Adriana vuole “fare del cinema”, “lavorare nel mondo dello spettacolo”: è bella, sola, circondata da uomini che la bramano e per averla le promettono, come dal più classico dei copioni, di aiutarla a realizzare i sogni della sua vita: fare un provino, un film, una pubblicità, salvo poi abbandonarla spietatamente – e non soltanto metaforicamente -, in mezzo a una strada, una volta ottenuto da lei quanto desiderato. Antonio Pietrangeli nel suo “Io la conoscevo bene” racconta questa storia contemporanea, ambientata però nell’Italia degli anni Sessanta, e lo fa in modo impeccabile, totalizzando il senso di malessere della protagonista, un senso di abbandono e solitudine che invade letteralmente la pellicola, contaminandone ogni immagine e sequenza: trucco sbavato di pianto, mangiadischi acceso a calci e un generale sentimento di vuoto macabro, reso attraverso tempi morti che si succedono.

Il-Mangiadischi_letkiss_Gemelle-Kessler_Cosebelle

Succede così che, tra l’abbraccio forte teso da Ornella Vanoni, una didascalica e quantomai azzeccata Mani Bucate di Sergio Endrigo, un Peppino Di Capri da annali dei lenti estivi italiani, anche alla colonna sonora non sfugga quel senso di folle solitudine nera, e che faccia capolino un lato oscuro di romanticismo, un senso di fintallegro profondo e doloroso che affonda in alcuni brani dotati di una doppiezza perduta, tipica di alcune canzoni di quegli anni, che dietro un’apparenza danzereccia e pop si mostravano arrangiate in modo buio, imperioso, monumentale e schiacciante. E’ il caso di “Lasciati baciare col letkiss” delle Gemelle Kessler, lato B del 45giri del loro celebre successso “La notte è piccola” del 1965. Questo lato B, è quasi inutile sottolinearlo, è musicalmente molto più interessante del lato A: si tratta di una marcetta eccezionale che sembra avere radici sovietiche e procede con un arrangiamento dominato dai fiati rotti duramente dal continuo incedere dai piatti. La musica originale è del compositore finlandese Erik Lindstrom e fa il giro del mondo, in versioni diverse per ogni paese, con il titolo generico di “Let kiss”, nome del ballo a cui è associata, un ballo di coppia che si imparava insieme, uomo e donna, persino nelle trasmissioni tv.

Per la nostra versione, il testo italiano arriva dalla penna di Vito Pallavicini, notissimo paroliere vigevanese, autore, tra i tanti testi, di Azzurro di Paolo Conte/Celentano. Il risultato è un brano quasi funebre, nonostante il testo sia quello di un tipico ballo che oggi diremmo “virale”, di coppia: la marcia che corre, la voce accentata tedesca all’unisono con quel timbro per nulla dolce proprio delle Kessler, rende il pezzo quasi spaventoso.