La copertina di Dimentica il mio nome di Zerocalcare

Zerocalcare – Dimentica il mio nome. Finalista Premio Strega 2015

C’è una cosa che vi devo dire subito su Dimentica il mio nome, la graphic novel di Zerocalcare uscita per i tipi di Bao Publishing e approdata tra i dodici libri che si contenderanno il Premio Strega 2015 – una premessa fondamentale. Ed è la seguente: dopo le prime dieci, quindici pagine, avevo già versato un rigagnolo di lacrime. E non era finita lì.
«Novant’anni di amori, dolori, emozioni e ruoli»: Michele Rech, che molto meglio conosciamo come Zerocalcare, ci travolge con la dirompenza di una storia trattenuta con il groppo in gola per una vita. Un lessico famigliare illustrato con il pennarello, con qualche macchia di rosso malpelo. Un racconto profondo che passa anche per una volpe in chiesa, per i cioccolatini della nonna e per le solite idiosincrasie e ipocondrie del personaggio Zerocalcare. Che ci mette, giustamente, in guardia dall’agoghé. E dalla schizoconigliosi.
Ogni maledetto lunedì – proprio come il nome della raccolta di storie pubblicate (bi)settimanalmente sul suo blog, uscita nel 2013 – la nonna Huguette accompagnava il suo nipotino Calcare allo zoo. Da questo aneddoto infantile, Zerocalcare scoperchia un vaso di Pandora. Un vaso bello affollato dei ricordi più svariati, come le case delle nonne, dove trovano spazio Rebibbia e la Francia, la Nuova Caledonia, un anello di famiglia, il Pisolone e «il basso Medioevo della modernità. I tardi anni Ottanta».
Un romanzo per immagini, una prova matura, questo è Dimentica il mio nome. D’altronde lo ammette Zerocalcare stesso, dalle pagine del suo fumetto «che per la prima volta è cartonato (che magari a voi fregacazzi ma per me significa poter andare da mia madre a dire “Oh, guarda un libro vero! rigido!”)»: ormai è diventato un uomo. E in una storia di famiglia confluisce, traspare, trova senso uno sguardo più ampio sulla vita. Alla ricerca di nomi e di identità, ammettendo di avere qualche problema con il dolore, il nostro trova (e anche noi troviamo) un quadro d’insieme che accoglie il dentro (la famiglia) e il fuori (il mondo intorno a noi). Le contraddizioni inevitabili che ci fanno diventare poligoni mentre «con gli anni accumuliamo facce, angolazioni, caratteri».
Rech continua a rilanciare con il suo talento. Che i suoi disegnetti (è lui, maestro nell’arte di schermirsi, a chiamarli così) siano oggetto di culto è risaputo. In Dimentica il mio nome, però, c’è anche una sensibilità che intuivamo, ma che ancora aspettavamo di vedere svelata. E un talento narrativo ormai del tutto consapevole, perfettamente al passo con la spontaneità comica che è il vero tratto distintivo di Zerocalcare: le 240 pagine della sua graphic novel si leggono d’un fiato, impensabile interromperne la lettura. Formula riuscita di una storia in parte vera, in parte del tutto favolistica. Sospetto sappia molto bene che noi suoi lettori, noi che non possiamo dirci trentenni, di qualche favola abbiamo ancora bisogno.

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Ps Questo è un altro dei 12 libri candidati al Premio Strega 2015. Vogliamo provare a leggerli tutti entro il 2 luglio (meglio ancora entro il 15 giugno, quando verrà ritagliata la cinquina). Noi ci proviamo, voi seguiteci e supportateci!