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Gli Italiani pensano che io sono pazza. E non hanno completamente torto. Quando vivi in un paese straniero, con regole differenti, puoi scoprire un mondo di peculiarità; alcune possono farti ridere, altre lasciarti un po’ perplesso. Comunque, è sempre un piacere imparare le abitudini locali e favorire gli scambi da una persona all’altra, da paese a paese.

Ecco qui, le cinque ragioni più tipiche che mi identificano come straniera in Italia:

1. Io faccio un bagno dopo aver mangiato. Questo punto è un po’ discusso tra i miei amici coetanei. Loro sostengono – e da sempre credono – che può essere fatale fare un bagno dopo un pranzo abbondante. Noi Australiani sappiamo che  bisogna stare attenti dopo aver mangiato; è consigliato aspettare 20 minuti prima di fare un tuffo nel mare. Qui in Italia, il tempo consigliato oscilla tra i 30 minuti fino a 3 ore per paura di una congestione, ovvero l’effetto collaterale dovuto l’acqua fredda che conduce il sangue agli organi vitali, rendendo lenta la digestione e causando forti crampi. Potete immaginare che cosa succede dopo. Non discuto che può essere “scomodo” nuotare per 1000 metri dopo un’abbuffata di pasta, ma noi adulti possiamo facilmente capire i segnali di allarme, chiedere aiuto o semplicemente camminare verso la spiaggia perché, in realtà, poche persone “nuotano” davvero. Eppure, ogni volta, mi trovo da sola nell’acqua dopo pranzo e le persone mi guardano in modo strano.

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Sono riuscita a trovare un bel posto per fare un bagno dopo pranzo in Favignana, Sicilia.

2. Le scarpe non sono obbligatorie in casa. Vengo dall’Australia, un paese con temperature roventi (anche 40 gradi), nel quale le case hanno i tappeti. Mi piace sentire i miei piedi liberi quando sono in casa. Pero, è sempre comune per la gente mi offra calze o ciabatte quando sono in visita da loro, perché hanno paura potrei avere freddo o prendere un’ influenza. Onestamente, mi capita spesso di indossare calze a casa, ma ogni tanto mi fa anche piacere vedere le mie dita dei piedi.

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I miei piedi liberi prendono sole a Matera.

3. Non ho mai preso un “colpo d’aria” e non credo che esista. E’ difficile spiegare questa malattia che non ha un equivalente nella lingua inglese – per quanto ne so. La traduzione è “hit of air”, e qualsiasi mal di testa, dolori muscolari, raffreddore, pelle d’oca o sudore può essere attributo a questo problema. Ed è per questo motivo che di solito vedo le mamme che vestono i loro bambini con una magliettina anche quando ci sono 30 gradi, per coprirli dal vento. Oppure, le donne portano una sciarpe nella borsa, in tutte le stagioni. Dimenticati di uscire di casa con i capelli bagnati… stai praticamente invitando un “colpo d’aria” di assalirti! Forse sono semplicemente fortunata a non prenderlo?!

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I miei capelli soffrono il colpo d’aria a Mdina, Malta.

4. I fusilli si mangiano con il pesto o le melanzane. C’è l’alto rischio che perderò questa discussione ancor prima di averla cominciata, ma sono abbastanza flessibile quando scelgo il tipo di pasta per qualsiasi condimento. Ho imparato che la dispensa della pasta è uno spazio sacrosanto e certamente non è consentito agli stranieri scegliere il tipo di pasta abbinare al condimento. Ci sono Italiani che si emozionano per la pasta: hanno la voglia di spaghetti, non per il condimento ma semplicemente per la forma, come un ex-fumatore vuole delle sigarette. Obiettivamente riesco a vedere che può aver senso qualche abbinamento tra forma di pasta e certi sughi. Però non posso credere che e’ motivo per andare al supermercato se ti accorgi, mentre stai cucinando, che non hai il tipo giusto di pasta per quel piatto.

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Io, cucinando un pranzo italiano-australiano.

