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Io vi maledico, grida Concita De Gregorio dalle pagine del suo ultimo libro, edito da Einaudi. A parlare, seguendo le note della sua invettiva, come in una partitura, un coro di voci unanime che dal magma del paese inascoltato si leva a formare un grido d’indignazione.

Perché l’Italia è ormai il paese degli arrabbiati. Ma non è una rabbia sana a scuotere gli animi, un profumato odore di rivoluzione, bensì un riottoso moto di bile, quello dei disperati che divengono folli perché non hanno più niente da perdere, quello dei dimenticati ai quali non resta che chinare la testa e mangiarsi lo stomaco, quello degli sconfitti ai quali il mondo ha tolto ogni germoglio di speranza. La rabbia dei cani di strada, che contagia e distrugge, senza lasciare nemmeno una scintilla di futuro.

Sono storie, queste, che sommano rabbia ad altra rabbia. Quella dei protagonisti e quella del lettore diviene un tutt’uno fino a che le parole si trasformano in una cupa invettiva, pronunciata contro ignoti, o forse contro un cielo che da tempo ha smesso di ascoltare.

Non resta che la formula della maledizione, come se in un altra vita, in un altro mondo ci fosse ancora uno spazio di senso per la parola Giustizia. Ma qui, in questo mondo, io vi maledico è solo una scritta di pietra sulla lapide dell’ennesimo morto di Taranto, io vi maledico è un grido strozzato, in bocca alla figlia di un imprenditore impiccato, è la frase che ascolta in testa un ragazzo, il primo di una lunga serie di giorni senza sole, rinchiuso in miniera. A lui sarebbe piaciuto cantare.

C’è chi maledice Marchionne, che ha tolto il lavoro a suo padre, chi lo Stato perchè la obbliga a lavorare a un call center ascoltando i maniaci, perchè la sua vita è appesa davvero ad una telefonata, chi la mafia, che lascia alle donne figli orfani di padre e teste di maiale sgozzati sulla porta di casa.

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Chiunque voi siate, un giorno, non oggi, magari nemmeno in questa vita, magari solo all’Inferno se esiste…paghiate per i vostri peccati, perchè ci avete abbandonati. Siate maledetti. Io non vi perdono, perchè sapevate e sapete benissimo quello che state facendo.