Certo che Artissima quest’anno è stata un enorme successo di pubblico:  più di 50 mila visitatori e galleristi soddisfatti. Stabilito che è la mecca dei giovani collezionisti con le sue proposte sperimentali, nuove e dinamiche, indispensabile per l’incredibile esito di questa edizione è stata -Sicuramente- la prima mostra da curatore di Maurizio Cattelan. Necessaria come certi bisogni corporei, Inesorabile come la morte.

image image

image

Un racconto per immagini e suggestioni, visitabile fino a domenica 11 gennaio 2015, che dimostra l’identità sperimentale e internazionale di Torino nel contemporaneo. Un’opportunità per soffermarsi su personalità, luoghi e aneddoti affascinanti, riportando alla luce attraverso feticci e segreti i momenti dimenticati della storia della città, tra particolarità e temi universali, sin dal titolo, che sintetizza la dicotomia morte/vita.

Ambientato nell’ex casa barocca del Conte Camillo Benso, invisibile ma presente padrone di casa, la mostra si articola in un percorso diviso in sette sezioni, ognuna delle quali ha come punto di partenza un oggetto specifico, un luogo incontrato nelle collezioni: da quelle meno convenzionali, alle istituzioni affermate del territorio, dall’unità residenziale Olivetti a Ivrea, al Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, dal Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando, a Casa Mollino, e simboli importanti come l’automobile e la fabbrica.

image image image

Una mostra ”purtroppo molto bella” ha commentato Francesco Bonami, ingaggiato in veste di cicerone per la visita guidata riservata alla stampa per l’opening di Shit and Die. Un capolavoro a sei mani, in cui l’artista ormai in pensione e le curatrici Myriam Ben Salah, e Marta Papini indagano con attenzione speleologica la città, le sue storie e le sue curiosità. Forme, spazi, figure, riferimenti sono presentati in un allestimento poliedrico e complesso, ma al contempo coerente e fortemente interconnesso. Una serie di opere molto diverse tra loro, con un titolo preso in prestito da un’opera di Bruce Nauman, “One Hundred Live and Die”, un’installazione del 1984 in cui tra brevi slogan scritti al neon compare la scritta “Shit and Die”. Un titolo facile da ricordare, drammatico nella sua semplicità, che sintetizza due fatalità a cui siamo destinati per natura.

image

image   image

image

SHIT AND DIE ci dice Cattelan “è concepita come una composizione soggettiva, ossessiva e arbitrariamente non esaustiva, in cui protagonista rimane il visitatore” che si trova a stringere una relazione senza regole, partendo dai nostri bisogni materiali, denaro, sesso, vizi; passando per le nostre ossessioni, la paura, il cambiamento, la trasformazione fisica, il tempo e le nostre perversioni, il feticismo, la fama, l’immortalità. Qui sono riuniti gli elementi essenziali che accomunano gli esseri viventi attraverso lo spazio e il tempo ed il CORPO, rimane l’unità centrale presa in esame, oggetto di dibattiti, congetture, esperimenti, atrocità. Una mostra che approda a una riflessione universale sulla vita e le ambiguità della condizione umana, e dimostra che la vita è un problema dell’arte e che “a questo mondo, nulla può essere considerato certo, a parte la morte e la merda”.

image

__
Shit and Die – Progetto espositivo prodotto da Artissima, organizzato da: Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini; assistente curatrice: Lucrezia Calabrò Visconti

Dove&Quando: Torino, Palazzo Cavour, Via Camillo Benso Conte di Cavour, 8. Fino all’11 novembre 2014 (Orario : martedì-mercoledì-venerdì- sabato-domenica, ore 11-19; giovedì, ore 15-21; lunedì chiuso)

[Foto di Francesca Briganti]