Discoforticut, Femmes

Da sempre le donne sono considerate creature complicate e sfuggevoli: abbiamo letto delle temibili amazzoni, ammirato la bellezza di Venere sulle tele, seguito le solitarie ninfe nella natura incontaminata dei sogni. Un disco che si chiama “Femmes” non poteva che essere una sfida a tutto ciò che è razionale e strutturato. “Femmes” è l’esordio del duo torinese Discoforticut, ed è fatto di parole tagliate, pezzi persi per strada, di coincidenze perse in metropolitana, di quello che è successo mentre non c’eravamo, di quello che non succede mai, del tempo dilatato.

Discoforticut

I Discoforticut hanno creato una miscela di suoni etnici e chitarre acustiche che si amalgamano con synth e drum-machines. È così che ai loop frammentati di voci e parole in “Justine” segue una “ACNAC (Rêve du Sahara)” che suona come l’eco di distanze che si accorciano quando i sogni si avvicinano. “Femmes” è una pozione alchemica dolce-amara, ogni sorso ha un suo gusto : “Girls Of Summer” è trasparente e fresca, “Sixamyth” sa di spezie e viaggi nel tempo che ci riportano ai primi anni ’90 (sì, quelli di “Sei un mito” e “Boys”), “Iris In The Bed” è un acustico risveglio al caffè. Non poteva mancare un omaggio alla bella Torino nella malinconica “Velvet Aarua”, perché ci sono città che hanno le fondamenta di amore/odio dentro di noi, perché si va via ma poi si torna sempre a chiudere il cerchio.

Femmes” è un disco in frantumi, un tetris di pezzi che non nascono per incastrarsi piombando a terra, ma restano sospesi, liquidi come mercurio nell’aria di un mondo senza gravità. Ogni canzone è un’istantanea, quasi la fotografia di una suggestione, una polaroid sonora. In poco meno di un’ora sono uscita da me , mi sono guardata un po’ da fuori e poi sono rientrata. E poi, chi lo dice che per viaggiare sia necessario muoversi? Ci sono fughe nel deserto che durano fino al risveglio.

Si sa, le donne bisogna saperle ascoltare, e le “Femmes” dei Discoforticut potete ascoltarle proprio qui.