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Alla fine l’ha spuntata Birdman. Il film del regista messicano Alejandro González Iñárritu, conquistando quattro premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior fotografia) è il trionfatore assoluto di questa edizione. Una bella rivincita per la pellicola americana che aveva aperto con successo l’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in seguito ingiustamente snobbata per la corsa al Leone d’Oro. Birdman è l’esempio perfetto di blockbuster d’autore, un’opera che riesce ad essere contemporaneamente popolare e autoriale per merito di una sceneggiatura brillante, un dinamismo registico straordinario, capace di creare l’illusione che il film sia girato quasi tutto in un unico piano sequenza. Quattro premi meritati? Sì e no. Birdman è di certo un grande film, eppure il mio cuore da eterna teenager batteva e tifava anche per Boyhood. Avrei preferito che l’Academy distribuisse in maniera più equa i due premi di maggiore importanza fra Birdman e il film di Richard Linklater, autore di un’esperienza cinematografica unica e senza precedenti se si considera il progetto che sta dietro la sua realizzazione. Adeguato ma insufficiente il premio a Patricia Arquette come miglior attrice non protagonista.

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Nulla da obiettare sul versante degli Oscar tecnici e artistici andati in gran parte a The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson (tra cui quello per i migliori costumi a Milena Canonero e la miglior colonna sonora ad Alexandre Desplat) e al film outsider di questa edizione, ovvero Whiplash. L’opera del giovane Damien Chazelle si è aggiudicata ben 3 premi: miglior sonoro, miglior montaggio e miglior attore non protagonista a J.K. Simmons. Un risultato davvero incredibile per una produzione indipendente. Menzione d’onore anche per Ida di Pawel Pawlikowski, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero: opera di pregevolissima fattura, rigoroso ed essenziale nella composizione estetica, profondo e intimo nella narrazione, diretto e interpretato magistralmente.

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Ma veniamo al tasto più dolente di questa cerimonia, ovvero gli scontatissimi Oscar vinti da Julianne Moore e Eddie Redmayne come miglior attori protagonisti. Ho sempre amato la Moore, la trovo una donna splendida e una grande inteprete ma credo che avrebbe dovuto vincere l’ Oscar anni fa per Lontano dal paradiso o Fine di una storia. Questo premio giunge fuori tempo massimo, il classico contentino che l’Academy spesso utilizza per premiare la carriera di un attore. La Moore è brava e credibile nel ruolo della professoressa universitaria a cui viene diagnostica una forma precoce di Alzheimer, ma quest’anno a meritare l’ambita statuetta era indubbiamente la superba e inquietante Rosamunde Pike di Gone Girl. Se a Julianne Moore è stato assegnato l’Oscar con un ritardo di più di dieci anni, quello vinto da Eddie Redmayne è giunto troppo in fretta. L’inglesino tutto lentiggini e occhioni blu è un attore talentuoso, forse ancora troppo acerbo per stringere fra le mani l’ambito riconoscimento. A distanza di un anno dalla vittoria di Matthew McConaughey e Jared Leto per Dallas Buyers Club, a vincere l’Award è stato ancora una volta un attore che si è limitato a mettere il proprio corpo al servizio di uno di quei ruoli di disabilità fisico/psichica che piacciono così tanto all’ Academy. Personalmente avrei preferito Michael Keaton, semplicemente perfetto nel ruolo di un attore in crisi d’identità.

Sono lontani i tempi dei grandi kolossal acchiappatutto come Il Signore degli Anelli o Titanic, pellicole che combinavano qualità registiche, effetti speciali e incassi da capogiro. Con l’edizione 2015 abbiamo assistito a una premiazione molto democratica in cui tutti i film principali hanno portato a casa una statuetta.

Per alcuni gli Oscar premiano il meglio del cinema contemporaneo, per i cinefili puristi sono solo l’autocelebrazione dell’industria cinematografica americana, per altri semplice entertainment e fenomeno di costume. Eppure tutti ne subiamo il fascino e ogni anno ci ritroviamo a fare l’alba per commentare gli outfit delle star e per scoprire se i nostri favoriti vinceranno la statuetta più famosa del mondo.

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Giulia Quintabà ha guardato le serie tv più interessanti per Cosebelle Mag. Tutte le sue recensioni le trovate qui!