5. Dico arrivederci, mai “buon proseguimento”. Questo genere di saluti alla fine di una conversazione sono per me motivo di grande divertimento. Un semplice ciao o “a dopo” non è quasi mai sufficiente – c’è sempre un riferimento a qualcosa che può accadere dopo. Quali sono i più comuni? Buon pranzo, buon lavoro e buon proseguimento sono quelli che ho sentito più spesso, ma non riesco ad usarli. Pero, il mio preferito è senza dubbio “mi raccomando”, che può significare qualsiasi cosa da “prenditi cura di te stesso” a “non dimenticarti”, “non fare cose sbagliate” e probabilmente altre ancora. Ancora, non posso accettare quanto strano è dire “mi raccomando” quando saluti qualcuno senza finire la frase. Cosa vorresti consigliare esattamente? Non è importante, mi raccomando!

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ENGLISH VERSION

Italians think I’m crazy. They’re not entirely wrong. But when you live in a foreign country by foreign standards, you come to discover a veritable multitude of cultural idiosyncrasies that make you laugh, and some that can leave you a bit perplexed. Nevertheless, it’s always fun to learn about social norms and exchange something from person to person, place to place.

Here are the top 5 reason that make me a little “strange” in Italy:

1. I swim after eating. This point is somewhat controversial among friends my age who have always said – and always believes – that it could be fatal to swim after an abundant lunch. We Australians were also told to take care after eating; to wait 20 minutes before diving in for a dip. Here in Italy, the waiting time ranges from 30 minutes to 3 hours for fear of congestion, the dreaded side-effect of cold water forcing blood to your vital organs, slowing digestion and causing severe cramping. You can imagine what happens next. I don’t argue that it isn’t uncomfortable to swim 1000 metres after a big plate of pasta, but as adults we can recognise the signs of trouble, signal for attention or simply walk out of the water as let’s face it, few of us “swim”. But still I find myself alone in the water after lunch with people looking at me curiously.

2. Shoes are not obligatory in the house. I come from Australia, the land of 40 degrees and where houses have carpet. I like my feet to be free when I’m at home. But it’s become common for people to offer me socks or “house shoes” when I visit as they fear I will be cold and could contract the flu. Admittedly, these days I do wear socks more often than not as the tiled floors are not so comfortable, but somedays I just like to see my toes.

3. I have never had “colpo d’aria”, and don’t believe it exists. It’s difficult to explain this ailment having no real equivalent in the English-speaking world – as far as I’m aware. Translated literally as “hit of air”, any headache, muscular pain, cold, shiver or unseasonal sweat can be attributed to this problem. It’s for this reason that I often see mothers putting “light sweaters” on their children in near 30 degree temperatures, in case the wind comes. Or women often carry scarves in their bags, regardless of the season. Don’t even consider leaving the house with wet hair… you’re basically asking for colpo d’aria to attack you. I guess I’m just lucky to avoid it?

4. Fusilli goes with pesto and aubergine. There is a good chance I will lose this argument before I even begin, but I’m quite flexible about which pasta shapes go with which sauce. But I’ve learnt that the pasta pantry is a sacred place and certainly not the domain for a foreigner to choose the packet for the weekly dinner. Some italians are emotionally involved with pasta – they desire spaghetti, just for the form not for the sauce, as an ex-smoker desires cigarettes. Objectively I can see that some sauces attach better to some types of pasta, that’s why there are so many different styles. But I don’t genuinely believe it’s worth a trip to the supermarket if you discover mid-cooking that you don’t have “the right” type for that particular meal.

5. I say goodbye, not “happy continuation”. These greetings at the end of a conversation are a constant source of entertainment for me. A simple goodbye or see you later rarely suffices – there is always a reference to the context in which you meet and what will happen after. Some of the most common? Enjoy your lunch, have a good day at work and happy continuation are among the ones I hear daily but personally struggle to use. But my all time favourite without doubt is “mi raccomando” which means any number of things from “take care” to “don’t forget”, “don’t do wrong things” and probably many more. Yet I can’t get past how strange it is to say “I recommend…” when leaving someone without completing the phrase. What is your advice exactly? It’s not important, mi raccomando!