John Frusciante alla Stratocaster

JOHN FRUSCIANTE – CURTAINS

Passate le feste, è incalcolabile il numero delle vittime del duopolio canzonettaro natalizio Mariah Carey – Wham! sulle pubblicità dei mandorlati e sulla coda in cassa nei negozi per l’ultimo, eroico regalo di Natale. Vittime che, armate di un Super Liquidator caricato ad amaro Petrus, potrebbero vendicarsi sul pizzicagnolo di fiducia, colpevole di loop estremo di mixtape natalizio contenente Last Christmas in diciotto versioni differenti.
Alfine è gennaio, l’inverno è arrivato confermando il motto di casa Stark e la neve l’abbiamo avuta un po’ tutti, dalle Alpi alla Sicilia e dal Manzanarre al Reno. Dedichiamoci ad ascolti più confacenti, più intimisti. Copriamoci l’anima con l’equivalente emozionale di sette spire di sciarpa in Gore-Tex rinforzato.

La copertina di Curtains di John Frusciante

Ci vengono in soccorso le 11 tracce di un disco ad altissimo carico emozionale: Curtains, che John Frusciante, chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, dava alle stampe nel 2005, proprio a gennaio. Frusciante, cui Enrico Brizzi s’ispirò per un romanzetto che ha formato per il dritto e per il rovescio buona parte dei rockmanticoni della mia generazione. Chitarrista dei Peppers, dicevamo, che ne aveva orientato due periodi cruciali: giovanissimo dal 1988-1992 e poi, resuscitato dagli abissi dell’eroina, negli anni 1998-2009.

John Frusciante con i Red Hot Chili Peppers negli anni 2000

John Frusciante debuttava come solista durante la prima pausa dai RHCP, nel 1994, con un ermetico delirio lo-fi. E da quel caos denso iniziava a dipanarsi gradualmente un nuovo ordine, artistico ma soprattutto personale. Al culmine del quale, dopo aver sperimentato un tot di generi con esiti diseguali, una decina d’anni fa portava a termine il folle progetto di completare sei dischi in sei mesi: di cui Curtains è l’ultimo e il più riuscito capitolo.
Dimenticate il funk-rock dei RHCP: questo è un album intimo ed equilibrato. Frusciante, finalmente sereno, dà sfoggio di una complessa semplicità e di un’immediatezza profonda. Parola d’ordine: less is more.

John Frusciante alza al cielo la sua Stratocaster

Le prime pennate acustiche di The Past Recedes dischiudono all’ascolto una certa trascendenza che si snoda lungo tutto Curtains. Trascendenza non tanto religiosa, ma piuttosto animata da una riuscita catarsi dei tormenti degli anni difficili. Un compassato disincanto e la fatica di un aspro ma salvifico approdo al porto dopo la tempesta. La purezza della voce di John è commovente in Lever Pulled, che sfuma con una breve distorsione in graziosi pizzicato e nei suoi inconfondibili cori in falsetto. L’incoraggiante Ascension gira attorno all’importanza di chiudere i conti con il passato, così come anche la litania profana di Hope: «There are no escapes / Gone are the days of mistakes».
Nella mezzora di coerente fluidità di Curtains spicca Anne, svolta in tre parti ed equilibrata tra umili pennellate acustiche, appassionati mormorii e uno sferzante inserto elettrico. Strategia di distensione e detonazione in Control, cavalcata da suggestive stoppate. Appena più fitta la trama, perlopiù vocale, di The Real. Ed è un abbraccio di pianoforte e semplice chitarra, sostenuti dalla voce spezzata dal pathos (Time Tonight), a preludere all’ultima intensa traccia, Leap Your Bar, in cui John Frusciante non suona nemmeno mezza nota di chitarra.

John Frusciante imbraccia la sua chitarra acustica, seduto al mixer

L’immagine che Frusciante dà di sé, con un disco del genere, è quella di un musicista a getto continuo, focalizzato sul suono. Con una limpida e armoniosa concisione, in Curtains il sofferto canto di Frusciante è sostenuto dall’emozione di una confessione autentica. Tenuto conto che, in quel periodo, aveva sfornato canzoni a ritmo incessante, ha dato ogni prova possibile di essere un artista molto più completo e complesso di quanto lasciasse trasparire dalla retroguardia dei ben più frivoli RHCP. Anche se, a riascoltarli a ragion veduta, John Frusciante aveva iniziato già da un po’ a scostare le curtains del suo talento. Ché non si vive mica di soli peperoncini rossi piccanti.