L’immagine ha fatto il giro dei social: Uma Thurman sul red carpet dell’evento di presentazione della sua nuova serie The Slap, che, a guardarla bene, non è più lei.

Uma Thurman new face

E i titoli sono stati più o meno questi:

Schermata 2015-02-11 alle 12.01.28

(photo credits: DailyMail)

Schermata 2015-02-11 alle 12.00.48Ogni Magazine ha poi passato alla lente di ingrandimento ogni centimetro del viso di Uma (del nuovo viso di Uma?) alla ricerca di quello che è stata e di quello che è diventata: irriconoscibile.

Non avrei riconosciuto Uma se non mi avessero posto davanti all’evidenza che sì, era proprio lei.

Due correnti di pensiero:

– “È senza trucco, non ha mascara, ha 44 anni ed è ancora favolosa”

– “Torna un nuovo caso di trattamento alla Renee Zellweger”

Renee che, sì, è cambiata davvero grazie a un mix di chirurgia, botulino e altri trattamenti non dichiarati, ma la quale, alle critiche sconvolte del pubblico, ha risposto più o meno: “Io mi sento bene con me stessa finalmente, quindi fatevi un po’ i fatti vostri”.

Renee Zellweger

Dove finisce il diritto allo smarrimento legittimo del pubblico e dove inizia la libertà di essere quello che si vuole, anche irriconoscibili? E, viceversa, dove finisce il diritto di cambiare e inizia quello di giudicare?

Non ci crede nessuno, cara Uma, che non ti sia scappata la mano con qualche puntura di botox in più, non preoccuparti, non punteremo certo il dito. La libertà dell’individuo è talmente sacrosanta che anche la bellezza sconfinata di una attrice può essere stravolta, dall’età e dal botox, e nessuno dovrebbe gridare allo scandalo. In fondo la faccia è la sua e ci fa quello che vuole, no?

Ma è uno stare bene fittizio o reale? Chi lo dice che fra 10 anni, a 54 anni, Uma, Renee e chissà chi altro non si trasformino nella donna gatto, o in Dolly Parton (fortissima, adorabile, ma dai lineamenti alquanto “strambi”) alla ricerca di una giovinezza eterna, di una perfezione che Hollywood pretende tassativamente.

Dolly Parton

Ricerca della perfezione, ma anche distorsione della percezione del sé: stare bene solo quando si è qualcun altro, almeno nell’aspetto.

Sulla ricerca della perfezione vi propongo una riflessione fotografica, The tribe of impossible perfection di Stephanie Diani: ritratti femminili e linee, quelle nere dei pennarelli dei chirurghi plastici. Corpi quasi vivisezionati, analizzati in ogni curva, alla ricerca del dettaglio da correggere, dell’imperfezione. Quello che ha fatto il DailyMail, per esempio, l’analisi morbosa e puntuale delle angolazioni migliori per cogliere i peccati di Uma e quella ricerca della perfezione di cui siamo vittime tutti.

Staphanie Diane

(Photo credits: Stephanie Diani)