Nell’estate del 1983 c’è una canzone che, ovunque, non dà scampo, suonando e risuonando nelle radio di tutta Europa: si tratta di I like Chopin, composta e portata al successo da Gazebo, ovvero Paul Mazzolini, nato a Beirut da madre statunitense e padre italiano. Il brano si inserisce a pieno titolo nel filone dell’ italo-disco, termine con il quale si usa definire quella musica “da discoteca” prodotta in Italia tra fine ’70 e fine ’80, spesso cantata in inglese e ricca di influenze strettamente connesse a disco americana, new wave e new romantic. 

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Navigando in rete ci si imbatte di frequente, sui forum dedicati al cantante o proprio al genere dell’Italo-disco, in lettere di donne da tempo sposate e con figli che raccontano i loro ricordi legati a questa canzone: chi baciava il televisore ogni volta che Gazebo, bellissimo, appariva in video, chi narra di aver ballato per la prima volta proprio sulle note di I like Chopin con il futuro marito, in una discoteca di qualche località balneare della sommersa provincia italiana. E’ totale il senso di nostalgia che si avverte alla lettura di queste storie e si fa chiara l’idea che questa canzone non venne mai percepita come una canzone da puro ballo, semplicemente ricca di quel senso di allettanti promesse, frizzanti volontà di evasione tipicamente 80s.

I like Chopin è di più, soprattutto nei pensieri e alle orecchie delle donne, ragazze d’allora. Il testo è, in effetti, straordinario, a partire dalla descrizione di “quel piano, così deliziosamente inusuale” fino agli ultimi versi “Immagino la tua faccia / nel riflesso del sole / Una visione di cielo blu / divertimento eterno“, che sembrano far infine affiorare anche quella punta di eros sempre sottesa alla disco, un gioco danzante fatto di “visioni” e “divertimento”.

Remember that piano
So delightful unusual
That classic sensation
Sentimental confusion
Used to say
I like Chopin
Love me now and again
Rainy days never say goodbye
To desire when we are together
Rainy days growing in your eyes
Tell me where’s my way
Imagine your face
In a sunshine reflection
A vision of blue skies
Forever distractions

Gazebo raccontò di aver scritto questo pezzo pensando a George Sand, scrittrice francesce dai tratti letterari ed estetici fortemente dark, molto alta e ben piazzata, compagna del sottilissimo Chopin. Il brano è quindi l’immaginaria poesia d’amore di una scrittrice francese dell’800 al suo uomo, uno dei più importanti compositori del mondo ma soprattutto il suo grande amore.

Vale la pena ricordare inoltre che, nell’iconografia amorosa, Chopin, è anche l’esempio per eccellenza del compositore delle “lezioni di pianoforte”, quelle in cui il maestro e l’allieva si scambiano – tramite lo studio delle partiture, le posizioni delle mani, una reciproca osservazione – un profondo transfert erotico, come raccontava anche Sergio Endrigo in questa canzone: