I Mad Season

MAD SEASON – ABOVE

Qualche settimana fa ha iniziato a circolare la notizia secondo cui Chris Cornell, frontman dei Soundgarden, capitanerà un’imminente reunion dei Mad Season, fondamentale supergruppo grunge. Il gruppo aveva già ripreso l’attività con un concerto di beneficenza nel 2012, ma sarà il prossimo 30 gennaio la data X: a Seattle McCready (Pearl Jam), Barrett Martin (Screaming Trees), Chris Cornell e Duff McKagan (Guns n’Roses) riporteranno in vita quella sorta di jam grunge.
Ma chi erano mai, questi Mad Season?
Cominciamo dal quando (1990 e dintorni) e dal dove: la città industriale di Seattle, WA, patria internazionale delle camicie di flanella, diventa sinonimo di grunge – al limite della tautologia. Habitat perfetto, ha visto comporsi l’incastro di rabbia e desolazione variamente interpretate da Pearl Jam, Nirvana, Alice in Chains, Soundgarden, Screaming Trees, e tanti altri nomi più o meno famosi.

Questo era il grunge: fenomeno tangibile (ve lo ricordate a fare da sfondo, con i suoi protagonisti in improbabili cameo, al primo film di Cameron Crowe, Singles – L’amore è un gioco?) e riconoscibile, ma eterogeneo e d’incerta definizione. Un genere tenuto su non tanto da una coerenza stilistica, quanto da una coincidenza spazio-temporale e da un’impronta di frustrazione ribelle e rassegnata, veicolata da sonorità prevalentemente d’impatto e senza troppi fronzoli, non lontane dal resto dell’inconfondibile alternative rock americano di quegli anni.

La copertina di Above dei Mad Season

Nell’aprile del ’94, come sappiamo, moriva Kurt Cobain, l’Elvis seattleiano. L’era del grunge stava per scemare, e dalla crème de la crème del movimento, l’ensemble Mad Season, nasce Above, un disco che di grunge ha, tutto sommato, veramente poco: non un’altra voce nel coro, ma il canto del cigno.

Ma andiamo con ordine. La dipendenza dall’eroina era questione all’ordine del giorno per le band di Seattle. Nel 1994, il bassista John Baker Saunders e Mike McCready, chitarrista dei Pearl Jam, s’incontrano in una rehab di Minneapolis. In cerca di redenzione, intraprendono un nuovo progetto insieme a un rehabitué: Layne Staley, già cantante degli Alice in Chains. Ai tre si unisce Barrett Martin, batterista degli Screaming Trees, e la formazione inizia a esibirsi come Drugs Addicts and Alcoholics – un nome che è tutto un programma (di recupero). All’arrivo del primo contratto, si ribattezzeranno Mad Season. Above vedrà la luce il 14 marzo 1995.
Se i Nirvana erano poco più di tre musicisti per caso, qui c’è una piena consapevolezza di mezzi e di fini. Non ci sono approssimazioni artistiche, né incertezze espressive. Centrale la figura tragica di Layne Staley, con la sua voce straziata e dolente proiettata verso un baratro di sofferenza.

Layne Staley

Above inizia con il lento risveglio di Wake Up, quasi otto minuti di psichedelia jazzy su impalcatura blues, trascinata dalla voce ardente di Layne. Qualche tratto grungy, ma zero materia grunge. Ci sono momenti di un rock dinamico e potente, come in X-Ray Mind, nel singolo I’m Above e in I Don’t Know Anything. E la poetica grunge di Above resta una delle boccate d’aria più fresche di tutto il sound di Seattle. River of Deceit contrappone atmosfere incoraggianti alla torbidità delle liricheThe river of deceit pulls down / The only direction we flow is down»). Ne deriva un convincente innesto con il cuore pulsante del disco, che alterna contrazioni blues inaspettate (l’ottima Artificial Red, «Is this the place I search for love / When my need is within me, a gift from above?») alla vocalità sofferente di Staley, al solido raccordo chitarristico di McCready (la strumentale November Hotel).
Spicca l’ammaliante Long Gone Day: su una base ipnotica s’insinuano una legatura di sassofono (!) e un tormentato e sublime intreccio di voci tra Layne e l’ospite d’onore Mark Lanegan (controcanto anche in I’m Above). Ed è con una certa amarezza che dobbiamo constatare come lo stravagante exploit dei Mad Season non abbia avuto un seguito.


Gli impegni dei protagonisti nelle rispettive band, ma soprattutto l’eroina, hanno portato a uno scioglimento di fatto. Le tristi vicende personali di John Baker Saunders e Layne Staley, scomparsi rispettivamente nel 1999 e nel 2002, hanno fatto il resto.
E se volessimo parlare di eredità grunge, vent’anni dopo, risulteremmo anacronistici. O forse no. Aspettiamo di sentire che cos’avranno da dire, in proposito, Chris Cornell e i redivivi Mad Season, nel futuro prossimo venturo.