si legge, come se quelle parole fossero disposte in quell’esatta successione  anche per quel lettore giunto all’ultimo momento, quasi sprovveduto.

“Ecco la risposta, dove non arriva la simpatia tocca alla furbizia. Era anche questo l’Italia, un’intera popolazione dominata nei secoli da signorotti, papi, sovrani stranieri, passata direttamente dalla condizione di sudditi a quella di clienti (e relative clientele) senza essere mai riuscita a diventare una comunità di cittadini. Simpatia e furbizia erano cresciute rigogliose in una mentalità che non smetteva di pensare alle leggi come a vessazioni imposte dall’alto, a obblighi da aggirare, e tale quale germinava ancora nelle case, negli uffici, sulle piste dei autoscontri”                                                                                                                                                       Pagina 87

Secondo, dietro “La ferocia“, nella cinquina dei finalisti allo Strega 2015, “La sposa” è una raccolta di racconti, diciassette, connessi per diretta ammissione dell’autore al precedente “Anomalie”, uscito sul finire degli anni Novanta. Mauro Covacich tiene con fermezza le fila dell’intera narrazione, alternando personaggi fittizi a donne e uomini del nostro tempo, evocati o citati direttamente, anche in fasi della loro esistenza precedenti l’evento che li ha resi noti: da Karol Wojtyla ad Anna Maria Franzoni, dal misterioso attentatore reo di una serie di episodi violenti avvenuti tra il 1990 e il 2000 in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, fino a Pippa Bacca, l’artista milanese ideatrice del progetto “Sposa in viaggio”, stuprata e uccisa durante la performance con la quale intendeva “sposare il mondo”, viaggiando in abito nuziale attraverso undici paesi ad est dell’Italia.

“Però l’uomo ha smesso di sorriderle e ora c’è quel muscolo mandibolare che pulsa sulla guancia, una novità da prendere in considerazione, lo si voglia o no”                                  Pagina 15

Non sono solo la ri-apparizione di alcuni personaggi – presenti nella forma di un’evocazione o dotati di vita nuova- e il ricorrere di cinque tematiche principali –Ritratti; I miei non-figli; Identikit; Nevrosi aerobica; Favole per bambini vecchi– ad evitare smarrimento e “disordine” nel lettore, pur nelle continue variazioni dei luoghi -la Turchia, Trieste, Roma, ad esempio- e dei tempi della narrazione. È piuttosto l’uso agile della lingua a tenere incatenati di fronte a realtà a tratti incredibili, a tratti spietate, talvolta inquietanti, ma capaci sempre di svelare, come nel primo racconto da cui prende titolo l’intero volume, un’identità altra, alternativa a quella formata nelle mente a partire dalla pagina d’esordio del racconto stesso. In fondo, non è forse questo ciò che avviene anche nella vita di tutti i giorni, riunendo -talvolta a tutti i costi- “mondi sconosciuti”, come madri con figli, zii e nipoti, uomini e lupi, artisti e assassini, libri e persone?

“Fronteggiare è proprio la parola che cercavo, perché corro in senso contrario alla direzione di marcia, andando incontro agli anabbaglianti, offrendo la faccia e le righe catarifrangenti della pettorina al mondo che rientra.”                                                                                                Pagina 111

Mauro Covacich | La sposa | Bompiani RCS