Creare un vino è una cosa seria. Gli hobbisti (ho sempre amato questo termine perché porta in sé la maffitudine del termine HOBBY→ HO 2 B, e quindi?) che credono, dopo adeguato e ligio training, di poter sganciare nettari sopraffini, nella maggior parte dei casi si dovranno accontentare di vini senza corpo, anoressici, o fetusi, con flatuolenze olfattive, instabili, disarmonici.
Ho avuto l’onore una volta di assaggiare un vinHobbista in terra sarda. Il creatore se lo sentiva incandescente servendo il suo liquame fiammante, noncurante del fatto che lo stava servendo direttamente da eleganti confezioni di candeggina ACE (tenuta ermetica per evitare alterazioni, materiale coprente che difende dalla malefica luce, principi in teoria e per certi versi corretti). Il risultato era pessimo, aceto di millesima categoria, imbevibile. Ho inventato la qualunque per iettarlo nel giardino, recidendo, peraltro, ogni prospettiva di un domani per la vegetazione. Ciononostante, il creatore era tronfio di soddisfazione, perché aveva letto 2 libri e l’arte enologica era ormai la sua sorella siamese.
Ignorava che gli enologi non sono semplici esecutori che seguono regole e processi: sono artisti a tutti gli effetti. Imparano la tecnica, la affinano e poi ci mettono del loro, sperimentando, osando e riscoprendo strade perdute. La natura apparecchia la loro tela, definendo il materiale e i colori, ma sta a loro il mix vincente.

Un frutto concreto di quest’esplorazione creativa sono i Vini Rosati, primogeniti della tecnica enologica. Trattasi di simpatici ermafroditi rosa, perfetto mix tra i vini bianchi e i vini rossi. A differenza dei colleghi umani, che devono alle burle della natura la loro condizione ibrida, i Rosé nascono  da un processo di vinificazione che può partire da sole uve rosse, da uve rosse e uve bianche, oppure da uve grigie (solo il Pinot vanta questa nuanche alla moda). Le tecniche sono varie e complesse ma in parole spicce si catturano il colore e qualche elemento hard dalle bucce dei grappoli scarlatti e si regalano ad una struttura tipicamente candida. Il risultato avrà in comune con i rossi il corpo e parte di antociani (sono i paladini del colore), mentre andrà a braccetto con i bianchi per povertà di tannini, amore per il freddo e aspettativa di vita da farfalla.
La palette di colori che offre questa gaudente categoria contempla il rosato in quattro tonalità, il chiaretto e il cerasuolo (detto anche rosso-mutanda-fu-bianca-post-lavaggi-multipli-con-colorati-tanto-non-stingono) ma saprà sempre stupirvi perché è molto instabile ed evolve rapidamente. Se dimenticate in dispensa la bottiglia che vi fatto innamorare con il suo brillante rosa, potreste ritrovarla salmonata, albiccocata oppure in perfetto pandant con le vostre cipolle bionde.
Godetevi subito il Rosé, assaporate il sapore secco, floreale, fruttato e dissetante senza troppo indugio.

Pink Dream Credit: http://hintergrundbilder.wallpaperstock.net

PINK DREAM – Credits: Wallpaperstock

L’ermafrodita è un vino da sfizio, da voglia estiva davanti ad un tramonto infuocato, da chiacchiera a briglia sciolta. Provate un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo D.O.C. e lasciatevi inebriare dal suo gusto secco e dall’aroma di mandorla e frutti rossi tra cui spicca la ciliegia, ideale per carni bianche o formaggi.
Se amate le succose fragoline di bosco lanciatevi su un Chiaretto del Garda Classico D.O.C. versatile come un tubino nero negli accostamenti gastronomici. Per stupire gli amici con la storia delle trasformiste uve grigie la cui buccia, in macerazione per una notte, regala al vino il colore rosato, familiarizzate con il Pinot Grigio Rosé Pavia I.G.T.
Se amate il solletico da bolla le varianti rosate sapranno conquistarvi, sia italiche che francesi.
Insomma, se vi sentite ibridi ermafroditizzatevi e godetevi il rosa prima che ingiallisca come le lenzuola di lino degli avi che stagionano negli armadi.