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Mai come quest’anno ho piacere di parlare dei vincitori degli Oscar. Perchè, come ormai sapete tutti, l’Italia accoglie oggi come un naufrago l’Oscar, dopo ben 19 anni di attesa, salpato dalle coste quiete di Roberto Benigni al mare aperto di Paolo Sorrentino. La Grande Bellezza ha vinto. E non importa se ci è piaciuto o meno, non importa nemmeno più a me. Sarà come ai mondiali, quando anche chi non sa nemmeno come è fatto uno stadio si mette a imprecare, piangere e esultare. E siamo felici, in questa bella mattina d’inizio Marzo, di avere un posto nel mondo, di stare sul palco con Paolo che ringrazia alla moglie a Maradona e a mammà, di specchiarci nel sorriso gambardellesco di Servillo, con gli occhi stretti stretti, le rughe pressate agli angoli della bocca, e un bacio a Fellini, a Martin Scorsese e ai Talking Heads. Ed è bello, nonostante tutto, essere amati dal mondo, in un paese che affonda, coi reimpasti di governo senza elezioni, con la disoccupazione ai massimi storici e noi che ancora sappiamo sognare: un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori…di esteti. La Grande Bellezza. Miglior Film Straniero.

Miglior Film: 12 anni schiavo

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Steve McQueen affonda il colpo e porta a casa la statuetta col film meno sperimentale della sua trilogia sul dolore. La statuetta fa sentire redenti gli States per le frustate sulle schiene degli schiavi afroamericani e siamo pari e patta. Di certo non basta, ma meglio di niente.

Miglior Regia: Gravity

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Alfonso Cuaròn porta George Clooney nello spazio e ce lo lascia. Oppure Giorgione ha optato per tagliare la corda per punirci delle battute sul Nespresso e lasciarci soli con la monoespressione di Sandra Bullock per quasi 90 minuti. Comunque è troppo George, sei cattivo. Anche il regista divaga spesso con bellissime inquadrature sull’iperspazio per cercare di tenersi sveglio. Anche l’universo ringrazia l’Academy.

Miglior attore protagonista: Matthew McConaughey

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Quando un attore perde un sacco di chili, vince l’Oscar. Se mi ci metto d’impegno e la dieta del cetriolo funziona, l’anno prossimo ci provo pure io. A parte gli scherzi, Matthew è sulla via della ripresa, ci eravamo spaventati quando l’avevamo rivisto in The Wolf of Wall Street. Temevamo non sarebbe più tornato figo. E invece sì. Mi dispiace Leo, ma tu hai un metabolismo lento, tendi a ingrassare si vede, quindi è inutile che rosichi, per vincere l’Oscar non serve parlare, serve pedalare, ti sei confuso. Alla fine di The Wolf Of Wall Street ti hanno dato comunque una bottiglia d’acqua, anche parlare per tre ore di fila è stancante, ma non fa dimagrire. Il mio ragazzo me lo dice sempre.

Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett

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Ne abbiamo parlato pochi giorni fa, Cate in Blue Jasmine è qualcosa di straordinario. Non posso fare battute su di lei, è pure alta un metro e 75, maledetta signorina perfettina. E insomma.

Miglior attore non protagonista: Jared Leto

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In generale non ho simpatia per le persone che sono brave a fare tutto. E nemmeno per quelli con gli occhi troppo vispi e vicini. E nemmeno per gli uomini bassi. Di conseguenza Jared dovrebbe rappresentare il concentrato delle mie idiosincrasie. Però a fare il travestito è bravo, si allena da sempre e l’allenamento paga. Ha voluto voluto voluto questo ruolo con tutte le sue forze, finalmente poteva vestirsi da donna. Quindi ragazze, io non ci metterei troppo il pensiero eh.

Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong’o

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Primo ruolo, primo Oscar. Primo film, sei praticamente in tutte le scene con Michael Fassbender. Il cestino a fine riprese lo dividi con Brad Pitt. Vinci l’Oscar il giorno del tuo compleanno. Che ti devo dire? Falla girare tutta questa fortuna, sorella.

Miglior Sceneggiatura: Spike Jonze – Her

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Ma quanto è tenero Spike? Non vi viene voglia di abbracciarlo?

Migliori Costumi: Catherine Martin – Il Grande Gatsby

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Scusa Leo, ma pure il tuo smoking ha vinto più Oscar di te. E non deve nemmeno impare a memoria 359mila battute. Gli basta esistere. Non lo trovi ingiusto?

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In conclusione, grazie Paolo, grazie Roma.