Il mondo è pieno di creativi e di inventori che cercano il modo (e soprattutto i mezzi) per realizzare il proprio sogno e le proprie idee. Da un po’ di mesi il sogno può essere una realtà per molti attraverso il Crowdfunding, letteralmente “finanziamento della folla”. Sono venuta a conoscenza di questo meccanismo partecipando qualche settimana fa a Milano all’evento di lancio di Fundedbyme, una piattaforma nata in Svezia e molto attiva in Finlandia, Danimarca, Norvegia, Spagna, Germania, Singapore e ora anche in Italia; in quell’occasione, con il mio gruppo (Green Tales) abbiamo presentato LI-DI-VI-DO un progetto di comunicazione integrata per la raccolta differenziata e ho avuto modo di scoprire una community creativa, dove l’imperativo è condividere.

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Un laboratorio aperto a tutti dove di assiste ad un cambio degli equilibri sociali a favore di un un empowerment diffuso che rende democratica la produzione di idee. Si spazia da campagne di beneficenza, finanziamenti a start-up e progetti imprenditoriali. E l’arte?

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Scopro che Crowdfunding è una parola che sta diventando sempre più usuale anche in questo mondo, come  mostrano alcune recenti esperienze internazionali di successo, le campagne Tous Mécènes del Louvre, con la quale stato finanziato il restauro di una delle sue opere più ammirate, la Nike di Samotracia, e Let’s Build al Goddamn Tesla Museum negli  Stati Uniti. In Italia una raccolta di Crowdfunding è stata condotta da Bartolomeo Pietromarchi per il sostegno del Padiglione Italia alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

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Un’occasione per sperimentare un inedito percorso di sostegno, una modalità alternativa di partecipazione che ben venga in un paese come il nostro, dove il governo continua a perpetrare tagli soprattutto alla cultura. Un faro per tutti quei progetti che possiedono le carte in regola per emergere ed affermarsi, ma che purtroppo, complici le istituzioni e i meccanismi di mercato, rimangono sepolti sotto il peso della recessione economica e culturale italiana.

Come si fa?
Si prepara una documentazione, si espone il progetto spiegando i propri intenti al pubblico, e come si investiranno i soldi, mettendoci la faccia e un po’ di capacità comunicativa, e si lancia la campagna di raccolta fondi. Se si è stati convincenti e l’idea è buona, arrivano i soldi. La tecnica funziona, perché prende principalmente in considerazione il ruolo dell’individuo in quanto consumatore, valutando in modo serio ciò che gli piace e ciò di cui ha bisogno. La diffusione del progetto e la richiesta d’appoggio della raccolta fondi avviene online per mezzo e tramite la rete di contatti, attraverso Facebook e Twitter, sfruttando il potenziale enorme della viralità del web.

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Il pubblico appoggia spontaneamente l’idea perché affascinato dal progetto. Dunque chiunque se la senta, ami un progetto, può finanziarlo. Ognuno di noi diventa attore fondamentale nel decretare il destino di un brand, di un prodotto, di un progetto culturale, social o di un’azienda. Una produzione democratica, che aggira i filtri tipici del sistema commerciale e permette alle idee di concretizzarsi. Un modo nuovo, per trovare denaro da investire in progetti personali a patto che siano originali e che invoglino la “folla” a contribuire.

Dall’arte al teatro, dalla moda alla musica, dal cinema alla social innovation il crowdfunding premia ciò che merita, ciò che è bello, ciò che è interessante. Ben venga allora la democrazia delle idee dell’arte e della creatività. Non resta che tirar fuori tutti i sogni dal cassetto!