Vi dirò, ho paura dell’aereo.

Non quella paura che non mi fa volare semplicemente perché un giorno ho scoperto che è vero che col treno rimango incollata al suolo, ma il tempo passato chiusa per il viaggio aumenta drasticamente e cosa vince fra 9 ore in treno o 1 ora in aereo? 1 ora in aereo osservando attentamente ogni mossa che la hostess fa per spiegare le manovre di sicurezza. Mi siedo poco dopo l’ala, posto corridoio e ho con me ogni tipo di intrattenimento nel caso finisca di leggere velocemente ogni pagina del magazine di bordo e del catalogo acquisti. C’è stato un periodo in cui avevo imparato a memoria il menù Ryanair, avevo persino comprato una hot salami pizza per 5 sterline pur di distrarmi, per non contare i due euro spesi per tentare di vincere la 500.

Non ho mai vinto una 500, sebbene con quei due euro abbia vinto 5, e sottolineo 5, altre schede.

Per quanto io mi trovi scomoda e a disagio in aereo posso dire di amare un po’ il concetto di aeroporto, perché è sinonimo di cambiamento all’andata, di sicurezza di casa al ritorno. E poi ci sono i cosmetici scontati, ma non è questo il momento di parlarne.

Quando sono a casa, Cosebelle Magazine, aeroporto di Bari karol Woytjla

In punta di piedi mi piacerebbe dirvi che l’aeroporto di Bari è bello davvero, con un po’ di timore perché sicuramente starete pensando «Ma che dice? Facciamo la poesia sugli aeroporti?», ma intervengo subito: non bello nel senso che è un posto poetico in assoluto, ma mi sento a casa sui sedili blu scuro del Karol Woytjla di Bari perché i tavolini hanno i brillantini, perché le vetrate sono grandi, perché è tutto nuovo (almeno per ora), perché ha il percorso verde, perché quando devi salire su un aereo attraversi un tunnel pieno di oblò e ci sono foto della Murgia, di San Nicola, di pane, formaggi e olive, perché vogliamo dimostrare che ci teniamo alle nostre cose. E un poco è vero.

Quando sono a casa, Cosebelle Magazine, aeroporto di Bari karol Woytjla

Ma poi, quando sei molto in anticipo perché hai l’ansia da check-in, capita che ti specchi nelle vetrate enormi, spii le nuvole minacciose perché le stai pregando di farsi da parte che di ballare già al decollo non ne vuoi sapere e leggi per caso una parola: ESCLUSI.

Quando sono a casa, Cosebelle Magazine, aeroporto di Bari karol Woytjla

Un estratto di una parola diversa, esclusivo, esclusivi, non lo so, però fa pensare. Perché, vorrei dirlo, quando sono a Bari capita di sentirsi un po’ esclusi, che ci servono sempre un sacco di passaggi per arrivare dappertutto, che siamo un po’ lenti, esclusi da certe logiche di crescita economica, che ne abbiamo create altre di virtuose, ma il cerchio non si chiude mai e sopravvivere non è più sufficiente.

Ma poi prendi il volo e le priorità cambiano.