BELLO&FATTO A MANO - Illustrazione di Mariachiara Trinzoni

BELLO&FATTO A MANO – Illustrazione di Mariachiara Tirinzoni

Se pensate che chi lavora all’uncinetto o ai ferri debba obbligatoriamente essere una dolce nonnina dai capelli grigi seduta davanti al caminetto siete fuori strada. Il nuovo volto del lavoro a maglia ha i capelli corti, tatuaggi e una creatività contagiosa. Oggi, nel nostro spazio dedicato all’handmade e all’artigianato, ospitiamo Gaia Segattini e il suo ‘fatto a mano’ leggero, ma responsabile.

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Photo Credit: Veronica Mariani

CB: Fashion designer, knitter, blogger, influencer, mamma: chi è Gaia Segattini?

Tutto insieme: purtroppo e per fortuna! Purtroppo perchè non è facile gestire tutte le attività contemporaneamente, per fortuna perchè solo così ritengo di avere una visione “dall’alto” e più trasversale di questo settore. Mi rendo conto che però non è sempre chiara questa esperienza professionale poliedrica, sto infatti lavorando al mio portfolio e cv, che sarà finalmente visibile e scaricabile da tutti sul mio blog.

 CB: Hai avuto le capacità di rendere moderno e rock il lavoro a maglia e all’uncinetto. Ci racconti come è nata questa passione?

E’ nata perchè non avevo più stimoli a riversare la mia creatività solo nell’uso di software, cosa sempre più comune da quando tutte le produzioni e manifatture sono state spostate all’estero, privando designer, progettisti e creativi, di qualsiasi contatto con materiali e lavorazioni. Un impoverimento su scala internazionale che alla lunga ha fatto ripiegare su se stesso un intero settore.

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Photo Credit: DMC

CB: Nel tuo blog Vendetta Uncinetta sottolinei spesso l’importanza di un ritorno alla manualità quasi fosse un valore etico da recuperare. Che ruolo occupa nella tua vita il fatto a mano e perchè la sua riscoperta potrebbe recare così tanti benefici?

Rendersi protagonisti della creazione di un oggetto, che sia un quadro, una presina o un piatto nuovo in cucina dà immensa soddisfazione: ci rende coraggiosi e compratori più consapevoli. Creare stimola (o dovrebbe stimolare) la ricerca ed il confronto, ci fa conoscere nuove realtà del nostro territorio, ci rende meno schiavi della spinta all’acquisto compulsivo e ci rende curiosi del capire chi c’è dietro gli oggetti che compriamo. Non basta?

CB: Insegni il riciclo creativo in workshop indirizzati ad adulti e bambini. Cosa rappresenta tale pratica in questo preciso periodo storico?

Tornare ad essere in contatto con materiali e tecniche, capire che basta un’idea semplice per realizzare qualcosa di nostro, scoprirsi capaci di una manualità che pensavamo inesistente. Tutto ciò risveglia lati nascosti, ci rende più curiosi verso noi stessi, ci dà coraggio per affrontare sfide più impegnative che pensavamo inaffrontabili.

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CB: Credi fortemente nella comunicazione sul web e nel fare rete attorno a questa nuova realtà, ormai solida, dell’artigianato 2.0. Cosa consigli ad un giovane che vuole esordire nello sconfinato mercato online proponendo i propri prodotti?

Tanta cura dei contatti, tantissima cura dell’immagine, ragionare come brand e non come oggetto singolo. Non fare troppi oggetti diversi l’uno dall’altro, ma comunicare invece un gusto unico, spalmato su tutto ciò che facciamo, dagli oggetti, alla grafica del sito, all’allestimento del nostro stand ad un mercatino. E poi, vi prego, lasciate perdere oggetti che vengono già realizzati da altre centinaia di persone e anche da tempo, sarebbe come andare in guerra con una fionda. E’ faticoso? Certo, nessuno ha mai detto che non lo sia. Un hobby è ben diverso da microimprenditorialità.

CB: Cosa vedi, o cosa desidereresti, per il futuro del settore del DIY?

Ci sarà una selezione naturale, è inevitabile. Chi ha affrontatato questo cambiamento con capacità imprenditoriali oltre che con un gusto attuale e ben comunicato, passerà ad essere brand, avvicinandosi sempre più ad essere una figura professionale che sta tra il designer e l’artigiano, di cui si ha molto bisogno. Gli altri, per motivazioni dovute a mancanza di tempo, idee o capacità professionali, continueranno a coltivare la manualità come hobby o passione, che è una cosa comunque molto stimolante e benefica. Allo stesso modo si differenzieranno le fiere di settore e i “mercatini” (parola leziosa per definire un insieme di occasioni di vendita in cui si trova dall’esposizione artigianale tradizionale fino al crafter market selettivo, al bailamme qualunquista in cui si mescola di tutto), tutto diventerà più targettizzato e strutturato.

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Photo Credit: DMC

CB: Per finire, ci dici cos’è per te una cosabella?

Una Cosabella è ricevere tante mail di persone che pensavano di non saper far nulla e che poi invece ti mandano foto di sciarpe, pupazzi ed anelli realizzati da loro. E’ conoscere e scoprire persone bravissime ogni giorno, potergli stringere la mano e spesso aiutarle. E’ avere la testa che fuma dalle idee (specie tra le 6 e le 7 di mattina) ed essere sempre più riconosciute da un pubblico eterogeneo, per età, sesso e provenienza professionale. Non male considerando che ho costruito tutto da sola in 5 anni, ma è sempre difficile rispondere alla domanda “che lavoro fai”? 🙂

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