Io e la TIGRE, cover ep

Io e la TIGRE. L’intervista.

“Gli opposti si attraggono” o “chi si somiglia si piglia”? Domanda che abbiamo sentito migliaia di volte e che ha ricevuto risposte di ogni tipo, anche basate su studi scientifici, che alla fine si annullano l’una con l’altra se le guardiamo tutte assieme. Io e la TIGRE sono come il cioccolato e il peperoncino, due sapori diversi che si sposano insieme perfettamente. Sono il bianco e il nero, le lacrime mentre sorridi, il livido e il bacio che lo vuole curare. Io e la TIGRE si sono perse per ritrovarsi e hanno registrato il loro ep d’esordio, omonimo: sei pezzi che alternano il graffio rock a confetti dolci come “Il Lago dei Ciliegi”, primo singolo estratto.
Ho fatto qualche domanda alle ragazze e dalle risposte sembra chiaro come la loro musica sia il mezzo, e non il fine, del loro legame. È sempre una cosabella avere qualcuno a cui poter dire “nel tuo sguardo ho la coperta che mi scalda quando attorno è buio”.

Io e la TIGRE

IO e la TIGRE – Foto di Sonia Formica

Cosebelle: IO e la TIGRE si sono ritrovate dopo anni di lontananza. Di che cosa è stato fatto questo distacco e che gusto ha avuto ritrovarsi? Cosa lega IO alla TIGRE e la TIGRE ad IO?
IO e la TIGRE: «Il nostro distacco lo si poteva rappresentare come una brace di sofferenza coperta da una coltre di gelido distacco. Quando ci siamo ritrovate, abbiamo passato molto tempo a raccontarci come entrambe avessimo cercato dei modi per placare questo tormento, un tormento per una lontananza che era stata necessaria ma che la nostra maturità dell’epoca non era stata in grado di gestire. Oggi abbiamo riconosciuto come valore la diversità e la crescita personale nello stare con la persona che rappresenta il tuo opposto».

CB: Le vostre canzoni sono come un alternarsi di carezze e graffi. Giochiamo al caleidoscopio: che forme prende la musica vista dai vostri occhi?
IO e la TIGRE: «Quando la TIGRE suona vede rosa, rosso e giallo, il tutto mischiato senza una logica.
Quando IO suona vede i volti delle persone a cui i brani si rivolgono per cui, quando suona, deve costantemente scacciare i loro sguardi fissando continuamente gli occhi della TIGRE».

CB: L’atmosfera e la melodia delle strofe de “Il Lago dei Ciliegi”, canzone del vostro primo videoclip, mi hanno un po’ ricordato una bellissima canzone d’autore italiana: “Il Cielo in una Stanza” di Gino Paoli. Quanta e quale influenza hanno avuto i “grandi” del cantautorato nel vostro modo di fare musica?
IO e la TIGRE: «Come diciamo sempre, noi abbiamo dei background musicali diversi, sebbene le radici siano comuni. Come si fa a non apprezzare il coraggio di chi si mette a nudo con il cuore in mano raccontandoti le sue storie? Impossibile non diventarne amico».

CB: Una delle tracce del vostro ep è “Cuore”, cover rockeggiante della canzone degli anni ’60 di Rita Pavone. Come siete arrivate alla scelta di questo omaggio?
IO e la TIGRE: «Questa canzone è come un filo rosso che lega le nostre infanzie: entrambe la ascoltavamo in auto con le nostre rispettive mamme. Noi abbiamo sempre amato questa canzone, per cui è stato molto naturale includerla nel nostro ep».

CB: IO e la TIGRE sono la rinascita della magica fenice dalle proprie ceneri. Cosa vi portate dietro del “vecchio” e dove puntano ora le vostre ali di fuoco?
IO e la TIGRE: «Dal passato ci portiamo dietro la consapevolezza dei nostri errori e l’esperienza del malessere. Ora le nostre ali di fuoco puntano ad esprimere il valore aggiunto delle nostre differenze, ovunque esse ci stiano portando».

Potete ascoltare Io e la TIGRE qui, preparatevi al “Grrr power!”.